Il premier britannico Keir Starmer si è dimesso
«Ogni decisione che ho preso è stata dettata dal mettere al primo posto il Paese
che amo. Per questo motivo mi dimetterò da leader del Partito Laburista». Così
il premier britannico Keir Starmer ha annunciato le proprie dimissioni da capo
del partito e, conseguentemente, da primo ministro del Regno Unito. Le
dimissioni di Starmer arrivano dopo mesi di tensioni interne ai laburisti,
dovute agli scandali legati agli Epstein Files, a dimissioni ministeriali e a
sconfitte elettorali. A pesare, anche il recente ottenimento di un seggio
suppletivo alla Camera dei Comuni da parte di Andy Burnham, da molti visto come
più adeguato a guidare il Partito Laburista. Ora il partito dovrà individuare il
nuovo leader che prenderà il posto di Starmer, e che, secondo molti, sarà
proprio Burnham. Starmer, invece, rimarrà in carica come primo ministro fino
alla nomina del suo successore, che dovrebbe arrivare entro la fine di
settembre.
L’annuncio di Starmer è arrivato oggi, 22 giugno, ma era nell’aria da tempo. Le
dimissioni del premier seguono mesi di scandali politici e sconfitte elettorali
che hanno fatto perdere consensi al leader britannico, tanto tra i cittadini
quanto tra le fila del suo stesso partito. Il colpo di grazia è arrivato giovedì
18 giugno, quando il suo rivale interno Andy Burnham ha vinto le elezioni per
ottenere un seggio suppletivo in Parlamento. Burnham è l’attuale sindaco di
Manchester e lascerà il proprio incarico da primo cittadino proprio per assumere
quello di deputato; nel Regno Unito, una delle condizioni per diventare primo
ministro è infatti quella di far parte del Parlamento. Burnham non ha nascosto
le proprie intenzioni di sostituire Starmer e, secondo molti, dovrebbe essere
proprio lui a subentrare al premier dimissionario.
Starmer ha annunciato di avere già contattato il re per informarlo della propria
decisione e ha chiesto al partito di organizzare un calendario per l’apertura
delle candidature entro il 9 luglio; proprio a partire da quella data e fino
alla convention laburista di fine settembre, i laburisti dovranno scegliere il
prossimo leader del partito e futuro premier. Starmer traghetterà il Paese fino
ad allora.
Le dimissioni di Starmer arrivano dopo mesi di pressioni interne, a cui il
premier ha provato a resistere fino alla fine. I problemi sono iniziati con
l’uscita dei nuovi faldoni dei cosiddetti Epstein Files, in cui compariva anche
un importante diplomatico britannico, nonché ambasciatore del Regno Unito negli
Stati Uniti, Peter Mandelson.
Peter Mandelson era una figura centrale del Partito Laburista e storico stratega
dei governi guidati da Tony Blair e Gordon Brown. La sua nomina ad ambasciatore
da parte dell’esecutivo di Starmer e la successiva comparsa del suo nome negli
scandali legati a Epstein hanno fatto tremare il governo e costretto diversi
ministri e consiglieri di Starmer a rassegnare le dimissioni, facendo perdere
consenso interno al premier. Dopo lo scandalo Mandelson sono arrivate
le elezioni dello scorso maggio, risultate in una totale disfatta per il premier
laburista, tanto da venire definite dalla stampa britannica con il termine
Starmageddon (gioco di parole tra “Starmer” e “Armageddon”); anche in
quell’occasione la pressione interna e le richieste di dimissioni da parte degli
stessi laburisti hanno travolto il premier, che tuttavia ha retto all’urto. In
generale, negli ultimi anni Starmer ha perso parecchi consensi a causa di
politiche sociali giudicate insufficienti, unite a strette securitarie, come
quelle che si sono abbattute sul movimento solidale con la Palestina.
L'Indipendente