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Nancy e i sogni lavorativi (infranti) a Gaza
Abbiamo conosciuto Nancy Hamad di Gaza due anni fa, in concomitanza con l’inizio del genocidio, tramite un operatore palestinese mediatore culturale per l’organizzazione umanitaria “Un ponte per”. Da allora abbiamo seguito la sua storia di studentessa specializzanda sotto le bombe alcune delle quali poi si è scoperto essere addirittura al fosforo. Ci ha raccontato delle lunghe camminate alla ricerca di un gazebo, di quelli allestiti da tecnici volontari che improvvisavano e tutt’ora allestiscono collegamenti Internet volanti: tutto questo per scaricare un semplice file PDF o per inviare documenti e rimanere in contatto con quel che restava dell’università. Il 16 dicembre 2024, quindi, dopo un paio di mesi da quella che si presentava subito come un’azione dell’esercito israeliano che andava ben al di là della semplice rappresaglia, alcuni attivisti e sindacati studenteschi, guidati da un gruppo di coraggiosi docenti e ricercatori riuniti nel collettivo “RomaTre etica”, consegnarono simbolicamente, a distanza, una laurea honoris causa a Nancy Hamad. Quel giorno fu scelto perché all’interno del dipartimento di giurisprudenza dell’Università Roma Tre si svolgeva contemporaneamente una cerimonia per la consegna di un analogo riconoscimento all’ex-colonnella dell’esercito israeliano, Daphne Barak Erez, nota costituzionalista presso la Buchmann Faculty of Law di Tel-Aviv e dal 2012 giudice della Corte Suprema di Israele. La Corte suprema, in un paese come Israele, sprovvisto di una Costituzione come quella che fondò lo Stato repubblicano post-fascista nel ’48 in Italia, ha un ruolo ancora più importante della nostra Corte Costituzionale perché è quella che suggella la validità di tutte le leggi ordinarie e soprattutto interpreta e poi valida le cosiddette leggi fondamentali della Knesset che hanno, appunto, il rango delle nostre leggi costituzionali. Ricordiamo, dunque che cosa ha avallato la costituzionalista Daphne Barak Erez nel 2018 e ha poi confermato nel 2021, dopo le numerose critiche, all’interno dello stesso Israele, apponendo la propria firma finale sull’infame legge fondamentale varata tre anni prima dalla Knesset. Solo per citare alcuni dei principali enunciati: 1) Autodeterminazione nazionale: la legge afferma che il diritto all’autodeterminazione nazionale nello Stato di Israele appartiene esclusivamente al popolo ebraico. 2) Gerusalemme capitale: viene ribadito che Gerusalemme, “completa e unita”, è la capitale di Israele 3) Lingua ufficiale: l’ebraico è l’unica lingua ufficiale. L’arabo, che fino ad allora condivideva formalmente questo status, mantiene però (sulla carta) uno “status speciale”, con la garanzia che il suo uso nelle istituzioni e nei servizi pubblici non venga compromesso. 4) Immigrazione ebraica: lo Stato conferma il proprio impegno a favorire l’immigrazione degli ebrei da tutto il mondo e il cosiddetto “raduno degli esuli”, principio già alla base della Legge del Ritorno. 5) Rapporto con la diaspora: Israele si assume la responsabilità di rafforzare i legami con le comunità ebraiche all’estero e di intervenire in loro difesa quando siano minacciate o perseguitate. 6) Insediamenti ebraici: lo sviluppo degli insediamenti ebraici costituisce un valore nazionale e lo Stato deve incoraggiarlo e sostenerlo. Il 16 dicembre 2024, davanti all’ingresso del dipartimento di giurisprudenza di RomaTre, presidiato da un furgone di celerini e da una ventina di poliziotti della DIGOS, alla presenza di una decina di solidali con il popolo palestinese, avvenne la consegna della laurea honoris causa simbolica a Nancy Hamad con la quale si intendeva, in qualche misura, controbilanciare, anche in memoria della Nakba, questa visione razzista, da colonialismo di insediamento, della terra di Palestina. > Ha raccontato Nancy: > > Prima della guerra avevo tanti sogni e ambizioni. Nel mio primo ciclo > accademico mi ero laureata in marketing ed e-commerce, affascinata dai > progressi del mondo e dall’idea di lavorare come libera professionista, > eventualmente da casa, online o in smart-working. Prima del 7 ottobre 2023 > lavoravo su piattaforme dedicate ai free-lance, guadagnando abbastanza per > coprire le mie spese universitarie. La guerra ha poi infranto tutti i miei > sogni e le mie ambizioni. > > Dopo la laurea, volevo fondare un’agenzia di marketing a Gaza, assumendo > neolaureati per sostenerli, dato che il mercato del lavoro richiede delle > esperienze sul campo. Essendo una start-up, però, non avevo il capitale > necessario per pagare gli stipendi. Volevo affittare una stanza singola dotata > di internet, elettricità, una scrivania e delle sedie, poiché il nostro lavoro > si svolgeva interamente online tramite computer portatili. > > La mia visione era quella di costruire un solido team di marketing. Se > avessimo dovuto lavorare ad un progetto imprenditoriale, avremmo condotto > un’analisi completa, partendo da uno studio di fattibilità, un piano di > marketing e un business-plan. Avremmo anche gestito le pagine sui social > media, creato piani di contenuti dettagliati per coinvolgere efficacemente i > clienti e analizzato i nostri concorrenti, identificandone i punti di forza e > di debolezza; inoltre questa era una mia idea ed ero certa del suo successo > perché a Gaza non esisteva nessun tipo di agenzia di marketing con la stessa > specifica finalità. > > Poi però è scoppiata la guerra e il sogno è rimasto sospeso nella mia > immaginazione. La mancanza di Internet e di elettricità mi ha fatto > addirittura arrivare al punto di odiare la mia specializzazione post-laurea, > poiché nella zona in cui ora vivo Internet e l’elettricità non sono > disponibili in modo costante. > > Le occupazioni attualmente offerte sul mercato del lavoro, inoltre, non hanno > alcuna attinenza con la mia specializzazione. La maggior parte dei lavori > riguarda, non a caso, il campo della salute mentale, dell’analisi sociale e > dell’istruzione o il settore medico e/o sanitario. Per quanto riguarda > l’economia, è molto, molto difficile trovare un lavoro in questo settore, > specialmente nel marketing e nell’e-commerce. > > Ora, qui nella Striscia di Gaza, non ho più sogni, né ambizioni, né idee, né > tantomeno un lavoro. La vita ora è vivere nel nulla, in attesa di una salvezza > che sia la salvezza dalla guerra o la salvezza dalla vita stessa. Stefano Bertoldi
July 4, 2026
Pressenza