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2001-2026 Genova Social Forum ReLoad: un mondo migliore è più che mai necessario
Erano le 19 di ieri sera, domenica 19 luglio, quando il corteo nazionale in ricordo dei fatti di Genova di venticinque anni fa ha raggiunto finalmente la meta in Piazza De Farraris. In un tripudio di botti e fuochi d’artificio e slogan gridati al ritmo di Sia-mo-tut-ti-Car-lo-Giu-lia-ni, Sia-mo-tut-ti-Car-lo-Giu-lia-ni, lo striscione con la scritta Nessun Rimorso a caratteri cubitali guadagnava il pieno centro-città e mentre alcuni cercavano un po’ di refrigerio intorno alla fontana, risultava più che mai evidente la copresenza di almeno tre generazioni: quella dei nonni, quella dei padri&madri, e quella dei figli&nipoti. Quelli che in quei giorni del 2001 c’erano o magati no, ma oggi erano comunque qui e ben più numerosi di loro, quelli che allora erano proprio piccoli o neppure nati. Quanti saremo stati? Dicono non più di 10 mila, meno delle aspettative. Sicuramente avrà pesato il caldo e anche i controlli a tappeto su tutti i punti di accesso alla città di Genova: stazioni ferroviarie, caselli autostradali, io stessa insieme a una mia amica arrivate a Genova Principe abbiamo dovuto esibire i documenti, attendere per tot minuti il via libera da chissà quale ‘centrale operativa’… e insomma sì, Genova ieri di nuovo blindatissima, sicuramente in modo meno invasivo e repressivo di venticinque anni fa, ma comunque blindatissima. In compenso c’erano tutte le possibili bandiere: manifestazione colorata, variegata, anche giustamente arrabbiata, organizzata da una vasta rete di movimenti, collettivi, associazioni, spazi sociali, anche grazie alla concomitanza con l’Assemblea No Kings che si è tenuta sabato. E non potevano mancare le testimonianze di Lena Zuhlke e Mark Covell, gli attivisti “internazionali” che subirono il massacro della Diaz 25 anni fa. Il povero Mark anche questa volta non potrà ripartire da Genova con un buon ricordo: causa-caldo è stato colto da un malore ed è stato subito soccorso dal servizio sanitario. I nostri migliori auguri. La manifestazione avrebbe dovuto prendere il via alle 15.30 da Piazza Alimonda, ribattezzata dai collettivi Piazza Carlo Giuliani e invece è stata parecchio ritardata dall’attesa dello “spezzone giovani”, che già dalle 14.30 si era data appuntamento davanti alla scuola Diaz per un’assemblea dal titolo Prima, durante, dopo il G8: quarant’anni di disobbedienza civile nonviolenta promossa da Extintion Rebellion. Lungi dal limitarsi al confronto assembleare, l’appuntamento ha offerto l’occasione per erigere dinnanzi alla scuola una specie di Colonna Infame “a vergogna dei viventi e a monito dei venturi, com’è usanza della città di Genova (…) perché non si possano dimenticare i fatti accaduti nella notte del 21 luglio quando 346 poliziotti in tenuta antisommossa hanno fatto qui una macelleria messicana…” E solo dopo aver completato e debitamente omaggiato l’installazione, solo dopo aver appeso alla cancellata della Diaz un lungo striscione con la scritta Don’t clean up the blood, eccolo in marcia lo “spezzone giovani”, in direzione di Piazza Alimonda: tra i rulli dei tamburi, scandendo lo slogan Noi La Guer Ra Non La Vo Glia Mo! Noi La Guer Ra Non La Vo Glia Mo! qualcuno di loro si è avvicinato al ceppo in ricordo di Carlo Giuliani al centro della Piazza e accanto ai fiori ha deposto anche un estintore. Come quello che lui aveva tra le mani quando è morto. E solo in quel momento, poco dopo le 17, la manifestazione nazionale si è messa in marcia. C’è stato qualche attimo di tensione quando è passata davanti alla sede di Casa Pound e un gruppetto ha eretto un “muro di cartone” proprio davanti all’ingresso della sede dei militanti di estrema destra, con sopra la scritta in pennarello: “Zona denazificata”. Ma