“L’Islam è il male del mondo” e affermazioni simili sono molestie discriminatorie
Con la sentenza pronunciata ieri, 20 luglio, il Tribunale di Torino ha accolto
il ricorso promosso da ASGI con l’intervento in causa dell’associazione
Professionisti Musulmani (PROMUS) e del Progetto AISHA dell’Associazione di
tutela delle donne musulmane.
Il giornalista e politico Mario Adinolfi era stato chiamato in giudizio per aver
postato su Facebook, a commento della finale dei campionati di calcio africani,
espressioni offensive nei confronti dell’islam e delle persone nordafricane,
frammiste al richiamo a fatti di terrorismo e di cronaca.
Ritenendo che le espressioni utilizzate “non rimangono circoscritte alla critica
di una dottrina religiosa o di determinate situazioni politiche, ma estendono il
giudizio negativo alle persone accomunate dalla provenienza e dall’appartenenza
religiosa” e giungono a “presentare la delinquenza come caratteristica
ricorrente di una categoria individuata attraverso due fattori: l’origine
nordafricana e l’appartenenza alla religione islamica”, il verdetto del giudice
torinese ha pienamente accolto le domande dei ricorrenti.
Ha quindi condannato il convenuto a risarcire il danno, quantificato in 20 mila
€, e a pubblicare il dispositivo della sentenza su Il Corriere della Sera e
sulla propria pagina Facebook e a rimuovere i post incriminati.
La sentenza del Tribunale di Torino del 20 luglio 2026 fa seguito ad altri
precedenti, anche di Cassazione, che si erano espressi nello stesso senso in
casi analoghi, come quello del giornalista Vittorio Feltri.
Le Associazioni che hanno promosso e sostenuto il giudizio esprimono piena
soddisfazione per la sentenza che non solo sanziona comportamenti inaccettabili,
ma costituisce un autorevole e vincolante invito a “disarmare le parole” e a far
sì che il linguaggio, specie nella comunicazione pubblica, sia lo strumento per
costruire relazioni e non per seminare odio.
ASGI Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione