Perù: Quando una legge sull’accessibilità finisce per creare nuove barriere
L’approvazione di una norma volta a rafforzare l’accesso alle informazioni da
parte delle persone sorde dovrebbe essere una buona notizia. Tuttavia, la
recente Legge n. 32724, che modifica la Legge n. 29973, Legge generale sulle
persone con disabilità, ha aperto un importante dibattito su come vengono
elaborate le politiche pubbliche in materia di accessibilità.
La norma stabilisce che i servizi di interpretariato nella lingua dei segni
peruviana debbano essere forniti da interpreti certificati o accreditati. In
linea di principio, promuovere standard di qualità è un obiettivo legittimo. Il
problema sorge quando tale requisito viene approvato senza che lo Stato stesso
abbia implementato un sistema nazionale di formazione, certificazione,
accreditamento e registrazione che consenta ai professionisti di soddisfare tale
requisito.
In altre parole, viene richiesta una condizione che lo Stato non ha ancora reso
possibile.
A ciò si aggiunge il fatto che il progetto è stato approvato senza un ampio
processo di consultazione tecnica con le organizzazioni delle persone sorde, le
associazioni di interpreti, gli specialisti in accessibilità comunicativa e
altri attori direttamente coinvolti. In materia di disabilità, il principio di
partecipazione non è un aspetto facoltativo; è un diritto riconosciuto dalla
Convenzione sui diritti delle persone con disabilità e un elemento essenziale
per elaborare norme efficaci.
Le osservazioni presentate dalle organizzazioni specializzate segnalano inoltre
altri aspetti che meritano di essere rivisti: se il requisito della
certificazione venisse applicato senza misure transitorie né un sistema
nazionale operativo, molti interpreti che attualmente garantiscono l’accesso
alle informazioni nei telegiornali, nei messaggi ufficiali, nelle emergenze e in
altri contesti potrebbero trovarsi impossibilitati a svolgere il proprio lavoro,
non per mancanza di competenze, ma perché lo Stato stesso non ha ancora
sviluppato il meccanismo per accreditare tali competenze.
* Le dimensioni minime dello spazio destinato all’interprete potrebbero
rivelarsi insufficienti a garantire un’adeguata comprensione della lingua dei
segni, non tenendo conto di elementi essenziali quali le espressioni
facciali, i movimenti corporei e altre componenti linguistiche.
* La proposta tratta l’interpretazione come una risorsa visiva, quando in
realtà costituisce un servizio linguistico professionale che richiede
standard tecnici completi in materia di risoluzione, illuminazione,
contrasto, posizionamento, sincronizzazione e qualità di trasmissione.
* La norma continua a utilizzare esclusivamente il termine «persone con
disabilità uditiva», senza riconoscere espressamente la comunità sorda che
utilizza la lingua dei segni da un punto di vista linguistico e culturale.
* Il termine previsto per l’adeguamento del regolamento risulta limitato per
sviluppare un processo tecnico, partecipativo e con consultazione pubblica.
Le politiche di inclusione non possono trasformarsi in nuove barriere di
esclusione.
Garantire la qualità dei servizi di interpretazione è indispensabile, ma ciò
deve essere accompagnato da una politica pubblica completa che rafforzi la
formazione professionale, stabilisca standard condivisi e costruisca un sistema
di certificazione sostenibile, decentralizzato e accessibile.
L’accessibilità non si ottiene solo approvando leggi. Si costruisce dialogando
con chi vive la disabilità, ascoltando gli specialisti e elaborando norme che
siano tecnicamente solide, giuridicamente valide e, soprattutto, efficaci nel
garantire i diritti.
Perché una legge veramente inclusiva non è quella che impone requisiti
impossibili da soddisfare, ma quella che elimina le barriere e amplia le
opportunità affinché nessuno rimanga escluso.
Mónica Honores Incio, specialista in politiche pubbliche inclusive
Redacción Perú