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Greenwashing e sostegno al genocidio a Gaza: il curriculum perfetto di un alto dirigente della Vitol
Non è così impossibile individuare, anche all’interno di un quadro complicato di assetti societari opachi, le singole persone, con responsabilità dirigenziali o poteri di firma, implicate nelle triangolazioni dei traffici d’armi, di idrocarburi o peggio, come in questo caso, nel fiancheggiamento di fatto degli autori del genocidio a Gaza e della pulizia etnica in Cisgiordania. Abbiamo già avuto modo di conoscere le trame occulte e il cinismo imprenditoriale della multinazionale degli idrocarburi Vitol, impresa dall’assetto societario furbesco basato su quattrocento soci sparsi per il mondo e con varie sedi legali in Paesi fiscalmente “generosi”: insomma  un capolavoro di scatole cinesi finanziarie in cui è sempre molto difficile, ma appunto non impossibile, individuare il responsabile delle malefatte. Nell’articolo di Pressenza e soprattutto nel report a cui fa riferimento emerge la totale assenza di etica degli affari – sempre che questa possa mai esistere –  considerato che i profitti della Vitol, tramite triangolazioni che coinvolgono anche la Sardegna attraverso uno dei suoi petrolchimici più importanti, la Saras di Sarroch, in provincia di Cagliari, si accumulano alle spalle dei palestinesi,  legittimi proprietari dei giacimenti di gas di fronte alla striscia di Gaza. In pieno genocidio anche l’italianissima ENI fino a qualche mese fa era implicata in questo affare losco, ma molto strategico dopo il taglio del tubo del gas proveniente dalla Russia. Ciò che lascia ancora più sbalorditi, però, è la relazione pericolosa, in perfetto stile greenwashing, tra uno dei suoi più attivi e importanti dirigenti, il tunisino Mehdi Chennoufi e l’associazione no-profit Anonima Riforestazioni, con sede a Roma, che si occupa appunto di riforestazioni un po’ in tutto il mondo, compresa Stromboli, recentemente bruciata a causa di un incidente tanto inaspettato quanto paradossale, durante l’allestimento di un set cinematografico. L’impegno, sempre all’insegna del greenwashing, non finisce qui, perché durante i ritagli di tempo tra le sue numerose attività, di recente passate da Singapore alla ben più strategica Dubai, in veste di responsabile per il Medio Oriente della Vitol, Mehdi Chennoufi gestisce, sempre insieme ai vertici dell’associazione no-profit per le riforestazioni, anche un’iniziativa, questa volta 100% “profit”, con la Wanakaset SrL, impresa turistica specializzata in “glamping” (glamour camping) in aree naturalistiche incontaminate. Si tratta di un turismo ecocompatibile, un ossimoro, ma che piace molto a quei ricchi desiderosi di passare qualche giorno in un bungalow superluxe ma nel bel mezzo di una foresta tropicale incontaminata, con la convinzione di fare del bene alla natura circostante! Come spesso si riscontra tra i mega-dirigenti aziendali, una delle tipiche passioni status-symbol e quindi anche per il nostro manager della Vitol, è quella della vela, che ci offre l’opportunità di concludere questo articolo con il “botto finale”: la sua barca a vela, infatti, ormeggiata da anni a Tunisi, in un primo momento sembrava ufficialmente dovesse far parte della Global Sumud Flotilla che nel 2025, tra agosto e settembre, era in partenza da Augusta diretta a Gaza. La barca a vela in questione, però, invece di essere revisionata e riparata sul posto date le sue pessime condizioni, si è scoperto successivamente aver  lasciato il porto di Tunisi in tutta fretta, tanto che si dovette urgentemente fermare dopo poche miglia all’isola di Pantelleria, dove si trova ancora nel cantiere antistante il porto, dopo aver rischiato l’affondamento. La barca, in realtà – secondo alcune indiscrezioni – doveva assolutamente partire per non rischiare di coinvolgerlo in polemiche e accuse perché messa sotto sequestro