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Comitato No Imec: “Trieste sempre più snodo del riarmo globale”
Nel comunicato stampa diffuso oggi, 30 luglio, il Comitato NO IMEC denuncia che la movimentazione di armi nello scalo della ‘porta d’Europa’ procede senza sosta:  La scorsa settimana l’ambasciatore statunitense Fertitta, in visita a Trieste sul suo yacht di 117 metri con scorta militare a spese di noi cittadini, ha affermato: “è raro che quando si parla di iniziative riguardanti la difesa in Italia non venga menzionato (il Friuli Venezia Giulia)” – Il Piccolo, 24/7/2026. Un chiaro riferimento non solo alla base Usa di Aviano, dove recentemente il tribunale di Pordenone ha confermato esser pronte decine di bombe nucleari, ma anche al porto di Trieste, al suo ruolo nell’Imec e al suo essere purtroppo snodo nella movimentazione globale di armi. L’ultimo caso di traffico bellico nel nostro scalo, di cui abbiamo avuto notizia solo pochi giorni fa, è accaduto sabato 11 luglio: l’imbarco dal molo VII di un elicottero M-73 prodotto dalla multinazionale italiana Leonardo e destinato alla marina della Malesia, come si deduce dalle scritte al di sotto del mezzo nella foto allegata. È stato caricato sulla nave CMA CGM Adonis, in servizio per il Phoenician Express che collega il Mediterraneo con l’Asia sud-orientale, anche con Port Klang in Malesia, gestito dalla compagnia CMA CGM con sede a Marsiglia. Il Comitato No Imec rende pubblica tale spedizione in continuità alla sua denuncia delle mire speculatrici e guerrafondaie degli Usa, dell’Ue, della Nato e del regime sionista di “Israele” sul nostro porto e sul nord Adriatico. Come ormai noto, due progetti funzionali alla logistica di una prossima guerra mondiale – annunciata da numerosi capi di Stato – potrebbero avere base a Trieste. Da una parte vi è l’Imec (Corridoio India – Medio Oriente – Europa), che nel Mediterraneo avrebbe come fulcro il collegamento tra il porto militare israeliano di Haifa e quello di Trieste. Dall’altra l’Iniziativa Three Seas o Trimarium, che in funzione antirussa punta ad unire gli stati che si affacciano su Mar Nero, Baltico e Adriatico, assegnando a Trieste un ruolo strategico. Non stupisce, dunque, che da Trieste passino mezzi militari destinati al riarmo della Malesia, con le crescenti tensioni che riguardano l’Estremo Oriente, dove gli Usa puntano all’accerchiamento della Cina e a tal fine si stanno servendo del rapporto con diversi paesi dell’area. Ricordiamo a proposito le parole del presidente della Camera di Commercio nel febbraio 2024, secondo cui sarebbe auspicabile che il porto di Trieste “diventasse una base Nato, essendo posto in una regione cruciale per il contenimento cinese, sia in termini economico-commerciali sia in caso di un eventuale conflitto mondiale”. In tempi nei quali, giustamente, si discute pubblicamente di come tutelare l’assetto autonomo e di porto franco del nostro scalo, rispetto alla sciagurata riforma centralista portata avanti dal governo Meloni, vogliamo ribadire un’altra specificità di Trieste. Se l’Allegato Ottavo al Trattato di Pace di Parigi fonda il regime di extradoganalità, l’Allegato Sesto, così come la Risoluzione 16/1947 del Consiglio di Sicurezza, stabilisce la smilitarizzazione e la neutralità del Territorio Libero di Trieste. Perché quello che vale per gli affari e il commercio non può valere per la pace? Su tutto ciò abbiamo rivolto, a giugno, una lettera aperta all’attuale presidente dell’Autorità Portuale, il dottor Consalvo, senza ottenere risposta. Per ciò che ci riguarda andremo avanti a mobilitarci perché il porto di Trieste non sia un anello della terza guerra mondiale, ma un avamposto di pace, in conformità al diritto internazionale, in adempimento alle tragiche lezioni della storia e in nome, soprattutto, della difesa stessa dell’umanità e dei popoli del pianeta. Comitato No Imec Redazione Friuli Venezia Giulia
