Processo naufragio Cutro, l’Imrcc classificò l’evento come barca migranti
Le contraddizioni in aula del capitano D’Agostino sulla scelta di non dichiarare
l’evento finito tragicamente come migratorio.
Non era una barca con migranti, ma venne classificata come barca di migranti. Ci
sono delle evidenti contraddizioni in quello che è accaduto nella notte tra il
25 e il 26 febbraio 2023 quando il caicco Summer Love si schiantò sulla costa di
Steccato di Cutro causando la morte di 94 persone. Contraddizioni emerse nel
corso della testimonianza del capitano di vascello Gianluca D’Agostino al
processo in corso a Crotone per i presunti ritardi nei soccorsi, nel quale sono
imputati 4 militari della Guardia di Finanza e 2 della Capitaneria di Porto per
omicidio e naufragio colposo.
Le segnalazioni di Frontex nel processo sulla strage di Cutro
L’avvocato di parte civile, Francesco Verri (che rappresenta superstiti e
familiari delle vittime), ha chiesto a D’Agostino se sapesse che la Guardia di
Finanza, nell’immediatezza della segnalazione di Frontex, riportò alle 23:20 sul
registro di sala del Roan di Vibo Valentia la comunicazione della centrale
operativa (Cenop) Natante con migranti. “Non so cosa abbia scritto allora la
Finanza” ha detto l’ufficiale. “Anche noi l’abbiamo inserita nel nostro
protocollo come barca con migranti perché viene catalogata così per natura
statistica. C’è un protocollo parallelo nel quale classifichiamo tutte le
segnalazioni provenienti da Frontex come barche con migranti. Da Frontex
arrivano una decina di segnalazioni al giorno in media. Tutte sono classificate
come evento migranti, poi la percentuale che non corrisponde è sotto il 10%. Ci
azzeccano.” L’IMRCC (Italian Maritime Rescue Coordination Center), in
particolare, ha classificato l’evento come IM533, dove IM – ha spiegato lo
stesso ufficiale – sta evidentemente per immigrazione.
Le valutazioni sul natante prima della strage di Cutro
D’Agostino ha ribadito quanto aveva già detto al pm Staccini poco prima: “Il
dubbio che sia una barca di migranti c’è sicuramente. Secondo me, però, non era
una barca di migranti. Il dubbio non mi è sorto, c’era una possibilità, ma anche
oggi dopo aver rivisto il video ribadisco che non era una barca con migranti.
Quella era una barca di cui non si aveva contezza di cosa stesse facendo. Poteva
portare droga o armi, come era stato fatto in precedenti occasioni.”
L’avvocato Verri ha riportato all’ufficiale una serie di raccomandazioni della
Commissaria Europea per i diritti umani ‘Lives saved. Rights protected’, secondo
la quale le barche di migranti devono essere considerate in pericolo appena
iniziano il viaggio. D’Agostino, pur condividendo le raccomandazioni, è rimasto
sui suoi convincimenti nonostante il caicco fosse stato classificato appunto
come barca con migranti sia dalla Capitaneria che dalla Guardia di Finanza: “È
corretta questa raccomandazione se si tratta di un’imbarcazione giudicata con
migranti. Se fosse stata un’imbarcazione con migranti ci saremmo comportati in
modo diverso. Il dubbio esisteva non solo per la Guardia Costiera, ma anche per
la Finanza e l’operazione di polizia nasce per dirimere il dubbio. Se si fossero
palesati quegli elementi lo scenario si sarebbe modificato”.
Il lato umano e la difesa delle procedure di soccorso
Quando l’avvocato di parte civile ha chiesto a D’Agostino se oltre all’errore di
essersi fidati della Finanza ci fossero stati altri sbagli quella notte,
l’ufficiale si è sfogato: “Io ho soccorso migliaia di persone, ma ti ricordi
quelle che non sei riuscito a salvare. Siamo delle persone, Guardia di Finanza e
Guardia Costiera sono le uniche che la notte piangono insieme ai familiari
quando hanno perso delle persone in mare.”
Poi, recuperato l’aplomb, il capitano D’Agostino ha ribadito: “Non ci sono stati
errori di procedura. Forse, a posteriori, quella telefonata con il mio omologo
della Finanza, che non è procedurale ma che forse ho fatto mille altre volte…
Questo me lo sono posto come uomo, non come tecnico”. Infine D’Agostino,
rispondendo a una precisa domanda, ha detto che la rotta della barca non era
verso alcun porto ma verso la costa e ha ammesso che “non avevamo valutato un
eventuale spiaggiamento perché le barche che hanno migranti a bordo
tendenzialmente arrivano sottocosta, alzano il telefono, chiamano, si fermano e
non si schiantano.”
Redazione Italia