Gianni Milano: in un vinile le poesie visionarie del maestro libertario
“Poeta e pedagogista italiano”, viene etichettato su Wikipedia. E per una volta,
si tratta di una definizione che, a leggerla bene, a dare il valore profondo che
“poeta” e “pedagogista” hanno e meritano, non solo non è riduttiva, ma racconta
perfettamente quello che Gianni Milano è stato.
Nume tutelare dell’underground italiano quando “underground” erano in pochi a
sapere cosa fosse, antimilitarista, nonviolento, vegetariano, libertario,
maestro elementare ammirato, contestato, molto intervistato e alla fine
allontanato per i suoi metodi educativi: la goccia che fa traboccare il vaso del
perbenismo è l’invito fatto ai suoi alunni a dargli del tu, “prodezza
pericolosa” come scrivono alcuni giornali, che gli costa l’allontanamento dalla
scuola (per fortuna non definitivo). Poco gli importa. Continuerà a insegnare
agli sbandati che si ritrovano nei giardini a ridosso del palazzo dei Savoia,
giovani che provengono da ogni parte d’Italia, senza fissa dimora, scansati da
tutti come portassero la peste. Oltre che “il Poeta capellone”, Gianni si
guadagnerà così anche l’appellativo di “Guru dei ragazzi dei giardinetti”, per i
quali invece è “Ginsberg” (con la g dolce, ricorderà lui), ovvero un grande, un
mito.
A portare ulteriori problemi è pure il secondo libro di poesia, Guru, denunciato
perché “contrario alla pubblica decenza”. Amici come Giulio Carlo Argan e
Fernanda Pivano testimoniano in suo favore.
Gianni non smetterà mai di scrivere. I suoi testi appaiono in antologie, riviste
(come Hip, inserto di Ciao 2001), tanti libri. Non crede alla rivoluzione, «Ci
vuole un risveglio delle coscienze» è il suo motto. I compagni di estrema
sinistra non lo amano, gli anarchici lo adottano, e il tempo dimostrerà che
aveva ragione. Quando muore, il 5 febbraio del 2025, non ha ancora compiuto 87
anni ma è ancora attivissimo: continua a scrivere poesie e insieme ai NoTav
lotta contro il megaprogetto del treno ad alta velocità Torino-Lione, lassù in
Val di Susa.
Oggi la Psych-Out Records pubblica un vinile dedicato a Gianni Milano. È un
lavoro complesso, nato dall’incontro di Alessandro Manca e Luigi Bairo, che
avevano già collaborato a distanza per la gestazione del volume L’alfabeto e i
giorni: Avventure tribali alle elementari (in cui Gianni Milano racconta la sua
esperienza di insegnante nell’anno scolastico ’76-’77 alla V elementare di
Cirié). L’occasione è la presentazione del libro, articolata in diversi
microeventi: Bairo che illustra i “pittodrammi” realizzati dai bambini della
scuola di Milano, e poi ricordi, testimonianze, mostra fotografica, esposizione
di documenti, un concerto acustico della Banda Bondioli. In serata, i No Strange
con la loro musica e una performance-provocazione di Roberto Turati che prende
spunto da un’azione di Gianni, quindi la lettura delle sue poesie. A sorpresa, i
No Strange e il sassofonista Enrico Laguzzi regalano alle voci di Bairo e Manca
un tappeto musicale. E allora, l’idea: perché non farne un disco?
La scelta (difficilissima, perché il corpus delle opere di Milano è enorme) cade
su quelle poesie che si inseriscano in un flusso visivo e visionario, dunque
Bairo e Manca optano per testi degli anni ’66 e ’67, e quanto alla musica,
l’intenzione è che non resti soltanto un sottofondo, un accompagnamento, ma si
compenetri col testo, interpretando il detto e suggerendo il non detto.
Con le musiche di Luigi Bairo, che suona anche la chitarra elettrica, il basso
elettrico, il sintetizzatore e le percussioni, e la voce di Alessandro Manca,
che recita le poesie di Gianni Milano, ecco dunque Dichiarazione, dieci pezzi
con titoli che riescono ad essere sia misteriosi sia espliciti (un mago, Gianni
Milano, in questo), come «A cosa serve Hemingway se esiste la sedia elettrica?»,
o «I fondelli di Caino» e «Acid-Prana».
La poesia che dà il titolo al disco è «Dichiarazione»:
Avendo avuto da se stessi il diritto di essere uomini,
Essi furono Uomini
Avendo fatto violenza alla Terra e strappati i suoi occhi,
Essi furono dalla terra annichiliti
Avendo rifiutato l’alleanza tra gli Uomini,
Essi ebbero denti ed unghie per dilaniare
*Avendo dimenticato il Sole e costruite lampade per il Vitello d’oro,
Essi da Moloch furono fusi in soldi
Avendo creato ad immagine e somiglianza dell’Incubo il Potere di dominare i
fratelli,
Essi furono dal Potere dominati
Avendo creato catene per sbarrare il libero flusso della Gioia,
Essi furono dalle catene trascinati alla Noia, all’Omicidio e al Grigio
Avendo dimenticato le foglie e le erbe e le infinite creature che le popolano,
Essi si condannarono a vivere nelle case di mattoni e di vetro
Avendo assassinato nella sua indifesa terra la Libertà,
Essi furono gonfiati dalla Paranoia
Avendo scelto di vivere all’ombra dei grattacieli e degli uffici e delle caserme
e delle scuole,
Essi furono costretti a costruire ospedali manicomi prigioni
Avendo dimenticato il fluire delle praterie e della Vita e della Morte,
Essi divennero mummie di topi intrappolati nelle città
Avendo deciso che il Fratello è oggetto,
Essi dagli oggetti furono invasi ed iniziò l’era delle pattumiere
Avendo deciso che l’Amore è peccato
Essi ebbero orgasmi acidi e multe e carcere per offese al pudore
Avendo deciso che i piedi servono solo a schiacciare acceleratori e freni,
Essi dalle nuove pulci meccaniche furono dissanguati
Avendo visto Noia, Omicidio e Grigio nella loro Vita,
Essi decisero di costruire l’Atomica per una Morte Cosmica più veloce
Avendo fabbricato Decaloghi e Leggi e Guardiani,
Essi divennero Spie di se stessi
Avendo deciso che erano castrati,
Essi si costruirono recinti con filo spinato, volts e cemento
Avendo deciso che la Pace chiedeva Umanità,
Essi dimenticando l’Umanità crearono la Proprietà mettendo brache a quadri al
pianeta
Avendo deciso che l’Asettico è ideale,
Essi dichiararono che il Bianco è il termine di paragone ed al Bianco eressero
forni crematori quali templi di adorazione
Avendo fatto tutto questo,
Essi attesero l’Apocalisse ma risvegliandosi in un mattino solare i Figli della
Terra dissero:
AVENDO AVUTO DA SE STESSI IL DIRITTO AD ESSERE UOMINI,
ESSI FURONO UOMINI.
(Gianni Milano, 1966)
Susanna Schimperna