Tortura, detenzione e diniego del servizio civile: l’EBCO esorta l’Ucraina a rispettare il diritto all’obiezione di coscienza
L’Ufficio Europeo per l’Obiezione di Coscienza (EBCO) condanna la tortura e la
morte, avvenuta mentre era in custodia militare, dell’obiettore di coscienza
ucraino Dmytro Koval e chiede all’Ucraina di porre immediatamente fine alla
persecuzione, alla detenzione arbitraria e ai maltrattamenti nei confronti degli
obiettori di coscienza, di adottare una legislazione che garantisca il servizio
civile alternativo in tempo di guerra e di assicurare che venga fatta giustizia
per tutti gli abusi commessi durante la mobilitazione.
Siamo profondamente preoccupati per una recente notizia diffusa dai media
ucraini riguardante la tortura fino alla morte dell’obiettore di coscienza
Dmytro Koval e di altre persone, almeno 26 in totale, presso il reggimento
d’assalto di Skelya. Pur accogliendo con favore l’annuncio dell’avvio di
un’indagine ufficiale, sottolineiamo che ciò non è sufficiente per garantire che
i responsabili delle torture inflitte agli obiettori di coscienza in questo e in
altri casi rispondano delle proprie azioni. L’Ucraina deve impedire il ripetersi
di tali incidenti modificando l’attuale politica volta a costringere con la
forza le persone a cambiare la propria religione o il proprio credo, se
incompatibili con il servizio nelle Forze Armate ucraine, in violazione degli
articoli 7 e 18, paragrafo 2, del Patto internazionale sui diritti civili e
politici, che devono essere pienamente rispettati in tempo di guerra e non
possono essere oggetto di deroghe.
Deploriamo che l’Ucraina non abbia rispettato l’impegno previsto dalla Roadmap
per lo Stato di diritto di adottare, nel secondo trimestre del 2026, una legge
che preveda un servizio alternativo non militare in tempo di guerra, e che tale
impegno fosse limitato esclusivamente alla tutela degli obiettori di coscienza
per motivi religiosi, discriminando i pacifisti non religiosi. Esprimiamo
preoccupazione per il fatto che il progetto di legge impreciso, discusso durante
la riunione a porte chiuse dei funzionari senza la partecipazione della società
civile, dal titolo «Discussione sull’opportunità di introdurre un meccanismo per
lo svolgimento del servizio alternativo (non militare) in condizioni di legge
marziale», tenutasi presso l’Ufficio del Presidente dell’Ucraina il 17 febbraio
2026, fosse restrittivo e discriminatorio, non conforme agli standard
internazionali e che, alla fine, anche in questa forma di compromesso, non abbia
raggiunto la fase di approvazione da parte del governo, per non parlare
dell’adozione da parte del Parlamento.
Ancora più preoccupante è stata la motivazione addotta per la mancata
ottemperanza agli obblighi, ovvero: il Ministero della Difesa e lo Stato
Maggiore «insistono categoricamente» affinché il servizio «alternativo» venga
svolto in posizioni non combattenti all’interno delle Forze Armate dell’Ucraina.
Questa posizione è in profonda contraddizione con le convinzioni religiose di un
numero significativo di obiettori di coscienza ucraini.
Più di un centinaio di obiettori di coscienza sono stati arrestati in seguito a
decisioni giudiziarie lo scorso anno, mentre migliaia sono trattenuti con la
forza nelle unità militari. Le punizioni per l’obiezione di coscienza, le
detenzioni arbitrarie e gli atti di violenza sono state segnalate dall’ONU, dal
Consiglio d’Europa e dai Commissari parlamentari ucraini per i diritti umani,
dalla Commissione internazionale indipendente d’inchiesta sull’Ucraina e da
altri organismi per i diritti umani.
Come documentato anche nel nostro rapporto annuale, queste violazioni devono
essere interpretate nel contesto più ampio della progressiva riduzione dello
spazio civico per le voci pacifiste e contro la guerra in Ucraina, compresa la
persecuzione illegale nei confronti di Yurii Sheliazhenko, segretario esecutivo
del Movimento pacifista ucraino, arruolato con la forza e torturato per la sua
fede quacchera.
Yurii ha proposto diverse riforme che devono essere prese seriamente in
considerazione dal governo ucraino, come l’obbligo per gli uffici di leva di
fornire telefoni affinché i detenuti possano contattare i propri familiari o un
avvocato, e l’esposizione di informazioni sui diritti dei detenuti, compreso il
diritto all’obiezione di coscienza. Il suo caso dimostra che la repressione
dell’obiezione di coscienza non si limita al rifiuto individuale del servizio
militare, ma colpisce anche coloro che documentano le violazioni, promuovono la
nonviolenza e difendono il diritto di vivere secondo coscienza.
Nel rapporto del 2025 della Commissione Europea, si sottolinea che l’Ucraina
deve istituire garanzie che proteggano gli individui dal perseguimento penale in
caso di obiezione di coscienza, tenendo conto del parere amicus curiae della
Commissione di Venezia del marzo 2025. Nel Memorandum sugli elementi relativi ai
diritti umani per la pace in Ucraina, Michael O’Flaherty, Commissario per i
diritti umani del Consiglio d’Europa, ha raccomandato all’Ucraina di rispettare
gli standard internazionali in materia di obiezione di coscienza, sintetizzati
dalla Commissione di Venezia e ha insistito affinché le autorità ucraine
istituiscano un meccanismo per prevenire le violazioni dei diritti umani durante
la mobilitazione.
Accogliamo con favore l’avvio del primo ciclo di negoziati di adesione tra l’UE
e l’Ucraina e speriamo che la posizione comune dell’UE, che sottolinea la
necessità di rafforzare l’allineamento del quadro giuridico e istituzionale
dell’Ucraina con l’acquis dell’UE e gli standard europei in materia di diritti
fondamentali, possa essere d’aiuto nel corso dei negoziati.
L’EBCO esorta l’Ucraina a:
* porre immediatamente fine alla detenzione arbitraria, alla tortura e ai
maltrattamenti nei confronti degli obiettori di coscienza;
* rilasciare gli obiettori di coscienza e i prigionieri di coscienza
attualmente detenuti;
* adottare una legislazione che garantisca un servizio alternativo
autenticamente civile in tempo di guerra, in conformità con gli standard
internazionali;
* attuare pienamente le raccomandazioni della Commissione di Venezia, dei
meccanismi delle Nazioni Unite per i diritti umani e degli organi del
Consiglio d’Europa.
L’EBCO esorta l’Unione Europea a:
* assicurarsi che i negoziati di adesione con l’Ucraina includano un esame del
rispetto degli standard internazionali in materia di obiezione di coscienza;
* garantire l’accesso all’asilo e alla protezione umanitaria per gli obiettori
di coscienza che subiscono persecuzioni;
* sollecitare il ritiro della recente proposta della Commissione europea di non
concedere protezione umanitaria «alle persone appena arrivate che non sono
autorizzate dalle autorità ucraine a lasciare l’Ucraina in considerazione dei
loro obblighi militari»
Per ulteriori informazioni si prega di contattare:
Daniele Taurino, Presidente dell’EBCO, ebco@ebco-beoc.org, +39 3283736667
Sam Biesemans, vicepresidente dell’EBCO, ebco.brussels@skynet.be, +32 477268893
Yurii Sheliazhenko, Movimento pacifista ucraino, shelya.work@gmail.com, +380 97
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Redazione Italia