dalle autorità tunisine, che già nel 2025 avevano messo sotto pressione l’organizzazione locale della Global Sumud Flotilla. Fin qui nulla di “anormale”, se non che la barca in questione è di proprietà, appunto, del nostro manager della Vitol, che però è anche fratello di Nabil Chennoufi, un esponente di spicco a livello locale dello steering committee della Global Sumud Flotilla, finito in carcere per sospetti di collegamenti occulti con le milizie di Hamas e dei suoi finanziatori, spesso palesemente pretestuosi. Un collegamento diretto che il manager della Vitol si guardò bene dal rendere palese.  La barca, quindi, si sarebbe dovuta mescolare all’interno della flottiglia e con ogni probabilità sarebbe finita sotto sequestro o affondata dalle truppe d’assalto dell’IDF. Abortita sul nascere l’avventura con la Global Sumud Flotilla ci fu, poco tempo dopo, anche un potenziale acquirente dell’imbarcazione, allettato dal suo prezzo apparentemente “stracciato” di 10.000 euro, lo stesso che fu proposto poco tempo prima ai responsabili della selezione e dell’acquisto delle imbarcazioni per la GSF. Anche in quel caso era in ballo un progetto sociale e no-profit, ma contemporaneamente anche sul fronte ecologico. Il progetto, come fu presentato all’armatore, era volto a sensibilizzare la popolazione intorno al problema del gas liquefatto trasportato nelle gasiere e poi rigassificato, secondo una trafila che nei vari passaggi rilascia tonnellate di metano nell’aria causando un effetto serra dieci volte più potente dell’anidride carbonica. “Meglio non parlare di questo obiettivo all’armatore – pare abbia detto l’intermediario alla vendita al potenziale compratore – lui col gas ci campa! Più che altro lui è contrario al carbone e ci sostiene nelle riforestazioni”. Quindi, ricapitolando, greenwashing a go go, con un approccio “profit” ma anche benefico, (sebbene non dichiarato ufficialmente) e complicità nel genocidio: insomma il curriculum perfetto dell’alto dirigente della Vitol, attualmente di stanza negli Emirati Arabi Uniti. Stefano Bertoldi
July 8, 2026
Pressenza
Presentato a Cagliari il dossier “Soffocare la macchina bellica: Vitol fornisce petrolio per il genocidio”
Presentato il dossier che rivela come Vitol usa la sardegna e la Saras per esportare petrolio verso Israele Il 30 giugno abbiamo presentato a Cagliari, all’ex Hangar in via Nebida 36, il dossier “Soffocare la macchina bellica: Vitol fornisce petrolio per il genocidio”, pubblicato dal @palclimateinstitute e @disruptpower.ps Il rapporto rivela come Vitol utilizza la Saras di Sarroch, raffineria che rappresenta l’80% dell’export della Sardegna, per continuare a rifornire l’economia genocida dell’entità sionista: nel 2025, il 17% delle importazioni petrolifere verso “Israele” sono arrivate proprio dalla Saras. Abbiamo mostrato così che, oltre che nel contesto militare, turistico e accademico, anche dal punto di vista energetico la Sardegna si configura come nodo d’azione fondamentale nella lotta alla filiera del genocidio, che sta venendo compiuto in Palestina e in Libano dall’entità sionista e dai suoi mandanti europei e statunitensi. Rendere visibile ciò che è nascosto è un atto di resistenza, e riteniamo necessario che la grande partecipazione a questa presentazione continui con una mobilitazione e organizzazione su tutti i livelli per bloccare la macchina imperialista, coloniale e capitalista che sfrutta le nostre terre e i lavoratori al fine di rifornire il genocidio di popoli fratelli. SCARICA ORA IL DOSSIER “Soffocare la macchina bellica: https://palclimateinstitute.org/publications/choking-the-war-machine-vitol-supplies-oil-for-genocide Le organizzazioni, le associazioni e i collettivi che vogliono aderire alla campagna o organizzare una presentazione possono scrivere alla mail: dossiervitol@autoproduzioni.net Associazione Amicizia Sardegna Palestina Redazione Cagliari
July 3, 2026
Pressenza