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Perù: Rafforzare la comunità e l’organizzazione per resistere e difendere il futuro dei territori
Mentre il Paese si prepara ad affrontare una nuova fase politica, tutto lascia intendere che l’estrattivismo continuerà a occupare un posto di rilievo nell’agenda nazionale. I segnali sono chiari. Negli ultimi anni sono state approvate norme che indeboliscono le istituzioni ambientali, limitano la partecipazione dei cittadini e criminalizzano la protesta contro i danni subiti dalle comunità a causa dei metalli pesanti e dell’inquinamento ambientale. Le ultime norme favoriscono l’espansione delle attività estrattive a scapito dei diritti delle comunità. A ciò si aggiunge uno scenario politico in cui la grande industria mineraria si profila come uno dei principali pilastri del prossimo governo. Il fujimorismo è stato uno dei principali promotori di norme che riducono i requisiti ambientali e che hanno progressivamente indebolito il quadro dei diritti dei cittadini, consolidando un modello di sviluppo che pone l’estrazione delle risorse al di sopra dei diritti umani, della protezione degli ecosistemi e dell’autodeterminazione dei popoli. Tuttavia, questa storia non inizia oggi. Né finisce con un cambio di governo. Nei territori esiste una memoria che continua a vivere, costruita da comunità contadine, popoli indigeni, ronde contadine, organizzazioni sociali, lavoratori e difensori dei diritti che per decenni hanno sostenuto la difesa dell’acqua, della terra, degli ecosistemi e dei diritti collettivi. Quella memoria costituisce uno dei maggiori punti di forza del movimento sociale di fronte a un contesto sempre più avverso. LE ALTRE VOCI Tra il 24 e il 26 giugno, mentre Lima ospitava il Congresso mondiale delle miniere, si sono riuniti anche coloro che raramente vengono invitati negli spazi in cui si definisce il futuro del settore. Comunità colpite, organizzazioni sociali, popoli indigeni, lavoratori minerari e difensori dei diritti hanno ricordato che non esiste un vero dibattito sull’estrazione mineraria quando le voci dei territori rimangono ai margini delle decisioni. Questa è stata l’essenza del Forum Sociale «Le Altre Voci», uno spazio che ha rivendicato la necessità di porre al centro la democrazia, i diritti e la tutela dei territori. Le preoccupazioni espresse in quell’incontro non sono nuove. I conflitti socio-ambientali persistono, la pressione sulle risorse idriche continua e i meccanismi di tutela ambientale e lavorativa si indeboliscono, mentre l’estrazione mineraria informale e illegale continua ad espandersi al riparo di una debole presenza statale. Allo stesso tempo, le attività estrattive avanzano verso le sorgenti dei bacini idrografici, i territori indigeni, i ghiacciai, le valli agricole e gli ecosistemi strategici, senza che il Paese abbia definito una pianificazione territoriale che consenta di stabilire collettivamente quali attività siano compatibili con la vita e quali no. QUALI RIVENDICAZIONI SARANNO ASCOLTATE IN UNO SCENARIO DI POLARIZZAZIONE POLITICA? In questo contesto sorge una domanda fondamentale. Ci sarà spazio affinché le rivendicazioni delle comunità siano ascoltate in uno scenario segnato dalla polarizzazione politica e dalla crescente influenza degli interessi estrattivi? Esisterà la volontà di discutere una nuova governance mineraria quando da diversi settori del potere si insiste nel ridurre il dibattito alla crescita economica e agli investimenti? Queste domande non esprimono rassegnazione. Esprimono la necessità di mantenere una vigilanza costante e di rafforzare l’organizzazione sociale come condizione indispensabile per la difesa dei diritti. L’esperienza dimostra che i principali progressi in materia ambientale, territoriale e di diritti umani non sono scaturiti da concessioni spontanee del potere politico o economico, ma sono il risultato della mobilitazione, del coordinamento tra le organizzazioni e della tenacia delle comunità. LA GIUSTIZIA AMBIENTALE CONTINUERÀ A ESSERE UN COMPITO COLLETTIVO CHE POTRÀ ESSERE REALIZZATO SOLO ATTRAVERSO L’ORGANIZZAZIONE E LA SOLIDARIETÀ Per questo motivo, il momento attuale richiede di rafforzare le capacità delle organizzazioni sociali, rinnovare gli spazi di incontro e costruire alleanze più ampie tra comunità, popoli indigeni, lavoratori, collettivi giovanili, organizzazioni ambientaliste, mondo accademico e settori impegnati nella difesa della democrazia e dei beni comuni. In tempi di frammentazione, la coordinazione diventa una strategia politica indispensabile. Nessuna organizzazione potrà affrontare da sola l’avanzata di un modello estrattivo sostenuto da riforme legislative, interessi imprenditoriali e decisioni governative sempre più allineate. Sarà inoltre necessario mantenere viva la memoria delle lotte che hanno segnato la storia recente del Paese. Ricordare coloro che hanno difeso i propri territori non significa rimanere ancorati al passato. Significa riconoscere che le rivendicazioni in materia di giustizia ambientale, partecipazione effettiva, tutela dell’acqua, rispetto dei diritti del lavoro e garanzia dei diritti collettivi continuano ad essere attuali. La memoria rafforza l’identità dei movimenti sociali e impedisce che le stesse violazioni si ripetano sotto nuove forme. LA DEMOCRAZIA SI COSTRUISCE ANCHE A PARTIRE DAI TERRITORI Noi della Rete Muqui sosteniamo che il futuro del Paese non possa essere costruito mettendo a tacere chi abita i territori in cui vengono estratti i minerali. Non ci sarà fiducia finché le decisioni verranno prese senza un’effettiva partecipazione. Non ci sarà trasformazione se questa non fa che aggravare le disuguaglianze esistenti. Né basterà l’innovazione tecnologica se non si affrontano le cause strutturali dei conflitti, dell’inquinamento, della precarietà lavorativa e dell’esclusione delle comunità dalle decisioni che incidono sul loro presente e sul loro futuro. Le proposte avanzate dalle organizzazioni durante il Forum Sociale costituiscono una tabella di marcia per avanzare verso una governance mineraria democratica. L’effettiva partecipazione delle comunità, la protezione degli ecosistemi e delle risorse idriche, la garanzia dei diritti umani, una distribuzione più equa dei benefici, una risposta integrale al fenomeno dell’estrazione mineraria illegale e il rafforzamento dei diritti del lavoro non sono richieste astratte: rispondono a problemi concreti e a necessità urgenti del Paese. I prossimi anni saranno probabilmente segnati da una nuova offensiva estrattiva. Proprio per questo sarà ancora più importante rafforzare l’organizzazione, ampliare le alleanze, sostenere l’incidenza politica e mantenere aperte le possibilità di costruire alternative all’attuale modello di sviluppo. La resistenza non consiste solo nell’opporsi. Implica anche organizzarsi, immaginare e costruire un Paese in cui la democrazia si eserciti a partire dai territori, in cui il benessere collettivo prevalga sull’interesse particolare e in cui le altre voci smettano di essere considerate marginali per diventare protagoniste delle decisioni che definiranno il futuro del Perù. Lilian Oscco, segretaria esecutiva della Rete Muqui L’articolo originale è disponibile all’indirizzo: https://muqui.org/editorial-fortalecer-la-comunidad-y-la-organizacion-para-resistir-y-para-defender-el-futuro-de-los-territorios/   Redacción Perú
July 1, 2026
Pressenza