Re Imagine Peace: Il futuro è pace
Continuiamo la pubblicazione di schede informative sulle persone che
partecipano a Re-Imagine Peace di cui siamo media partner. Crediamo che la
conoscenza del programma e delle persone che vi parteciperanno sia la migliore
informazione che possiamo dare.
Sabato 11 luglio, h 15,30, Teatro Nazionale
Maoz Inon e Aziz Abu Sarah, The Future is Peace
Ci saranno anche Maoz Inon e Aziz Abu Sarah tra gli ospiti dell’evento
Re-Imagine Peace il prossimo week end a Firenze. Benché impegnatissimi negli
ultimi mesi nella tournée di lancio del loro libro The Future Is Peace, la loro
testimonianza non poteva mancare in questo evento che al di là dei momenti
musicali è stato concepito per far conoscere al pubblico italiano alcune delle
situazioni che con più impegno si stanno muovendo tra Israele e Palestina, in
una prospettiva di riconciliazione. Perché la Pace, come entrambi amano
ricordare ogni volta che possono, “non può essere solo una parola, ma una cosa
che si fa, che si costruisce giorno dopo giorno.”
In una situazione che più disperante non si potrebbe immaginare, con il
terrorismo dei coloni che ormai dilaga in Cisgiordania, i sondaggi che
nonostante tutto confermano la popolarità di Netanyahu, Maoz e Aziz sono
continuamente in movimento per raggiungere i pubblici più diversi. E anche
l’altra sera eccoli protagonisti di un partecipato webinar su Zoom, testimonial
di quel sorprendente campo di pace tra Israele e Palestina, che ormai può
proprio definirsi una coalizione, con decine di organizzazioni che il 30 aprile
scorso si sono date convegno per l’ennesimo (perché era il terzo della serie)
Summit di Pace a Tel Aviv: in migliaia a confrontarsi nel concreto delle
possibili soluzioni sul terreno, accomunati dallo slogan It’s Time, Il Momento è
Ora! (ne abbiamo riferito anche su Pressenza qui e qui).
Entrambi imprenditori nell’ambito del cosiddetto ‘turismo di pace’, l’israeliano
Maoz e il palestinese Aziz non si erano mai veramente incontrati fino ai tragici
eventi del 7 ottobre, quando i genitori di Maoz vennero trovati carbonizzati
nella casa in cui lui stesso era cresciuto all’interno del Kibbutz Netiv
HaHasara, a poca distanza dall’alto muro di separazione con Gaza. E pochi giorni
dopo, ecco il messaggio di condoglianze di Aziz Abu Sarah: “So cosa provi, ci
sono passato…”
Per Aziz l’esperienza del lutto inconsolabile era stata la perdita di un
fratello amatissimo, Tayseer, negli anni della prima intifada. Aveva nove anni
quando si trovò ad assistere alla cattura: di notte, dentro casa, come per
chissà quante altre case, trascinato via dai soldati dell’IDF per aver lanciato
qualche sasso. La detenzione durò poco più di un anno, che però gli costò la
vita. Poche dopo essere stato liberato fu necessario il ricovero d’urgenza in
ospedale, per le lesioni interne provocate dalle torture.
“Tayseer era il mio punto di riferimento. Non potrò mai dimenticare il momento
in cui venne portato via, la rabbia che provai nel vederlo tornare così
rovinato, l’abisso in cui sprofondai quando morì, il desiderio di vendetta che
continuai a covare per anni” ricorda Aziz. Fino a che non decise di imparare la
lingua del nemico. “In quella scuola piena di poveri immigrati, approdati in
Israele non certo per scelta, io ero l’unico palestinese e il vero miracolo fu
l’insegnante: un’israeliana dotata di grande empatia, che percepì la mia rabbia
e mi permise di esprimerla, nel più totale rispetto.” Esperienza inimmaginabile
per il giovane Aziz, che degli israeliani aveva conosciuto solo la violenza
delle divise e gli abusi dei check point.”
Fu grazie a quel primo incontro con l’altra parte che Aziz decise di unirsi ai
Parents Circle Families Forum e alla loro pratica di reciproco riconoscimento
nel lutto: “La possibilità di percepirsi come esseri umani e non per forza
nemici, con la voce che ti si incrina mentre racconti la tua storia e la
commozione che ti assale mentre ascolti la storia di chi ti sta accanto, tutti
in cerchio. Una storia importante quella dei PCFF per migliaia di famiglie come
la mia, e che è stata fondamentale per me: è grazie a loro se sono quello che
sono adesso.”
