Miguel Vila / L’onda del dolore sale a Nord Est
In un oggetto di uso comune, in una situazione banale, si nasconde una trappola
devastante che distrugge i corpi delle persone e le vite. Succede a Bologna, in
una sala studio, quando un ordigno nascosto in un temperino esplode distruggendo
la mano di uno studente. Le conseguenze vanno però oltre la semplice amputazione
di un arto, perché il corpo è il grado zero della vita e, sconvolgendone gli
equilibri, si scuotono le fondamenta di un universo quotidiano, familiare e
relazionale. La perdita di una mano scuote le fondamenta del rapporto fra due
famiglie del Nord Est italiano mentre, sullo sfondo, un bombarolo di cui non si
conosce l’identità semina il panico portando tutti a chiedersi dove, e camuffato
da quale oggetto, esploderà il prossimo ordigno, condizionando la percezione e
i comportamenti delle persone ancora prima di fare ciò per cui è stato
progettato. Le indagini procedono portando, con un carico di risultati
inaspettati, una devastazione ancora maggiore a quella delle bombe che esplodono
e più profonda delle ferite che lasciano.
“Thriller” e “true crime” sono alcune delle parole chiave che possono venire in
mente parlando di Deflagrazione, l’ultimo graphic novel del fumettista veneto
Miguel Vila, ma i due termini sono forse più adatti a incasellare l’opera dentro
a trend riconoscibili dalla rete che a definirne il senso profondo. Certo,
tecnicamente non si tratta di definizioni scorrette ma qui il genere conta fino
a un certo punto, sfuma in qualcosa di diverso: sia detto questo non per
sminuire la storia, ma perché la sensazione è che le azioni del bombarolo siano
quasi un McGuffin e il punto del libro sia un altro. L’esplosione inaspettata,
a tradimento, il gesto distruttivo cieco serve più che altro a spingere una
biglia che già si trovava su un piano inclinato, sia a livello diegetico sia a
livello tematico. Se i rapporti tra i personaggi non arrivano a un punto di
rottura in modo del tutto improvviso, le tensioni che li attraversano erano lì
già da prima. Il nord est raccontato e rappresentato con tanta spietata lucidità
da Vila, sia attraverso i testi che con i disegni, incombe fin dalla prima
vignetta, anzi da prima di aprire il libro, e l’autore non fa che portarlo alla
luce con il suo lavoro.
Ed è proprio attraverso i disegni che arriviamo a percepire Miguel Vila come
autore completo di fumetti, mano a mano che la sinergia tra testi e disegni
delinea la caratterizzazione dei personaggi attraverso la loro dimensione
grafica. La loro fisicità imperfetta, cadente, ricca di difetti estremamente
comuni, banali, realistici e mai sopra le righe riflette il loro spessore
interiore di figli del nord est industrioso, personaggi non positivi ma nemmeno
villains melodrammatici. Certo, è una tecnica vecchia come il mondo ma azzeccata
e sviluppata in modo estremamente funzionale; a livello di esecuzione non fa una
piega ed esprime esattamente ciò che vuole esprimere con efficacia. Così come
efficace è la caratterizzazione dei personaggi filtrata da una certa grettezza
ma anche dalla difficoltà nel comunicare fra persone che si vorrebbero bene, i
cui rapporti, non di rado, sono tenuti insieme più dai silenzi e da un
atteggiamento conservativo che li porta a non risolvere i loro problemi che non
da reale coesione.
All’inizio e alla fine tutto, a spingere in avanti la narrazione, c’è il
bombarolo ispirato all’Unabomber italiano, ci sono le sue bombe che esplodono
nell’ombra in cui sono nascoste facendo crepitare la luce tra le crepe che
attraversano le relazioni fra i protagonisti, mettendole a nudo e divaricandole,
se possibile, più di quanto già non siano. Senza sovvertire le dinamiche in
atto ma accelerandole e rivelandole per quel che sono. E qui la critica non si
limita all’aspetto sociale ma va più a fondo, mettendo in questione ciò che
tiene insieme le persone, non con un attacco diretto ma con un’analisi lucida
che ne mette ancor più in evidenza debolezze e criticità.
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