INVALSI, ko nella VQR, vara la sua rivista “scientifica”
INVALSI arriva penultimo nella classifica dei 13 enti di ricerca valutati dal
MUR. Non potrebbe esserci un momento migliore per varare una rivista
“scientifica” promoted by INVALSI in modo da cucinare e sfornare titoli
scientifici nella cucina di casa: scienza a chilometro zero. La VQR ha valutato
non solo la qualità della ricerca delle università, ma anche quella di tredici
enti di ricerca vigilati dal Ministero dell’Università e della Ricerca. Ai
primi posti, INFN e INAF hanno voti medi superiori a 0.8, mentre i fanalini di
coda, INVALSI e INDIRE non arrivano a 0.5. Una sorta di contrappasso per l’ente
che pretende di sfornare misurazioni scientificamente obiettive delle competenze
degli studenti italiani. Sarà una coincidenza, ma ecco che INVALSI annuncia
l’uscita di una nuova rivista scientifica promossa dall’ente stesso. Un bel
corto circuito scientifico ed etico: un ente di valutazione che pubblica la sua
rivista scientifica in modo da autovalidare i propri metodi e distribuire titoli
accademici spendibili per la carriera di dipendenti e collaboratori. Con anche
la possibilità di chiedere l’iscrizione all’albo dei revisori. Per molti, ma
non per tutti.
Da poche settimane sono disponibili gli esiti della valutazione della qualità
della ricerca VQR 2020-2024. Siamo i primi a dubitare dello spessore scientifico
e dell’utilità di una procedura che, edizione dopo edizione, è sempre più simile
ai vestiti nuovi dell’imperatore. Tuttavia è istruttivo osservare con sguardo
entomologico l’agitazione del formicaio costituito dagli atenei e degli enti di
ricerca sottoposti ai colpi di vanga della valutazione di stato. In particolare,
per la dirigenza di INVALSI non è stato piacevole constatare che la qualità
della ricerca prodotta dall’ente si colloca al penultimo posto nella classifica
dei 13 enti vigilati da MUR.
Una sorta di contrappasso per l’ente che pretende di elaborare misurazioni
scientifiche delle competenze degli studenti italiani. Questa volta, la
dispersione, nemmeno tanto implicita, non riguarda gli studenti, ma proprio chi
è incaricato di misurarne gli apprendimenti. La linea difensiva è facilmente
anticipabile: non è lecito confrontare i voti conseguiti in aree scientifiche
diverse, troppo grandi le differenze tra la fisica nucleare e la pedagogia. Una
cautela, però, presto dimenticata da ANVUR quando si trattava di stilare le
classifiche dei dipartimenti di eccellenza dove tutto fa brodo e tutto si può
confrontare. In ogni caso, i numeri dicono che INVALSI compete con INDIRE per
aggiudicarsi la maglia nera e che il distacco cronometrico dalla testa della
classifica appare incolmabile.
Sarà solo una coincidenza, ma a stretto giro di posta INVALSI annuncia l’uscita
di una nuova rivista scientifica promossa dall’ente stesso.
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Al fine di garantire “a rigorous and transparent peer review process in line
with international standards“, c’è persino l’invito a candidarsi a far parte
dell’albo dei revisori della rivista. Immaginiamo già l’orgoglio e il
compiacimento con cui l’iscrizione a questo prestigioso albo sarà esibita nel
curriculm di dipendenti e collaboratori dell’ente che saranno ritenuti degni di
cotanto onore.
Impossibile non vedere il corto circuito scientifico ed etico. Un ente di
valutazione che pubblica la sua rivista scientifica in modo da autovalidare i
propri metodi e distribuire titoli accademici spendibili per la carriera di
dipendenti e collaboratori. Se poi arrivassero indicizzazione e Impact Factor,
saranno titoli spendibili anche nei settori bibliometrici. Si profila un
inquinamento del dibattito scientifico, sempre più condizionato da interessi
politici e governativi. “Agenda Sud sta funzionando egregiamente, soprattutto
per quanto riguarda la dispersione implicita, cioè il recupero delle
competenze”, affermava un anno fa il Ministro Valditara, citando un famoso (e
opaco) indicatore escogitato da INVALSI. Sarebbe un peccato che le basi
scientifiche di questo e altri futuri successi fossero fragili. Bisogna che
siano certificate da articoli pubblicati su riviste peer-reviewed. Se poi è una
rivista dell’ente stesso, pazienza. Nessuno è perfetto.