Fu grazie a quel semplice messaggio di condoglianze di Aziz verso Maoz che i due
decisero di incontrarsi. Aziz era rimasto colpito dalle parole che Maoz aveva
pronunciato in una delle interviste televisive rilasciate in quei drammatici
giorni, quando tra le lacrime aveva descritto il dolore in cui si trovava non
solo per la perdita dei genitori, ma “al pensiero della punizione collettiva che
sta per scatenarsi sull’intera striscia di Gaza. Non oso immaginare in quanti
periranno, vittime innocenti…” Parole che esprimevano un’esigenza di radicale
liberazione: dalla gabbia del risentimento e verso qualcosa ben oltre la
vendetta come unica risposta all’aggressione.
Nel giro di poche settimane il loro incontro era già diventato un progetto: con
precise scadenze, obiettivi da raggiungere. E la chiarezza circa il fatto che
niente si può fare da soli, semmai insieme al maggior numero di altre realtà,
magari non sempre d’accordo, ma in convergenza: “L’importanza di muoverci in
coalizione, di questo siamo stati consapevoli fin dal principio. Non importa
quanto possa essere impegnativo l’investimento organizzativo, relazionale, di
comunicazione, questa chiarezza continua a guidarci in ogni cosa che facciamo”.
Il primo step in questo percorso è stata la partecipazione ai Ted Talks di
Vancouver nell’aprile 2024: confronto calibrato nei minimi particolari e infatti
applauditissimo. Un mese dopo eccoli all’Arena di Pace di Verona, la loro
fratellanza benedetta da Papa Francesco, con Alex Zanotelli a far da testimone e
tutti e quattro uniti nell’abbraccio che venne ripreso dalle telecamere di tutto
il mondo.
Ma l’evento davvero significativo per il loro progetto, fu il 1° luglio dello
stesso anno, con il primo Summit di Pace a Tel Aviv: 50 diverse organizzazioni e
relative istanze che per un’intera giornata si avvicendarono sul palco del
Menorah Stadium. E a coronare quel primo anno di attivismo, eccoli a guidare una
settimana di trekking in Cisgiordania: un’occasione unica per molti giovani (e
meno giovani) israeliani che non avrebbero mai osato avventurarsi da soli.
I risultati si vedranno al Peace Summit dell’anno successivo, 8/9 maggio 2025, a
Gerusalemme: una due giorni che invade la città di eventi, seminari, laboratori,
momenti musical/teatrali e che nella plenaria del secondo giorno, cui
partecipano i delegati di 60 diverse organizzazioni, affronta non poche
questioni complicate. Per esempio l’annoso dibattito circa la soluzione “a due
Stati” rispetto a un’ipotesi di confederazione, di “Land for All” (Terra per
Tutti) che non potrà ignorare l’illegittimità degli insediamenti in
Cisgiordania, in termini di reale giustizia, diritti, opportunità, indennità per
i crimini subiti, penalità per i perpetratori. Dibattito che il recente
conflitto con l’Iran ha reso secondario, ma che anche quest’anno è stato il tema
dell’ennesimo Peace Summit del 30 aprile scorso, di nuovo in migliaia a riempire
gli spalti dell’Expo Center, con incontri, dibattiti, focus tematici sui più
diversi temi e il Patriarca di Gerusalemme Monsignor Pizzaballa che
all’improvviso si aggira tra gli stands.
The Future is Peace, Il Futuro è Pace sarà il tema oltre che il libro che Aziz
Abu Sarah e Maoz Inon verranno a promuovere una volta di più per il pubblico di
Re-Imagine Peace. Un libro in forma di viaggio, mappatura di luoghi del cuore,
condivisione di storie, momenti, narrazioni, che il New York Times ha elencato
tra i più interessanti titoli in uscita quest’anno, e che per i due co-autori è
molto di più: un progetto, anzi un modello di fratellanza in azione, che si
riverbera ben oltre il perimetro del loro vissuto.
Aziz Abu Sarah e Maoz Inon saranno protagonisti dell’evento The Future is Peace,
sabato 11 luglio al Teatro Nazionale alle 15,30. Concluderà l’incontro la
musicista Neta Weinar.
Redazione Italia