Sanità: rinuncia alle cure, fuga dei pazienti fuori regione e disparità territoriali
Nel 2025 la spesa sanitaria totale ha raggiunto 190,1 miliardi, pari all’8,4%
del Pil, ma quasi 5,8 milioni di cittadini nel 2024 hanno rinunciato a visite o
accertamenti pur avendone bisogno. La nostra sanità continua a reggere sul piano
generale, ma avanzano vistose crepe nell’accesso alle cure, nella tenuta del
territorio e nell’equità tra Regioni. È quanto emerge dalla recente Audizione di
Nicoletta Pannuzi, Direttrice della Direzione centrale per le statistiche
sociali e il welfare dell’ISTAT alla XII Commissione permanente (Affari sociali)
della Camera dei deputati. La spesa sanitaria sostenuta dal settore pubblico si
attesta a 140,8 miliardi (il 74,1% del totale), quella a carico diretto dalle
famiglie a 42,4 miliardi (22,3% del totale) e quella sostenuta dai regimi di
finanziamento volontari a 7 miliardi; per quest’ultima componente, la quota
maggiore è sostenuta dalle assicurazioni private, 5,3 miliardi, 987 milioni
dalle imprese e i restanti 694 milioni dalle Istituzioni senza scopo di lucro al
servizio delle famiglie. “Nel complesso, ha sottolineato Pannuzi, la spesa
sanitaria nominale pro capite è passata dai 2.637 euro nel 2019 ai 3.225 euro
nel 2025; in quest’ultimo anno la spesa è stata finanziata per 2.388 euro pro
capite dalla Pubblica Amministrazione, per 719 euro direttamente dalle famiglie
e per 118 euro dai regimi di finanziamento volontari”. E’ la rinuncia alle
prestazioni sanitarie a destare maggiore preoccupazione: nel 2024 quasi 5
milioni e 800 mila persone, pari al 9,9% della popolazione, hanno rinunciato,
pur avendone bisogno, ad almeno una visita o un accertamento diagnostico,
fenomeno in crescita rispetto al 2019 (6,4%). E i motivi della rinuncia sono
legati soprattutto alle lunghe file d’attesa o al costo economico delle
prestazioni. Le rinunce sono più frequenti tra le donne: l’11,4% contro l’8,3%
degli uomini, mentre la Regione dove si riscontra la percentuale maggiore è la
Sardegna. E a proposito di rinuncia, in questi giorni un Report della Fondazione
GIMBE ha evidenziato come nel 2024 oltre 7,6 milioni di persone siano restate
fuori dai programmi gratuiti relativi agli screening oncologici, soprattutto nel
Mezzogiorno, in parte perché non ha ricevuto l’invito, molto più spesso perché
non ha aderito. “Adesioni ancora troppo basse e profonde diseguaglianze
territoriali, ha sottolineato Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione
GIMBE, compromettono l’efficacia dello strumento più idoneo per individuare
precocemente tumori e lesioni precancerose. Il bilancio è pesantissimo: oltre
50.300 casi non intercettati dai programmi organizzati di screening”:
https://press.gimbe.org/press/comunicato.it-IT.html?id=498.
