Thomas Von Steinaecker / La lingua è un monastero
In un futuro imprecisato la crisi climatica ha sconvolto il mondo, modificando
profondamente le abitudini degli esseri umani sopravvissuti. Chi ancora può,
vive in cupole che mantengono condizioni stabili e permettono attività come
l’agricoltura e l’allevamento, anche se la maggior parte di esse è distrutta ed
emerge da una nebbia difficile da penetrare. In una di queste comunità vive
Heinz, un ragazzo a cui sono stati regalati alcuni quaderni e strumenti per
scrivere, una delle tante risorse di difficile reperimento. Non si tratta
tuttavia solo di un dono, ma della dotazione necessaria a svolgere un compito di
cruciale importanza: conservare la Storia e i valori della comunità impiegando
la parola scritta. Heinz sembra aver trovato un senso profondo alla sua
permanenza nel mondo, così profondo che lo conserverà quando un evento farà
terminare la vita tranquilla della comunità e ne costringerà i membri ad
affrontare il mondo esterno.
Del Vecchio sta facendo un lavoro estremamente interessante con la fantascienza,
recuperando opere niente affatto scontate e sempre di un certo spessore, con una
ricerca di alto livello che coinvolge la veste grafica degli oggetti libro. E
dopo Andymon, uno dei libri più importanti prodotti nella DDR dai coniugi
Steinmuller (e già recensito su queste pagine) è il turno di La difesa del
paradiso, di Thomas Von Steinaecker, poliedrico intellettuale tedesco che
affronta la climate fiction da un’angolazione estremamente interessante
riflettendo, più che sulla questione ambientale, su una delle tecnologie più
fondamentali e arcaiche dell’essere umano, la parola scritta, e sull’impatto che
essa ha sulla civiltà.
La riflessione di Von Steinaecker, che per certi versi ricorda Scatter, adapt
and remember di Annalee Newitz, viene costruita su un romanzo denso in più di un
senso, ponderoso per certi aspetti ma al tempo stesso ricco di azione, in cui
numerosi eventi si succedono in un racconto in cui lo scenario cambia
radicalmente in più di un’occasione. La densità concettuale di Von Steinaecker
rifugge tuttavia il didascalismo, i personaggi esprimono il pensiero dell’autore
con naturalezza e attraverso la propria voce, integrandole nello svolgimento
della vicenda con un esito più che felice in termini di fruibilità della
lettura. Il compito assegnato a Heinz non è semplicemente quello dello storico
perché non si limita a raccontare. La parola scritta conserva e trasmette il
passato, senza dubbio, ma al tempo stesso tiene insieme il tessuto immateriale
della società umana garantendo un elemento di continuità nello spazio e nel
tempo. La comunità sopravvive perché qualcuno ne racconta le vicende, le
persone, le regole e le consuetudini e riflette come ognuno di questi elementi
vada a formare un insieme più o meno armonico ma comunque ordinato rispetto alla
barbarie di un’umanità allo stato brado in stile The Road di McCarthy. Heinz
cita costantemente i termini in uso presso la società per com’era prima di lui
ed è attraverso la sua percezione degli stessi che il lettore riesce a capire in
che modo l’umanità è cambiata, perché la civiltà come costrutto immateriale con
la finalità organizzare la realtà fisica lo fa attraverso i significati, e i
significati si trasmettono attraverso le parole che, a loro volta, sono il ponte
fra le cose e i concetti.
Il triangolo semiotico non viene mai citato ma è presente sempre perché La
difesa del paradiso è un’opera con un background teorico forte che solo
all’apparenza penalizza lo stile dell’opera che appare freddo ma, oltre a non
esserlo realmente, i momenti toccanti non mancano affatto, semplicemente
l’autore evita deliberatamente soluzioni facili per suscitare emozioni
preferendo mantenere una lucidità ferma e razionale che, quando va a toccare le
corde dell’emotività, lo fa con la freddezza analitica che costituisce la cifra
dell’architettura solida di un romanzo che racconta una storia trasversale
dell’umanità, quella dei monaci che hanno conservato la cultura nei loro
monasteri in tempi caotici che potrebbero tornare molto presto.
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