Commissione Parlamentare d’Inchiesta Covid-19, Dottor Serravalle: “L’inchiesta deve andare oltre lo scandalo mascherine”
Il 7 luglio 2026, su La Verità è stata pubblicata la lettera del Dottor Eugenio
Serravalle che richiama un punto decisivo: la Commissione Parlamentare
d’Inchiesta sulla Covid-19 non può fermarsi allo scandalo delle mascherine,
degli appalti e delle presunte tangenti. Sono temi importanti, certo, ma non
sono gli unici, né forse i più importanti per il futuro della sanità italiana.
Il nodo vero riguarda le basi scientifiche e politiche su cui sono stati
costruiti Green Pass, obblighi vaccinali e restrizioni. Riguarda ciò che è
emerso nelle audizioni, compresi i dati che hanno messo in discussione il
presupposto secondo cui vaccinarsi avrebbe impedito la trasmissione del virus e
protetto gli altri. Se questa Commissione avrà il coraggio di affrontare fino in
fondo queste questioni, potrà rendere un servizio storico al Paese. Se invece
prevarrà ancora una volta la convenienza politica, rischieremo di perdere
un’occasione preziosa per comprendere davvero gli errori compiuti e non
ripeterli. Di seguito la Lettera del Dottor Serravalle:
La Commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid rischia di commettere un
errore che sarebbe imperdonabile: lasciare nell’ombra proprio le acquisizioni
scientifiche più importanti emerse nel corso delle audizioni.
Sarebbe intellettualmente disonesto non riconoscere al governo il merito di aver
istituito questa Commissione e di aver eliminato le sanzioni nei confronti degli
over 50 non vaccinati. Sono stati segnali di una reale discontinuità rispetto al
passato. Proprio per questo sorprende il silenzio che continua a circondarne i
lavori. Fatta eccezione per La Verità e per poche trasmissioni come Fuori dal
Coro, gran parte dell’informazione, compresi molti organi di stampa vicini
all’attuale maggioranza sembra ignorare ciò che sta realmente emergendo. E
quando la Commissione trova spazio sui giornali, l’attenzione si concentra quasi
esclusivamente su mascherine, appalti e presunte tangenti. Temi certamente
importanti, ma non quelli destinati a incidere maggiormente sul futuro della
sanità italiana.
Ho avuto l’onore di essere ascoltato due volte dalla Commissione: nella prima
audizione ho presentato la documentazione relativa ai gravi danni provocati dai
lockdown sui bambini e sugli adolescenti, pochi mesi dopo, molte delle
conclusioni che avevo illustrato sono state sostanzialmente confermate anche
dalla Commissione d’inchiesta della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti.
La seconda audizione ha riguardato un tema ancora più delicato: il venir meno
del principale presupposto scientifico sul quale erano stati costruiti il green
pass e gli obblighi vaccinali, cioè l’idea che vaccinarsi significasse impedire
la trasmissione del virus e proteggere gli altri.
Già nel luglio 2021 il rapporto dei Cdc sul focolaio di Barnstable, nel
Massachusetts, mostrava che il 74% dei casi riguardava persone completamente
vaccinate e che la carica virale al momento della diagnosi era sovrapponibile
tra vaccinati e non vaccinati. Pochi giorni dopo, il 5 agosto, la direttrice dei
Cdc, Rochelle Walensky, dichiarò alla Cnn che i vaccini «non possono più
prevenire la trasmissione». Negli anni successivi ulteriori studi hanno
dimostrato che con la variante Delta, già dopo circa 70 giorni dalla seconda
dose, e con Omicron dopo la terza dose, la carica virale nei vaccinati poteva
addirittura risultare superiore a quella dei non vaccinati. Sono dati
scientifici pubblicati. Non opinioni.
Eppure, invece di discutere questi risultati, durante la mia audizione
l’onorevole Zambito sostenne che avessi interpretato male lo studio di Nature
Communications nel quale erano riportati quei dati. È una dinamica che purtroppo
abbiamo già visto troppe volte: quando le prove mettono in discussione una
narrazione consolidata, si preferisce contestare chi le presenta piuttosto che
confrontarsi con ciò che realmente dimostrano.
Perché questi argomenti, come molti altri emersi nel corso delle audizioni, non
trovano spazio nel dibattito pubblico? Perché non diventano oggetto di un serio
confronto scientifico e politico? Sono forse meno importanti delle vicende sugli
appalti o sulle mascherine?
C’è poi una responsabilità politica che non può essere ignorata. Se davvero si
voleva voltare pagina rispetto alla gestione Speranza, lo scioglimento del Nitag
dopo le proteste contro la mia nomina e quella del professor Paolo Bellavite
avrebbe dovuto comportare le dimissioni del ministro Orazio Schillaci. Non è
accaduto e il risultato è sotto gli occhi di tutti: un Piano pandemico già
approvato che ricalca sostanzialmente le indicazioni dell’Oms e l’impostazione
seguita durante la gestione Speranza.
La Commissione ha oggi davanti un bivio: può limitarsi a ricostruire gli errori
amministrativi del passato oppure affrontare fino in fondo le questioni
scientifiche che determineranno il futuro della sanità italiana. Se avrà il
coraggio di scegliere la seconda strada, avrà reso un servizio storico al Paese.
Se invece prevarrà ancora una volta la convenienza politica sulla ricerca della
verità, avremo perso probabilmente l’ultima occasione per imparare davvero dagli
errori commessi.
Eugenio Serravalle
Medico pediatra
AsSIS