non è successo niente e il fiume umano è tranquillamente proseguito per Via Odessa, e poi Via Tolemaide, Piazza delle Americhe, le zone che furono teatro degli scontri venticinque anni fa, prima che tutto precipitasse in tragedia. Non è stato solo una commemorazione, no. Questo era stato già chiaramente detto durante l’Assemblea No Kings di sabato ed è stato ancor più evidente ieri dagli slogan, dagli striscioni, dalla composizione stessa del corteo, dagli interventi durante il percorso e a corteo concluso. Chiarissima la volontà di inaugurare una nuova fase di mobilitazione sui temi dell’opposizione alla guerra, della critica al neoliberismo, del contrasto alla militarizzazione, della solidarietà con la Palestina e della più decisa opposizione al fascismo. “Hanno provato in tutti i modi a screditare e criminalizzare chi nel luglio 2001 scese nelle piazze per rivendicare un nuovo mondo necessario, diverso da quello che allora si stava delineando e che oggi ci sta portando ad una nuova guerra mondiale” leggiamo nel sito del Comitato Promotore di queste giornate.  “La finanza come strumento di coercizione e destabilizzazione. La guerra come strumento per riaffermare il comando e il controllo. (…) Per questi motivi desideriamo che questo giorno sia l’invito ad aderire ad un nuovo percorso di lotta che non ci veda più solo come antagonisti a un sistema ingiusto e sbagliato, ma come protagonisti della costruzione del futuro che vogliamo.” Oggi a partire dalle 14.30 saremo di nuovo tutti e tutte a Piazza Alimonda per l’annuale commemorazione del Comitato Piazza Carlo Giuliani: “Per non dimentiCarlo”. Tra i tanti ospiti ci saranno Maria Elena Delia della Global Sumud Flotilla, Claudia e Silvia Pinelli, l’attivista Lince di Bologna che lo scorso autunno ha perso la vista a causa della violenza delle FFOO, le “Mamme in piazza per la libertà di dissenso” di Torino e i portavoce di tante associazioni genovesi. E ci sarà anche il Sudario di Carnia per la Pace per denunciare il genocidio del popolo palestinese e la strage di bambine e bambini in tanti Paesi del mondo. E tra un intervento e l’altro ci saranno i suoni di vari gruppi musicali che come ogni anno saranno qui: Assalti Frontali, Contratto Sociale Gnu-Folk, Alessio Lega con Guido Baldoni e Rocco Marchi, Marco Rovelli con Paolo Monti, solo per citarne alcuni. La giornata si concluderà alle 20.30 nel Cortile Maggiore di Palazzo Ducale con la proiezione del film Diaz di Daniela Vicari: organizza l’Ordine dei Giornalisti della Liguria e interverrà anche Enrico Zucca, ex pubblico ministero responsabile delle sentenze sui fatti di Bolzaneto e della Diaz. E con domani, martedì, si concluderà un po’ tutto questo ricco programma di iniziative “andando verso il venticinquennale”: * di nuovo alla scuola Diaz Pertini, dalle 17, per il Reading teatrale e presentazione del romanzo Raccontami ogni cosa di Roberto Bertoni; * di nuovo a Palazzo Ducale, Salone del Maggior Consiglio, dalle 20.30 per la presentazione del podcast Il Caso Diaz di Stefano, Nazzi prodotto dalla stessa Fondazione Palazzo Ducale; * per concludere con la fiaccolata che partirà verso le 22 da Piazza Tommaseo, per raggiungere una volta di più la Scuola Diaz, in ricordo di quella notte che ancora oggi Genova non può non ricordare come una ferita aperta, così difficile da rimarginare. Foto di Andrea Mancuso, Marioluca Bariona e Roberto Borri       Daniela Bezzi
July 20, 2026
Pressenza
Genova, 2021-2026: le manifestazioni in diretta su Primocanale