July 30, 2026
Pressenza
Comunicato stampa sulla presentazione lettera aperta al presidente dell’Autorità Portuale dell’Alto Adriatico, dottor Marco Consalvo
Il Comitato No Imec ha svolto  giovedi 11 giugno 2026, una conferenza stampa di presentazione pubblica di una lettera aperta sul transito di armi nei porti di Trieste e Monfalcone, sul loro coinvolgimento nelle strategie politiche e militari occidentali e sul progetto del Corridoio Imec, altrimenti definito “via del cotone”. Lo abbiamo fatto in Piazza Unità, ai piedi del Palazzo Regionale dove, in concomitanza, si teneva la tavola rotonda “Piano del Mare: dialogo tra blue economy, innovazione e IMEC”, nell’ambito del simposio GeoAdriatico, con la partecipazione dello stesso Consalvo. Dopo la presentazione, abbiamo depositato la lettera aperta agli uffici dell’Autorità Portuale in via Von Bruck, assieme a quella già rivolta, nel 2024, all’allora Commissario all’Autorità Portuale, dott. Torbianelli, che non ha mai avuto risposta. Alleghiamo entrambe alla presente comunicazione. In estrema sintesi, nella lettera rivolta a Consalvo, svolgiamo una disamina delle logiche politiche e militari che stanno influenzando lo sviluppo del porto di Trieste e di quello di Monfalcone negli ultimi anni. Rileviamo come il Corridoio Imec, propagandato addirittura come futura “via dell’oro”, sia invece un progetto eminentemente politico, integrato nelle logiche di guerra degli Usa, dell’Ue e di Israele, tanto che, per quanto riguarda Trieste, il risultato sarebbe il rafforzamento del collegamento con il porto militare israeliano di Haifa. Nel frattempo, il porto di Trieste è in crisi, con un pesante -19% del traffico di container nel 2025. Ciò si deve, da un lato, alle conseguenze delle strategie di guerra statunitensi e israeliane in Asia Occidentale, delle quali l’Imec stesso è parte integrante e, dall’altro, all’interdizione, di fatto, agli investimenti cinesi, sulla base di diktat Usa. Nella lettera, chiediamo inoltre conto di dichiarazioni rese da esponenti di istituzioni locali e nazionali, i quali hanno propagandato, di fatto, un ruolo in chiave militare del porto di Trieste, come il ministro delle imprese Urso, che lo ha definito a più riprese “porto dell’Ucraina”, e del presidente della camera di commercio di Trieste, Paoletti, che lo scorso anno ne ha addirittura auspicato la trasformazione in una base della Nato. Ribadiamo, inoltre, come lo status di porto franco, funzionale al ruolo di Trieste nell’Imec, è stabilito dall’Allegato Ottavo al Trattato di Pace del 1947, il quale però garantisce il pieno accesso al porto di Trieste “in condizioni paritarie” e “senza restrizioni”, “di tutto il commercio internazionale” e a “navi mercantili e merci di tutti i paesi”. Tali disposizioni, inoltre, fanno il paio con quanto stabilisce l’Allegato Sesto, che istituisce il Territorio Libero di Trieste, statuendone la demilitarizzazione e la neutralità. La legalità internazionale va dunque in direzione opposto alla blindatura politica e alla militarizzazione del porto di Trieste perseguita anche nell’ambito del progetto Imec. In attesa di una risposta pubblica del Presidente Consalvo, concludiamo ribadendo la nostra volontà di continuare a lottare affinché le logiche di guerra non influenzino lo sviluppo del porto di Trieste e affinché, nell’ambito dell’Imec, non si rafforzi il collegamento con Haifa, che rischierebbe di funzionalizzare lo scalo marittimo della nostra città ai rifornimenti del regime guerrafondaio e genocida di Israele, oltre che esporre l’intera cittadinanza a potenziali ritorsioni militari. Comitato No Imec comitatonoimec@yahoo.com Redazione Friuli Venezia Giulia
June 19, 2026
Pressenza