Protesta popolare a Cala Finanza: il racconto di una testimone
Cala Finanza, 1° luglio 2026
Stamattina, una volta giunti al bivio per Cala Finanza, abbiamo trovato la
strada sbarrata dalla polizia che non permetteva l’accesso alle auto, per cui
tutti abbiamo dovuto parcheggiare lontano, tornare al bivio e percorrere a piedi
sotto un sole cocente un paio di km.
È sopraggiunta gente da tutta la Sardegna. Tutti i rappresentanti dei vari
movimenti hanno preso la parola per ribadire che noi sardə non accetteremo
l’ennesimo affronto e le operazioni coloniali come questa, dato che la Sardegna
è da sempre troppo sfruttata per le servitù di ogni tipo: servitù militari,
servitù energetiche, servitù agroalimentari.
(Foto da Facebook)
In seguito, si è deciso di scendere in spiaggia per fare capire che la terra è
nostra e nessuno ci può impedire di muoverci liberamente. Questo nonostante un
paio di furgoni della polizia sbarrassero il passaggio verso la spiaggia presa
di mira. Per diversi minuti non si è riusciti a forzare il passaggio ma alcuni
abbiamo preferito provare ad aggirare l’ostacolo e, attraverso un piccolo
sentiero, siamo piombati su una passerella tra le barchette parcheggiate e
proprio in quel momento tutti gli altri sono riusciti a farsi largo e poter
passare. Presumiamo che i poliziotti, essendo molto pochi, non avrebbero potuto
gestire la folla arrabbiata e abbiano rinunciato al blocco.
(Foto da Facebook)
Raggiunta la spiaggia, si è arrivati proprio davanti al Beach Club, dove 4 o 5
della security sono corsi fuori, ma sono rimasti fermi nel piazzale della
struttura turistica e hanno solo potuto constatare la “presa d’ assalto” della
spiaggia, gli slogan contro il responsabile della società che intende costruire
là vicino. Molte persone hanno fatto il bagno, altre hanno parlato al megafono
denunciando gli effetti di tali operazioni sui sardi, che poi ci lavorano,
venendo retribuiti malissimo, ospitati in camerate e destinati ad una vita grama
per i mesi estivi.
(Foto da Facebook)
Nel pomeriggio tutti si sono spostati al paese di Porto San Paolo, davanti al
municipio, e sono ripresi gli interventi. Noi, che siamo anziani, siamo dovuti
andar via perché il caldo era ormai insopportabile.
Maria Bassu, di Orgosolo. Coautrice del documentario “Sa lota – Pratobello –
Orgosolo, 1969”.
Redazione Sardigna