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L’Albania non è in vendita: il racconto di Julie, attivista della Rivoluzione dei fenicotteri
L’Albania sta vivendo un momento di grande agitazione sociale. Più di un mese di manifestazioni quotidiane stanno mettendo in luce una situazione difficile: iniziate per la difesa dell’area protetta di Zvernec, il parco naturale Pishë Poro-Narta, zona di nidificazione del Fenicottero rosa adottato come simbolo di queste manifestazioni, sono diventate una rivendicazione per una politica più giusta, per una difesa della propria cultura e della propria storia. Ho sentito telefonicamente Julie Lela, giovane albanese della diaspora e piemontese di adozione. Mi ha raccontato di una popolazione giunta al limite della sopportazione. A innescare le proteste a fine maggio fu la violenza usata da guardie private contro i manifestanti sulla spiaggia di Dalan unico accesso per l’area protetta di Pishe Porto- Narta, una zona costiera che ospita siti di nidificazione delle tartarughe marine, ma anche foche e fenicotteri. Julie Lela durante una manifestazione a Tirana Gli investitori di questo progetto sono niente di meno che Ivanka Trump, figlia del presidente degli Stati Uniti insieme al marito Jared Kushner. Peccato che il progetto sia enorme, 10 mila posti, che per permetterne la realizzazione si siano dovute allentare le maglie della legge costituzionale sulle aree protette: gli emendamenti votati nel 2024 consentono lo sviluppo di infrastrutture turistiche su larga scala all’interno di questi territori e indeboliscono i meccanismi di tutela ambientale. La presentazione del progetto avvenne già nel 2024, suscitando forti reazioni. Adesso sono riprese anche perché, alla fine di maggio, sono comparse recinzioni di filo spinato ed escavatori sulle spiagge vicine. Alcuni eurodeputati – che hanno poi anche partecipato alle manifestazioni – hanno effettuato un sopralluogo a Zvërnec, all’interno della laguna Pishë Poro-Narta, a fine giugno, rilevando l’esistenza di evidenti danni all’ambiente in palese violazione delle direttive UE Uccelli e Habitat. La vicenda politica legata alle autorizzazioni necessarie ha però scoperto il vaso di Pandora. Intanto è stato necessario indebolire la legge per la protezione delle aree protette. Inoltre una serie d’indagini effettuate dalla SPAK, la procura anticorruzione albanese creata nel 2019 con il sostegno dell’Unione Europea come sostegno nel processo di adesione dell’Albania all’UE, hanno scoperto che anche in questo caso la corruzione, uno dei problemi più pesanti del paese e motivo per cui la Spak è stata creata, è stata il modus operandi di tutta la situazione. Se all’aspetto naturalistico e alla corruzione aggiungiamo che il progetto arriva da ricchi e facoltosi stranieri a favore di altri ricchi e facoltosi stranieri si può capire perché la Rivoluzione dei Fenicotteri sta andando avanti da più di un mese unendo giovani e anziani, uomini e donne, arrivando ad allestire punti di babysitteraggio per le famiglie che vogliono partecipare. Dopo il racconto Julie sintetizza le rivendicazioni del movimento: * In primo luogo le dimissioni di Edi Rama, il Primo Ministro, che così potrebbe essere processato per vari capi d’imputazione al momento pendenti visto che gode di immunità parlamentare. Rama è accusato di giostrare un sistema clientelare e corrotto presente in ogni settore della vita politica ed economica del paese. Dimissioni contestuali di tutto il Parlamento * Creazione di un governo tecnico di transizione, con il controllo e supporto dell’UE che possa: annullare la la legge 21/2024 “Investimenti Strategici” e quella 20/2025 “Pacchetto Montagne”, rivedere la legge sul finanziamento ai partiti, la revisione del codice elettorale con procedure di controllo anti corruzione per chiunque si candidi. In ultimo, ma non per importanza si