Un altro aspetto critico riguarda la mobilità, i ricoveri ospedalieri fuori
dalla Regione di residenza: nel 2024 la mobilità ospedaliera extra-regione ha
riguardato l’8,6% dei ricoveri di pazienti residenti, una quota stabile rispetto
al 2023, con Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna che hanno costituito dei veri e
propri poli di attrazione della mobilità in uscita soprattutto da Calabria,
Campania, Puglia e Sicilia. “Si osserva nel tempo, puntualizza Pannuzi, un
aumento della variabilità regionale della percentuale di ricoveri ordinari acuti
effettuati fuori della propria regione di residenza. Tale aumento deriva da un
ampliamento dei divari tra i valori molto bassi nelle suddette regioni di
attrazione, ossia Lombardia (5,3% nel 2024), Veneto (6,5%) ed Emilia-Romagna
(5,7%), e percentuali elevate sia nelle regioni di minore dimensione come Molise
(32,8%), Basilicata (28,6%), Valle d’Aosta (19,6%) e Provincia autonoma di
Trento (15,2%), sia in regioni del Sud quali Abruzzo (16,2%), Campania (9,6%),
Puglia (9,3%) e, soprattutto, Calabria (22,8%)”. In uno specifico focus la
Direttrice della Direzione centrale per le statistiche sociali e il welfare
dell’ISTAT si occupa dell’accessibilità alle strutture ospedaliere di
emergenza-urgenza nei Comuni capoluogo delle Città metropolitane, facendo
emergere marcate disuguaglianze tra comuni. A Milano, Torino, Catania e Cagliari
si osservano le quote più elevate di popolazione residente in grado di
raggiungere il Pronto Soccorso o DEA (Dipartimento di Emergenza e Accettazione)
entro la soglia degli otto minuti. Seguono Bari e Napoli, città in cui oltre la
metà della popolazione (rispettivamente il 52,0% e il 50,9%) vive in contesti
caratterizzati da una buona accessibilità alle strutture sanitarie con
prestazioni emergenziali. E le disparità territoriali che attraversano la nostra
sanità sono confermate anche dal recente ultimo Monitoraggio dei LEA: sono il
Veneto, l’Emilia-Romagna e la Toscana a registrare le migliori performance
complessive nell’erogazione dei Livelli essenziali di assistenza nel 2024,
mentre Calabria, Molise e Sicilia, si posizionano in fondo alla classifica, con
particolari criticità nell’assistenza territoriale (in Calabria) e nella
prevenzione (in Sicilia):
https://www.salute.gov.it/new/it/news-e-media/notizie/livelli-essenziali-di-assistenza-sintesi-dei-risultati-del-nuovo-sistema-di-0/.
Con un altro focus, Pannuzi si occupa degli stili di vita, dell’abitudine al
fumo, del consumo di alcol, della sedentarietà e dell’obesità, quali importanti
fattori di rischio per la salute delle persone. Nel 2025 si registrano quasi 10
milioni di fumatori, pari al 19,2% delle persone di 14 anni e più (22,9% tra gli
uomini e 15,6% tra le donne). L’abitudine al fumo è più diffusa tra le persone
con al massimo la licenza elementare, le quali sperimentano un rischio relativo
di essere fumatori 1,7 volte più elevato rispetto a quelle laureate. L’8,4%
della popolazione fa, inoltre, un consumo eccedentario di alcol (11,6% tra gli
uomini e 5,4% tra le donne). La percentuale di persone che consumano più di sei
Unità Alcoliche in un’unica occasione (binge drinking) si attesta all’8,4%
(12,4% tra gli uomini e 4,7% tra le donne). Nel complesso il 15,4% dei residenti
sperimenta un consumo di alcol a rischio (21,8% tra gli uomini e 9,3% tra le
donne). Le regioni in cui si riscontrano consumi elevati, sia abitualmente sia
occasionalmente, sono le province autonome di Bolzano e Trento e la Valle
d’Aosta, mentre la Sicilia e la Sardegna sono quelle in cui i consumi elevati
interessano una quota minore di popolazione. Nella popolazione di 25 anni e più
il consumo di alcol a rischio, in contro tendenza rispetto agli altri
comportamenti a rischio, è più frequente tra coloro che hanno un titolo di
studio elevato (laurea): il rischio relativo è 1,2 volte più alto rispetto alle
persone con titolo di studio basso (non superiore alla licenza elementare). La
sedentarietà interessa, invece, il 31,7% della popolazione di 25 anni e più
(28,1% tra gli uomini e 35,1% tra le donne), mentre sono oltre 5,7 milioni le
persone obese (dato 2025). Il fenomeno interessa maggiormente le regioni del
Mezzogiorno e in Puglia riguarda il 13,7% dei residenti. La prevalenza più
elevata si osserva tra le persone con titolo di studio basso (rischio relativo
2,3 volte più elevato rispetto a coloro che hanno conseguito un titolo di studio
elevato).
Qui il testo dell’Audizione di Nicoletta Pannuzi:
https://www.istat.it/wp-content/uploads/2026/07/Istat-Audizione-Commissione-Affari-Sociali_07-luglio-2026.pdf.
Giovanni Caprio