“Sono passati 25 anni – ricorda Dario Vassallo, reporter dell’emittente televisiva genovese che nel luglio del 2001 ha documentato gli eventi in svolgimento nella cittadina senza interruzioni, seguendo in tempo reale gli sviluppi di una delle pagine più drammatiche della storia italiana – Per un’intera settimana, perché partimmo dalla domenica precedente per seguire passo passo tutto l’avvicinamento all’evento, la nostra redazione lavorò senza sosta”. “Prima degli scontri, prima della morte di Carlo Giuliani, prima della scuola Diaz e delle torture nella caserma di Bolzaneto, ci fu il 19 luglio – rammenta oggi Dario Vassallo – Una giornata che in qualche modo segnò l’inizio del G8 di Genova e che trasformò il capoluogo ligure in una città blindata, sospesa tra l’attesa del confronto politico e il timore di un’escalation di violenza”. Quest’anno, nel 25° anniversario, “Da settimane i movimenti del Genova Social Forum preparano manifestazioni contro la globalizzazione economica, accusata di aumentare le disuguaglianze e di sottrarre potere decisionale ai cittadini – spiega Dario Vassallo – A Genova sono arrivate decine di migliaia di persone provenienti da tutta Europa: associazioni, sindacati, gruppi ambientalisti, organizzazioni religiose e collettivi studenteschi”. Nel pomeriggio di oggi, domenica 19 luglio, il primo appuntamento: il corteo per i diritti dei migranti, con don Gallo in testa, quest’anno indetto all’insegna del motto “Nessun rimorso”, attraverserà la città partendo alle 15:30 da piazza Alimonda, dove confluirà la manifestazione degli studenti il cui concentramento è di fronte alla scuola Diaz, e arriverà fino a piazza Ferrari, dove fino al 21 luglio il Palazzo Ducale ospita la rassegna di mostre, forum tematici e iniziative culturali in cui le vicende accadute durante il G8 2001 vengono rammentate focalizzando l’attenzione alle questioni del presente – guerre e riarmo, diritti civili, trasformazioni della democrazia, dissenso, sorveglianza, tecnologie digitali, cambiamento climatico e giustizia sociale – e nel cui ambito ieri si è svolta l’assemblea nazionale No Kings. Domani, lunedì 20 luglio, nel pomeriggio in piazza Alimonda si terrà il presidio “Per non dimentiCarlo”. Martedì 21 luglio alle 9 di sera si svolgerà la fiaccolata da piazza Tommaseo alla scuola Diaz. PRESSENZA pubblicherà i reportage inviati dai corrispondenti, che in questo periodo hanno curato anche resoconti delle iniziative svolte nel programma 2001-2026 Genova ReLoad coordinato dal Genova Social Forum e contemporaneamente anche in altre città italiane. Nell’archivio di Primocanale è raccolta una rassegna di video dedicati al G8 del 2001. Alcuni ‘scatti’ della manifestazione a Genova il 19 luglio 2001   Redazione Italia
July 19, 2026
Pressenza
2001-2026 Genova Social Forum ReLoad: assemblea No Kings a Palazzo Ducale
Compilo queste brevi note mentre al Palazzo Ducale di Genova si è appena conclusa la “restituzione”, dai vari focus tematici pomeridiani e dopo la partecipatissima Assemblea No Kings che si è svolta in mattinata. Ho scritto Palazzo Ducale e intendo dire proprio: dentro. Dentro quella stessa magnifica sala che 25 anni fa accolse gli 8 Grandi del Pianeta – mentre oltre le alte transenne che delimitavano la Zona Rossa, andava in scena una “violazione dei diritti umani di proporzioni mai viste in Europa nella storia più recente”, come la definì Amnesty International. Ben 45 gli interventi che si sono succeduti nella sessione di stamattina che è stata inaugurata dal saluto di Elena Giuliani e che è sforata ben oltre le previste due ore: ci sarà parecchio su cui lavorare nelle prossime settimane, in vista della prossima assemblea che dovrebbe succedere non oltre la prima settimana di ottobre e soprattutto in vista di un importante appuntamento entro la fine dell’anno su scala europea. E naturalmente c’erano tutti coloro che contribuirono a organizzare quei memorabili giorni di Genova venticinque anni fa. Raffaella Bolini e Walter Massa (ARCI), Marco Bersani (Attac), Alfio Nicotra (Rete Italiana Pace e Disarmo), Maurizio Acerbo (Rifondazione Comunista), e tanti altri. Particolarmente applaudito