Cuba, un’altra votazione all’Onu contro il blocco
Il membro dell’Ufficio Politico e Ministro delle Relazioni Estere di Cuba Bruno
Rodríguez Parrilla ha annunciato durante una conferenza stampa che il prossimo 7
luglio si terrà una sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nella
quale sarà dibattuta per l’ennesima volta la risoluzione presentata da Cuba
intitolata “Necessità di porre fine al blocco economico, commerciale e
finanziario imposto dagli Stati Uniti d’America contro Cuba.” I Paesi
rappresentati all’ONU saranno chiamati a esprimere il loro voto al riguardo.
“Il bloqueo e la politica di aggressione e ostilità del governo degli Stati
Uniti contro Cuba rappresentano una minaccia all’esistenza e al benessere del
popolo cubano e all’esercizio dei suoi diritti umani. Sono una minaccia alla
pace, alla sicurezza e alla stabilità regionale. Sono una minaccia per qualsiasi
Stato sovrano che in futuro potrebbe essere sottoposto a misure di analogo
carattere aggressivo ed extraterritoriale”, ha denunciato il Ministro degli
Esteri cubano durante la sua conferenza stampa.
Bruno Rodriguez Parrilla ha ricordato che Cuba, assieme al resto degli Stati
membri dell’ONU, denuncerà le azioni aggressive del governo degli Stati Uniti,
che includono la minaccia di un’aggressione militare diretta in violazione del
diritto internazionale.
Nelle oltre trenta volte che Cuba ha presentato questa risoluzione all’Assemblea
Generale delle Nazioni Unite la stragrande maggioranza dei Paesi aderenti
all’ONU ha votato a favore della fine del blocco statunitense, ma nonostante la
volontà espressa dalla comunità internazionale il blocco continua e anzi viene
costantemente ampliato da ulteriori misure introdotte dalla Casa Bianca. A tale
proposito occorre ricordare l’ordine esecutivo di Donald Trump del 29 gennaio,
il quale aggiunge alle centinaia di sanzioni contro Cuba anche il divieto di
commercio di petrolio e dei suoi derivati con l’isola.
Di fronte alla compattezza della comunità internazionale nel rifiutare il blocco
contro Cuba dalla Casa Bianca è stata organizzata una vera e propria campagna di
pressione nei confronti delle cancellerie dei Paesi rappresentati all’ONU per
impedire che si celebri la sessione del 7 luglio. Inoltre vengono fatte
pressioni affinché il loro voto sia sfavorevole a Cuba.
Il ministro ha denunciato l’intensa offensiva diplomatica che si sta svolgendo
in quasi tutte le capitali del pianeta e in ambito multilaterale. “La missione
permanente degli Stati Uniti a New York presso la sede delle Nazioni Unite, in
altri organismi internazionali e le sue ambasciate in tutte le latitudini
esercitano pressioni senza precedenti per cercare di impedire lo svolgimento
della sessione del 7 luglio”.
A tale proposito ha detto che stanno circolando clandestinamente documenti
degli Stati Uniti che costituiscono la base delle riunioni e delle pressioni
esercitate contro diplomatici e funzionari di governo in diverse parti del
mondo.
Il documento intitolato “It’s time for change in Cuba” (È tempo di cambiamento a
Cuba) sostiene che Cuba sia una minaccia diretta alla sicurezza nazionale degli
Stati Uniti a causa del suo sostegno ad attori ostili, al terrorismo e
all’instabilità regionale e integra l’Ordine Esecutivo 14404.
Nel testo è scritto che “Il regime deve riformarsi, deve cambiare. Non votate la
sua propaganda”, Lo scopo è chiaramente quello di modificare le intenzioni di
voto dei rappresentanti all’ONU portando avanti al tempo stesso la narrazione
imposta dagli Stati Uniti con la complicità dei suoi giullari presenti in molti
mezzi di informazione, secondo cui tutti i problemi di Cuba sono riconducibili
all’inefficienza del governo de L’Avana.
Inoltre si sottolinea un’altra volta, in modo del tutto calunnioso, che Cuba è
parte belligerante nella guerra in corso in Ucraina, strategia già usata negli
anni scorsi dalla Casa Bianca per convincere i sostenitori di Kiev a votare
contro la risoluzione.
Durante la conferenza stampa, Rodríguez Parrilla ha respinto con fermezza la
minaccia militare degli Stati Uniti contro Cuba, che ha definito “un Paese del
Sud”. Ha inoltre ribadito che “a Cuba non vi sono basi militari straniere e che
il Segretario di Stato mente deliberatamente quando afferma il contrario”.
L’unica base straniera che usurpa il territorio cubano è la base statunitense
occupata illegalmente a Guantánamo.
Tutte queste azioni di pressioni dimostrano come alla Casa Bianca, tutto
sommato, temono la votazione che ogni anno certifica il rifiuto generale di
questa forma di pressione contro Cuba, che mette a rischio la vita di un intero
popolo solo per i capricci degli Stati Uniti. Questi non hanno mai accettato che
l’isola diventasse un territorio libero e fuori dal loro controllo.
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Andrea Puccio