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I lavori per la realizzazione della Torino-Lione potrebbero arrestarsi per mancanza di finanziamenti
QUESTA PREVISIONE È STATA ANNUNCIATA NEL CORSO DELL’ULTIMA RIUNIONE DELLA  CONFERENZA INTER-GOVERNATIVA DELLA TORINO-LIONE RIUNITASI MERCOLEDÌ 17 GIUGNO 2026 NELLE SALE DORATE DEL CASTELLO DEI DUCHI DI SAVOIA A CHAMBÉRY. La mancanza di puntuali finanziamenti Ue a fondo perso che consentano alla Francia e all’Italia di realizzare a “basso costo” entro il 2033 la galleria di base fu discussa la prima volta nell’intervista di PresidioEuropa del 21 novembre 2024 a Daniela Rocca, Direttrice Generale Aggiunta Italia di TELT. In quella occasione disse: “Il contributo europeo può ridurre l’impegno degli Stati, quando presente, ma non è condizione necessaria per la garanzia della realizzazione dell’opera, e in applicazione degli Accordi, TELT si rivolge agli Stati per la copertura dei costi della fase realizzativa.” E, alla successiva domanda di PresidioEuropa “Nel caso di una insufficiente provvista di finanziamenti UE, TELT si rivolgerà a delle istituzioni finanziarie pubbliche/private per reperire i fondi mancanti?” rispose “In applicazione degli Accordi, TELT si rivolge agli Stati per la copertura dei costi della fase realizzativa.” Ora la CIG pensa che TELT potrebbe reperire fondi privati garantiti dalla Ue. Una tale costosa ipotesi di finanziamento potrebbe essere forse praticabile per un progetto redditizio, ma non è ancora stato dimostrato che la galleria del Moncenisio produrrà utili per coprire i costi di gestione. La stessa situazione potrebbe porsi per il BBT del Brennero: gli accordi tra Italia e Austria prevedevano l’intervento di privati, che non si sono mai presentati. Lo stesso argomento è trattato in questo post di PresidioEuropa dell’11 giugno 2026 TELT, una società in cerca di nuovi finanziamenti nega la rendicontazione delle proprie attività. Maggiori dettagli sono contenuti nell’articolo del 20 giugno 2026 a firma di Fabrice Liégard giornalista di France 3 Alpes che qui riportiamo tradotto in italiano. “LIONE-TORINO: «NON BISOGNA ASPETTARSI TUTTO DAI FONDI PUBBLICI – POLITICI E DECISORI ALLA RICERCA DI FINANZIAMENTI ALTERNATIVI» I responsabili politici francesi e italiani intendono accelerare, a costi contenuti, l’avanzamento dei lavori del futuro TGV Lione-Torino. Riuniti a Chambéry il 17 giugno, hanno discusso delle grandi sfide di questo progetto, tra cui quella del finanziamento, che potrebbe essere esteso oltre i fondi pubblici. «I grandi progetti come questo soffrono sempre degli stessi mali: una certa lentezza amministrativa e carenze di finanziamenti». Mathieu Grosch, rappresentante della Commissione europea in occasione di questa conferenza intergovernativa (CIG) per la realizzazione della linea Lione-Torino, era presente mercoledì 17 giugno nelle sale dorate del castello dei Duchi di Savoia a Chambéry. Con l’obiettivo primario di elencare, insieme ai decisori francesi e italiani della futura linea TGV, le difficoltà che hanno causato, ad esempio, un ritardo di 10 anni nei cantieri delle vie di accesso francesi. Ma anche per ribadire un sostegno europeo che, nonostante tutto, vuole dimostrarsi incondizionato. «Rimane un progetto emblematico per l’Europa, poiché soddisfa tutti i requisiti: mobilità, scambi e decarbonizzazione». DA 8 A 10 MILIARDI PER GLI ACCESSI FRANCESI Sempre emblematico, il progetto di collegamento ferroviario ad alta velocità e ad alta capacità di trasporto merci tra Francia e Italia. Ma anche sempre più costoso. Oltre 11 miliardi di euro per il tunnel transfrontaliero tra Saint-Jean-de-Maurienne (Savoia) e Susa (Piemonte). A cui vanno aggiunti 4 miliardi per gli accessi italiani al grande tunnel di 57 chilometri e da 8 a 10 miliardi di euro per quelli francesi — di cui 2 miliardi solo per la costruzione della tangenziale est di Lione. «Per il momento non abbiamo ancora avuto problemi di finanziamento con l’Europa», ha voluto rassicurare il coordinatore della Commissione europea per le reti di trasporto. «Ma rischiamo di averne nella fase finale dei lavori, con l’impiego di tutte le frese da galleria previste. Per la costruzione degli accessi in Francia, si parla comunque di un budget di 8 miliardi. Ecco perché oggi siamo tutti d’accordo nel dire che non bisogna contare solo sugli