Susan Choi / Famiglie e diaspora coreana
Flashlight, l’ultimo romanzo di Susan Choi, si apre con un evento drammatico e
misterioso, la scomparsa di un uomo, un professore. Una sera, durante una
passeggiata con Louisa – la figlia di dieci anni –, l’uomo svanisce nel nulla.
La bambina viene ritrovata sulla spiaggia, in stato di ipotermia, ma non ricorda
con precisione ciò che è accaduto. Da questo episodio prende forma un ampio
affresco familiare e storico che attraversa generazioni e continenti,
intrecciando identità e memoria, il cui aspetto più interessante è dato dal
racconto dei numerosi rapimenti (e il relativo impatto sulle vite delle persone
coinvolte) di cittadini sudcoreani da parte della Corea del Nord, una pagina
poco conosciuta della storia dell’Asia orientale. Attraverso questa vicenda, la
scrittrice – nata negli Stati Uniti da padre coreano e madre ebrea americana –
esplora anche i complessi rapporti tra Corea del Sud, Giappone e Corea del Nord.
Alla nascita, l’uomo scomparso si chiama Seok Kang, figlio di immigrati coreani
in Giappone, ma nel corso della sua vita assumerà diverse identità: Hiroshi in
Giappone, per sottrarsi alle discriminazioni riservate ai coreani, e in seguito
Serk negli Stati Uniti, dove incontrerà Anne, la donna che diventerà sua moglie
e madre di Louisa, ma già madre di Tobias, nato da una precedente relazione e
dato in adozione al padre biologico e alla sua compagna. La variegata narrazione
alterna i diversi punti di vista dei vari protagonisti della vicenda, procedendo
con continui sfasamenti temporali.
Conosciamo quindi Anne, segnata da una giovinezza inquieta e dalla sclerosi
multipla inizialmente scambiata per una depressione, causata dal rifiuto al
trasferimento dall’America al Giappone; Tobias, sopravvissuto a un tumore
cerebrale e divenuto una specie di vagabondo contraddistinto da uno spiccato
altruismo e una profonda spiritualità; Louisa, il cui rapporto conflittuale con
la madre e il fratellastro costituisce uno dei nuclei emotivi del romanzo;
infine Serk, segnato dalle tensioni storiche e politiche tra i Paesi in cui si
trova a vivere. Attorno a loro ruota una serie di personaggi secondari –
descritti con una buona profondità psicologica e credibilità – che amplia la
prospettiva storica e sociale, con particolare attenzione al destino dei
familiari di Serk trasferitisi volontariamente nella Corea del Nord nella
speranza di sfuggire alle discriminazioni subite in Giappone.
Centrale è il tema del lutto e della perdita; la scomparsa di Serk permea
l’intero romanzo, evidenziando come un evento poco affrontato e poco condiviso
continui a influenzare una famiglia per tutta la vita. Si ragiona anche sulla
memoria e i suoi limiti. Uno dei temi più importanti è l’inaffidabilità del
ricordo; Louisa cerca più volte di ricostruire la notte in cui sparì suo padre,
ma la memoria è frammentaria, selettiva e influenzata dalle emozioni. Il
passato, pare dire Susan Choi, non è mai completamente recuperabile. Altro
aspetto che la scrittrice analizza in più parti del romanzo è l’identità e il
senso di appartenenza. La vicenda di Serk, coreano cresciuto in Giappone e poi
emigrato negli Stati Uniti, pone interrogativi su cosa significhi essere parte
di una comunità o di una famiglia, quando la propria identità è costantemente
ridefinita dagli eventi storici e dalle migrazioni.
Infine, il romanzo esplora anche la complessità delle relazioni familiari e
l’effetto del silenzio e dei segreti, delle omissioni, per cui quello che non
viene detto può avere un peso pari, se non maggiore, a ciò che viene raccontato.
Flashlight – Finalista al Booker Prize 2025 e candidato al National Book Award,
è un romanzo impegnativo, un’opera intensa e stratificata, capace di raccontare
come le grandi vicende storiche si riflettono nelle esistenze individuali e nei
legami familiari e invita il lettore a riflettere sul modo in cui il passato
continua a modellare il presente.
L'articolo Susan Choi / Famiglie e diaspora coreana proviene da Pulp Magazine.