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Sabra e Shatila: un massacro impunito. La denuncia di un genocidio che continua ancora oggi
Tra il 16 e il 18 settembre 1982, nei campi profughi di Sabra e Shatila a Beirut, migliaia di palestinesi furono massacrati da milizie falangiste, sotto gli occhi – e con la complicità – dell’esercito israeliano che controllava la zona. Tra le 3.000 e le 4.000 vittime. Nel 1983 la Commissione Kahan accertò la “responsabilità personale” dell’allora ministro della Difesa israeliano Ariel Sharon. Quarantaquattro anni dopo, quel massacro resta impunito. E oggi, davanti al genocidio del popolo palestinese, non possiamo limitarci a ricordare: dobbiamo denunciare. Parco di Monte Claro, Cagliari Venerdì 18 settembre 2026 — ore 18:00 Ai piedi dell’ulivo piantato anni fa per ricordare e continuare a chiedere giustizia La lastra che ricordava le vittime è stata distrutta da vandali, per cancellarne anche la memoria. Ma noi non dimentichiamo: sappiamo chi furono i colpevoli di allora, così come conosciamo bene chi sta compiendo il genocidio di oggi e chi lo copre. Chiediamo giustizia per il passato e per il presente, contro chi persegue lo stesso obiettivo: cancellare un popolo. Targa vandalizzata (Foto Sardegna Palestina) Vi aspettiamo il 18 settembre ore 18.00, ingresso principale Associazione Amicizia Sardegna Palestina #SabraEShatila #Palestina #NonDimentichiamo #Cagliari #FreePalestine Redazione Sardigna
September 15, 2026
Pressenza
Cagliari, nel Parco di Monte Claro vandalizzata la targa che ricorda le vittime del massacro di Sabra e Shatila
Cagliari: la memoria vandalizzata, un’intimidazione in piazza, un contesto che non possiamo ignorare. Nei giorni scorsi, al Parco di Monte Claro, è stata trovata gravemente danneggiata la targa che ricorda le vittime dell’eccidio di Sabra e Shatila: circa 3000 persone, in gran parte donne, anziani e bambini, uccise a Beirut nel 1982 con la complicità, ammessa dalla stessa Israele, del suo esercito allora occupante. Il danneggiamento è stato denunciato alle autorità. Negli stessi giorni, in Piazza del Carmine, una coppia con una bandiera palestinese è stata avvicinata da due persone che si sono dichiarate israeliane. Con fare aggressivo, a distanza ravvicinata, hanno intimato loro di togliere la bandiera gridando “terroristi di Hamas go home”, fino a mimare un gesto di sputo. Solo dopo l’intervento di altri passanti si sono allontanate. Questi episodi si inseriscono in un contesto più ampio: l’arrivo a Cagliari-Elmas di voli diretti da Tel Aviv, con a bordo – secondo quanto riportato da più testate e denunciato dalle associazioni del territorio – gruppi legati a riservisti dell’esercito israeliano, ospitati in resort dell’isola sotto scorta delle forze dell’ordine italiane. Leggiamo questi fatti come espressioni di una stessa logica: negare i diritti dei palestinesi e voler imporre, anche con la forza, la propria pretesa superiorità anche nella nostra città. È il sionismo: il progetto politico suprematista che ha fondato lo Stato di Israele, espressione del colonialismo di insediamento europeo. Attivisti manifestano all’aeroporto di Cagliari-Elmas (foto di “Potere al popolo!” – Cagliari) Non stiamo dicendo che chi arriva su quei voli sia sospettabile per il solo fatto di provenire da Israele. Chiediamo però alle autorità italiane competenti di fare ciò che è previsto dal diritto internazionale oltre che dal buon senso: verificare, tra chi entra nel Paese, l’eventuale presenza di persone raggiunte da mandati di arresto o con accertate responsabilità per crimini di guerra o contro l’umanità, così come richiesto dalla Corte Penale Internazionale. Una città che accoglie non può chiudere gli occhi: né davanti a chi vorrebbe cancellare la memoria di un massacro, né davanti a chi pensa di poter dare ordini anche qui, né davanti alla logica che rende questi fatti possibili. Continueremo a ricordare Sabra e Shatila, a stare nelle piazze, a portare quella bandier Redazione Cagliari
July 9, 2026
Pressenza