LAVORO: CONDANNATO PER OMICIDIO VOLONTARIO IL DATORE DI LAVORO DI SATNAM SINGH
La Corte d’Assise del Tribunale di Latina ha condannato Antonello Lovato per la
morte di Satnam Singh, il bracciante trentunenne a cui, nell’estate del 2024, un
macchinario agricolo amputò un arto mentre veniva sfruttato nelle campagne
dell’Agro Pontino. Lovato, datore di lavoro e caporale di Singh, lo scaricò
morente davanti a casa, con il braccio amputato riposto in una cassetta per la
frutta, senza allertare i soccorsi.
La sentenza di primo grado è arrivata nella prima serata di mercoledì 8 luglio:
16 anni per omicidio volontario con dolo eventuale. La procura di Latina aveva
chiesto 22 anni, ma sono state riconosciute a Lovato le attenuanti generiche.
Tuttavia, per Stefano Galieni, responsabile nazionale immigrazione di
Rifondazione Comunista – Sinistra Europea, “questa sentenza è un segnale
positivo, ma non basta.”
“Occorre uno scatto d’orgoglio perché forze politiche di opposizione, società
civile, sindacati, impongano il rispetto dei diritti e della dignità di chi
lavora. – si legge nel comunicato rilasciato oggi, giovedì 9 luglio, da Galieni
e Angelo Leo, responsabile nazionale agricoltura per il partito – Quella è la
sicurezza per cui bisogna trovare le giuste risposte. Non accade solo nei campi
dove è stato ucciso Satman, ma in tutto il Paese, dove lo sfruttamento si
realizza, spesso nella complice indifferenza di chi, da quelle braccia, trae
profitto. Già in questi primi giorni d’estate, lavoratori sono stati uccisi non
dal caldo ma da chi può pretendere tutto dalla loro vita. Monitorare i territori
e aprire vertenze è il modo migliore per onorare la memoria di Satnam e di
quelli come lui”.
Sulle nostre frequenze, l’analisi e le riflessioni di Stefano Galieni,
responsabile nazionale immigrazione di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea
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