l’intervento di Vittorio Agnoletto che del Genova Social Forum fu portavoce: “Sebbene possiate considerarci anziani, noi di sogni ne abbiamo ancora tanti…”. Da remoto sono intervenuti anche tre giovani donne iraniane, un certo Cam Kennedy da Minneapolis, una giovane attivista dall’Albania e persino Omar Barghouti, figlio di Marwan, detenuto da anni nelle carcere israeliane e per la liberazione del quale si stanno mobilitando in tanti anche in Italia. Hanno preso il microfono anche parecchi giovani, esponenti di varie organizzazioni studentesche, comitati territoriali, movimenti per la casa, in difesa dell’ambiente, contro il riarmo, i decreti sicurezza, la precarizzazione sul fronte del lavoro. Ci è sembrato particolarmente significativo l’intervento di Carlo Mezzalama di Fridays For Future Torino, che vi proponiamo qui di seguito. Lui che nel 2001 non era ancora nato e adesso che ha solo vent’anni ci dice: Prepariamoci insieme a cambiare tutto. Oggi siamo qua come Fridays For Future, come movimento che nasce spontaneamente nel 2018 da migliaia e migliaia di ragazzi e ragazze che hanno visto davanti ai loro occhi un tradimento storico, generazionale, un furto del nostro futuro. In milioni abbiamo manifestato in tutto il mondo contro le politiche fossili di governi e multinazionali e con il tempo abbiamo imparato che non si può affrontare la crisi climatica senza guardare in faccia la crisi sociale che ci attanaglia, la corsa alle armi, l’estrattivismo, la battaglia per liberare i popoli dalle eredità del colonialismo e dalle sue nuove forme. È stato proprio per via di questa nuova consapevolezza, per via delle nostre rivendicazioni sempre più radicali che col tempo anche chi inizialmente ci applaudiva e ci stringeva la mano ci ha voltato le spalle. Hanno capito che quel movimento di giovani non sarebbe rimasto in superficie, ma si sarebbe addentrato nelle radici del problema. Oggi hanno paura, ancora più di prima e la risposta si è fatta ancora più violenta, un decreto sicurezza alla volta. Negli ultimi due anni le compagnie fossili hanno ricominciato ad annunciare nuovi piani di estrazione di petrolio e gas, eliminando ogni riferimento a sostenibilità e decarbonizzazione. Siamo diventati ecoterroristi, ecovandali. Il governo Meloni si è premurato di fare delle leggi ad hoc per fermare le nuove forme di protesta che stavano nascendo. Ma gli ultimi 4 anni sono anche stati quelli in cui in Europa abbiamo perso 200 mila persone a causa delle ondate di calore. Sono numeri comparabili con gli effetti della pandemia da Coronavirus in Italia. Ogni anno che passa l’aria si fa più irrespirabile, i fiumi più vuoti, gli incendi e le tempeste più violente. La crisi climatica ci sta ammazzando, è già arrivata e loro lo sanno: ora ci dicono che dobbiamo abituarci. Ci stanno togliendo tutto, mentre annunciano di voler reintrodurre la leva, mentre parlano di fermo preventivo per i minorenni, ci tolgono anche la possibilità di immaginare una vita dignitosa per noi e per chi verrà dopo. Questo non ci ferma, significa che continueremo a riempire le piazze delle nostre città, come un fiume in piena. Non abbiamo scelta, continueremo a lottare e guardiamo a questo autunno come a un momento che può essere davvero di svolta per tutti e tutte noi. Noi siamo in ascolto, pronti a sostenere il percorso che è nato da questa grandissima aggregazione di persone, organizzazioni e idee che è culminata nella piazza del 28 marzo. Non possiamo immaginare che la banda di criminali corrotti che governa il nostro Paese resti nei gangli del potere per altri 5 anni. La svolta sarà possibile solo se faremo rete, se resteremo uniti camminando negli stessi cortei. Per questo ringraziamo chi ha portato in questa sala tutte queste persone. Prepariamoci insieme a cambiare tutto.     Daniela Bezzi
July 18, 2026
Pressenza