Aggiornamento sullo sciopero della fame a oltranza del difensore dei diritti umani saharawi e prigioniero politico Naâma Asfari
Ricorre il 32° giorno dello sciopero della fame a oltranza intrapreso dal
difensore dei diritti umani saharawi e prigioniero politico Naâma Asfari,
detenuto nel carcere di Kenitra (Marocco).
Nonostante il progressivo aggravarsi delle sue condizioni di salute, le autorità
marocchine non hanno ancora avviato alcun dialogo sulle legittime richieste che
hanno spinto Naâma Asfari a intraprendere quella che lui stesso ha definito “La
Battaglia per la Dignità”.
Secondo quanto riferito dalla sua famiglia, Asfari ha perso nove chilogrammi
dall’inizio dello sciopero, ma resta fermamente determinato a proseguirlo fino a
quando le sue richieste non saranno soddisfatte.
La principale delle sue rivendicazioni è che il Marocco dia piena attuazione
alle decisioni e alle raccomandazioni del Comitato delle Nazioni Unite contro la
Tortura (CAT) relative ai prigionieri del gruppo di Gdeim Izik, nonché al Parere
del Gruppo di Lavoro delle Nazioni Unite sulla Detenzione Arbitraria (WGAD).
Chiede inoltre di essere trasferito, insieme agli altri detenuti politici
saharawi interessati, in istituti penitenziari situati nel Sahara Occidentale,
affinché possano essere più vicini alle proprie famiglie.
Il Comitato delle Nazioni Unite contro la Tortura ha adottato numerose decisioni
individuali riguardanti membri del gruppo di Gdeim Izik, accertando violazioni
della Convenzione contro la Tortura. In tali decisioni il Comitato ha concluso
che le condanne si fondavano su confessioni estorte mediante tortura o
coercizione, successivamente utilizzate come prove, senza che le autorità
marocchine avessero svolto indagini indipendenti ed efficaci sulle denunce di
tortura presentate dai detenuti. Per questo motivo, il Comitato ha chiesto al
Marocco di annullare le condanne, archiviare le accuse, liberare i detenuti e
garantire loro un pieno risarcimento e adeguate riparazioni.
Le decisioni del Comitato riguardano i seguenti detenuti:
* Naâma Asfari (Comunicazione n. 606/2014)
* Sidi Abdallah Abbahah (Comunicazione n. 871/2018)
* Abdeljalil Laaroussi (Comunicazione n. 891/2018)
* Mohamed Bourial (Comunicazione n. 923/2019)
* Mohamed Bani (Comunicazione n. 999/2020)
* Hassan Dah (Comunicazione n. 1135/2022)
* Mohamed Lamine Haddi (Comunicazione n. 1136/2022)
* Ahmed Sbai (Comunicazione n. 1156/2022)
* Sidi Ahmed Lemjayed (Comunicazione n. 1166/2023)
Inoltre, il Gruppo di Lavoro delle Nazioni Unite sulla Detenzione Arbitraria,
con il Parere n. 23/2023 (WGAD), ha stabilito che la detenzione dei prigionieri
di Gdeim Izik costituisce una detenzione arbitraria ai sensi del diritto
internazionale e ha chiesto la loro immediata liberazione, nonché il
riconoscimento di un adeguato risarcimento e di altre forme di riparazione, in
conformità agli obblighi internazionali in materia di diritti umani.
Mentre Naâma Asfari entra nel secondo mese di sciopero della fame, il
persistente silenzio delle autorità marocchine desta crescente preoccupazione
per il rapido deterioramento delle sue condizioni di salute e rende ancora più
urgente un intervento della comunità internazionale e delle Nazioni Unite
affinché le proprie decisioni vengano finalmente attuate e siano garantiti i
suoi diritti fondamentali.
Campagna ORALIBERI RETE SAHARAWI ITALIA
Redazione Italia