Stati e sull’Europa per finanziare spese di questa portata. Bisogna anche pensare a ricorrere a finanziamenti alternativi». A cosa pensa il responsabile del corridoio di trasporto «mediterraneo» per l’esecutivo di Ursula Van der Leyen? Quando gli viene chiesto, Mathieu Grosch parla, ad esempio, di ricorrere ai risparmi degli europei. «Risparmi investiti in gran parte al di fuori dell’Europa», secondo lui, «e che sarebbero meglio impiegati in progetti come la linea Lione-Torino, per dare un valore aggiunto europeo». Per finanziare la futura linea franco-italiana, ci si dichiara pronti a mettere tutte le opzioni sul tavolo. «Invece di erogare finanziamenti diretti, la Commissione può anche concedere la propria garanzia sul debito della linea Lione-Torino. È uno strumento che può anche consentire di raccogliere fondi ingenti. Perché oggi non siamo qui per chiedere sempre più denaro pubblico. Stiamo partecipando a una riflessione costruttiva per trovare alternative che, in definitiva, debbano andare a vantaggio di tutti: del cittadino francese o italiano che paga le tasse, dei ministri che gestiscono le finanze in ciascun paese e del progetto stesso», conclude l’esperto di trasporti. RITARDI SUL VERSANTE FRANCESE Dalle questioni relative ai finanziamenti alle differenze di ritmo tra Francia e Italia nell’avanzamento del dossier sugli accessi alla grande galleria di base: «L’obiettivo di questo incontro era parlarne con franchezza», assicura il rappresentante belga della Commissione. «È vero che, sul versante francese, abbiamo perso 10 anni tra l’indagine di pubblica utilità per gli accessi francesi del 2013 e la decisione dello Stato, prevista solo nel 2024», ammette senza esitazione Josiane Beaud, capo della delegazione francese in occasione di questa CIG. «Non so come recuperare questo ritardo. Abbiamo istituito un team che sta lavorando, in modo rapido ed efficiente, al progetto preliminare dettagliato per presentarlo entro il 2028». Dovrebbe seguire uno studio ambientale per l’avvio della fase dei lavori «difficilmente prima del 2038», stima la responsabile francese. Per una messa in servizio prevista entro il 2045? Una notizia che è ben lungi dall’entusiasmare la parte italiana del grande tunnel di base. Infatti, in Piemonte, il dossier relativo ai lavori per la costruzione degli accessi alla grande opera di 57 km sotto il confine alpino è già a buon punto. LA LENTEZZA FRANCESE MINACCIA IL TGV LIONE-TORINO Quando, dopo l’entrata in servizio del grande tunnel di base, gli italiani, conformemente agli accordi stipulati, potranno far transitare 25 milioni di tonnellate di merci all’anno dalla loro parte, i francesi ne trasporteranno ancora solo 15 milioni.A riprova del fatto che le difficoltà derivanti dalla differenza di tempistica tra il calendario di realizzazione degli accessi francesi e italiani sono note da tempo a entrambe le parti. Ma che i responsabili politici su entrambi i versanti delle Alpi avevano finora avuto cura di eludere l’argomento. «Al giorno d’oggi, la realizzazione di grandi infrastrutture non sembra essere la priorità degli Stati», spiegava all’uscita dalla conferenza Maurizio Bufalini, presidente di Telt (Tunnel Euralpin Lione-Torino), la società franco-italiana incaricata della costruzione del grande tunnel di base sotto le Alpi — e, in quanto tale, dipendente dalla realizzazione sia degli accessi francesi che di quelli italiani per sfruttare al massimo il potenziale di trasporto merci del suo grande tunnel, la cui entrata in servizio è prevista per il 2034. «Comprendo perfettamente le difficoltà della Francia, ma sono certo che troveremo insieme delle soluzioni per realizzare il trasferimento modale dagli autocarri ai treni. Tra l’Italia e la Francia, al momento, il 95% delle merci viaggia su autocarri. In Svizzera, invece, è solo il 30%, mentre il resto viaggia su treni. È questa la direzione che dobbiamo seguire». «Che l’Italia sia in anticipo è ormai risaputo. Che la Francia sia rimasta indietro è altrettanto noto», ha precisato il coordinatore europeo, assumendo il ruolo di arbitro. «L’obiettivo di questo incontro era discuterne in modo positivo. Ora è stato raggiunto. Non volevo che domani i due paesi si scambiassero rimproveri al riguardo. Perché proprio domani dovranno gestire insieme la nuova linea.» PresidioEuropa No TAV
June 22, 2026
Pressenza