richiede di limitare a due i mandati del Primo Ministro. Attualmente Rama è al suo quarto incarico. * Difesa dell’Albania, del suo territorio e della sua cultura, svenduti da Rama a investitori stranieri inneggiando alla modernizzazione e al miglioramento economico della nazione. I cittadini chiedono l’abrogazione degli emendamenti alla legge sulle aree protette, l’annullamento delle modifiche alla legge sul patrimonio culturale, l’abrogazione del pacchetto di leggi sulla montagna e l’abolizione dello status e del quadro giuridico per gli investimenti strategici. Le manifestazioni che continuano ad essere organizzate, sono in genere pacifiche ma qualche scontro si è verificato. Secondo Julie la responsabilità di questi avvenimenti è del governo che ha infiltrato elementi provocatori nelle piazze per screditare i manifestanti, soprattutto agli occhi dell’UE. La Rivoluzione dei Fenicotteri sta uscendo dai confini nazionali anche grazie agli albanesi della diaspora. Molte manifestazioni sono state organizzate anche in città come Parigi, Berlino, Milano. Anche Torino sta cercando di organizzarsi. Secondo Julie, Rama, che sta attaccando le manifestazioni anche via social, teme in particolar modo la popolazione della diaspora. Per il numero anche ma soprattutto per la possibilità di diffondere problema e richieste, trasformandolo da problema interno a questione europea, vitale sia per animali e persone sia per l’identità di un paese che già da tempo ha intrapreso il percorso dell’annessione. Ed esplicita è stata la richiesta di aiuto a cui l’Unione Europea ha iniziato a rispondere. Il 17 giugno è stata votata una risoluzione che esprime profonda preoccupazione per gli interventi sul paesaggio realizzati a Pishë Poro-Narta chiedendo alle autorità albanesi di abrogare gli emendamenti alla legge sulle aree protette oltre a sospendere immediatamente tutte le nuove autorizzazioni, costruzioni e interventi di sviluppo in altre zone protette del paese. Quello che adesso sta portando alla distruzione di un’area protetta di grandissimo valore ambientale accadde anni fa con un edificio di grande valore culturale e simbolico. Il Teatro Nazionale di Tirana, venne distrutto alle 4.30 del 17 maggio 2020. Un edificio che rappresentava la storia culturale del paese venne abbattuto in fretta e furia, al suo posto è stato costruito a un grattacielo. All’epoca attori, artisti e intellettuali si opposero alla distruzione che lasciò interdetti e spaesati anche tanti cittadini. Tanti altri quartieri hanno avuto un destino simile: abbattuti per far spazio al nuovo, al moderno in modo troppo repentino e senza dialogo alcuno con la cittadinanza. In un articolo su Domusweb l’artista albanese Adrian Paci commenta la distruzione del teatro come riferito al “rapporto tra il potere e l’estetica; in particolare un’idea di bellezza che prende corpo in una serie di opere grandiose, ma destinate ad essere calate sulla città per volontà dell’uomo forte. In tal senso, il ricorso agli architetti di fama è un espediente frequente, mediaticamente efficace. Il potere prende così le sembianze del pittore che si pone davanti a una tela bianca, sentendosi libero di proiettarvi la propria visione. Ma, appunto, il territorio non è una tela bianca, bensì una trama di storie, memorie, necessità, desideri. Manca, in questa logica, una considerazione del tessuto sociale del paese, del suo vissuto, delle sue contraddizioni, del suo portato di memorie e di valori… Il cittadino diventa spettatore che assiste passivamente allo spettacolo ed è costretto a vivere sotto la dittatura di una ’bellezza’ imposta dall’alto”. Julie racconta preoccupata ma determinata di questa situazione, dove dietro lo slogan della modernizzazione si nasconde una svendita brutale della storia e delle risorse dell’Albania. Una dinamica vista tante, troppe volte. Pressenza sta seguendo passo passo la Rivoluzione dei fenicotteri, giunta ieri al quarantaquattresimo giorno: qui l’articolo. Sara Panarella
