Sardegna: il collasso della sanità pubblica
Dal 30 giugno bloccate in Sardegna l'assunzione di medici gettonisti, fatto che
mette ancora più allo scoperto la situazione difficilissima della sanità
pubblica in Sardegna, con carenza di medicina di base, pronto soccorso che
chiudono, case di comunità che sono gusci vuoti, in una regione dove la rete
viaria rende le distanze un grave problema.
Ne parliamo con una compagna
della Rete Sarda per la Difesa della Sanità Pubblica. Segue il comunicato della
Rete
Dal 30 giugno Stop ai medici gettonisti. Ignorata l’Autorità Nazionale
Anticorruzione sulla gestione dei gettonisti in Sardegna.
Lo stop ai medici “gettonisti” e la chiusura dei PS di numerosi ospedali sardi
con l’inevitabile implosione dei PS del Brotzu, del Policlinico e del
Santissima, era prevedibile. Nessuna deroga, preannunciata dall’assessora ad
interim-presidente Todde, sarebbe stata possibile, ancor meno dopo le
irregolarità rilevate dall’Autorità Nazionale Anticorruzione sulla gestione dei
“gettonisti” in Sardegna.
La chiusura dei PS è tra i costi dell’improvvisazione politica in materia
sanitaria. Bisogna cambiare paradigma.
La carenza di medici non è un problema numerico, ma essenzialmente di
organizzazione e del dove e come si destinano le risorse.
Bisogna ripartire dal rispetto della dignità professionale e del diritto a equi
trattamenti economici dei medici specialisti in Medicina di Emergenza Urgenza,
sui quali nei PS grava il lavoro. I “gettonisti” non specializzati e con vincolo
a poter gestire solamente codici minori, non sono stati di supporto.
Sulla gestione dei “gettonisti”, l’Autorità Nazionale Anticorruzione ha rilevato
forti criticità, che vedono la Sardegna in testa, in Italia, per le spropositate
risorse finanziarie destinate ai “gettonisti” dal 2024 al primo trimestre del
2026, con scarsa trasparenza sul confronto competitivo dovuto tra gli operatori
del settore, nonché sui contratti pubblici di servizi.
Con la fine dell’emergenza Covid, sia per i vincoli temporali che per le
raccomandazioni previste, i medici “gettonisti” avrebbero dovuto cessare ogni
attività nel sistema pubblico. La loro persistenza, oltre i tempi dovuti, ha
generato conflitti e forti disuguaglianze sia sul trattamento economico, che di
responsabilità rispetto al personale sanitario organico specialistico. L’ANAC ha
rilevato che “Il fenomeno dei gettonisti nel biennio 2024-2025 ha interessato il
Nord Italia, con il 54% del numero di procedure, seguita dall’area meridionale e
insulare con il 29% e dal Centro Italia con il 17%”. Resta il mistero del perché
la Sardegna con 328,95 milioni di euro, sia in testa tra regioni d’Italia, per
aver destinato spropositate risorse al mercato dei “gettonisti”, seguita dalla
Lombardia con 207,39 milioni e il Piemonte con 156,78 milioni.
Da questi dati si rileva che la gestione generosa delle casse sarde, non ha
apportato alcun beneficio alla nostra sanità pubblica e all’efficienza del
servizio. La carenza dei medici non è solamente un problema numerico. Mancano
soluzioni legislative urgenti che rispondano alle esigenze di razionalizzazione
e di sostenibilità della spesa sanitaria, in funzione di elevati standard
qualitativi delle prestazioni sanitarie. Manca una strategia politica ed
economica che garantisca stabilità al sistema sanitario pubblico e ciò non può
prescindere da scelte che mirino ad attrarre e trattenere il personale sanitario
esistente.
Rete Sarda per la Difesa della Sanità Pubblica