July 14, 2026
Pressenza
Albania: trentanovesimo giorno di protesta
Chiedo ad un ragazzo: “Quanto pensate di andare avanti con questa protesta? Non credo che Rama abbia alcuna intenzione di dimettersi…” “A questa domanda posso risponderti con un tatuaggio che ho fatto con un amico in Italia mentre eravamo ubriachi, si abbassa la maglietta e sotto il collo ha scritto in italiano: “Che cazzo ne so”. Penso che la mia domanda abbia meritato questa risposta. Sarebbe come chiedere a Mani Rosse fino a quando ci saranno proteste il giovedì davanti al Viminale per denunciare le complicità italiane con il migranticidio o ad Andrea De Lotto fino a quando dureranno le proteste quotidiane in piazza Duomo a Milano in solidarietà con il popolo palestinese. Uno vorrebbe rispondere fino alla vittoria, ma in realtà è già un miracolo che le nostre proteste e la loro protesta, numericamente assai più numerosa, resistano nel tempo come la goccia che scava la pietra. La “spallata finale” non sembra essere all’orizzonte: i manifestanti possono contare su 4 o 5 parlamentari (una giovane eletta ha lasciato il partito di Edo Rama e gli altri rappresentano i tre piccoli partiti di vera opposizione). I manifestanti non hanno sindacati su cui contare per uno sciopero generale risolutivo, e non esistono “giovani colonnelli” dell’esercito in grado di destituire il governo per restituire la sovranità al popolo, come accadde il 25 aprile del 1974 in Portogallo, con la Rivoluzione dei Garofani. “Noi speriamo di riuscire a costringere Edi Rama a dimettersi, ma in ogni caso io vengo qui ogni sera perché sento di dover fare la mia parte; questo posso fare e questo faccio, e poi mi piace stare qui insieme a tanta gente che la pensa come me, mi dà energia, forza e speranza” mi dice il ragazzo. Ha scritto sul suo cartello da un lato: “Di quanti Fenicotteri c’è bisogno per salvare la natura?” e dall’altro lato: “Quanti parlamentari servono per vendere una nazione?” La ragazza che sta con lui invece ha sul cartello le principali richieste della protesta in crescendo: “Cancellare il progetto (del resort a Sazan) Abrogare la legge 21 del 2024 Dimissioni di Rama RNBBNB ossia le iniziali in Albanese di Rama in prigione, Berisha in prigione”. Una donna mi dice: “Dobbiamo mettere al primo posto l’abrogazione della legge che permette questo scempio, cioè di costruire anche nelle riserve naturali. Se ci riusciamo il piano di Rama salterà e credo che lui stesso possa essere incriminato da qualche magistrato onesto”. Sul suo cartello infatti c’è scritto in inglese: “Nessun intervento edilizio nelle aree protette Abrogare la legge 21-2024 Ripristinare la tutela del patrimonio naturale albanese Un’altra donna mi dice: “Al primo posto c’è la lotta alla corruzione. Ma tutto deve cambiare. Servono riforme economiche che creino posti di lavoro così che nessuno, e i giovani in particolare, sia costretto ad emigrare.” Un militante del partito di sinistra Levizja Bashke, che regge uno dei loro striscioni, mi confida che è piuttosto improbabile che Rama si dimetta perché rischierebbe seriamente la prigione per corruzione. La stessa cosa vale per molti deputati che non avrebbero motivo di sfiduciarlo. Il presidente della Repubblica, un ex generale, è una figura puramente simbolica e non ha il potere di sciogliere il Parlamento. “È una battaglia molto difficile, ma fino a che la gente scenderà in piazza noi saremo qui, a fare la nostra parte. La lotta potrebbe essere lunga, senza vittorie immediate, ma noi continueremo lottare come abbiamo sempre fatto, anche quando eravamo in pochi a farlo. Gramsci la chiamava “guerra di posizione”: una lenta ma costante avanzata, ma alla fine vinceremo” dichiara l’attivista. Mauro Carlo Zanella
July 8, 2026
Pressenza