Matteo Paoloni / Variazioni musicali, variazioni di vita
Sembra un gesto banale quello che si appresta a compiere il protagonista del
libro di Matteo Paoloni, Le impercettibili oscillazioni, ma non è così. Lui
stesso se ne accorge, gradatamente. Deve e vuole partire. Andare lontano da
casa, dalle persone con cui ha condiviso la sua giovane vita fino a quel
momento. Volare fino alle Canarie. Perché? “Perché no?” Risponde lui stesso in
una delle tantissime conversazioni che innervano il libro e che più tardi
articolerà meglio dicendo che partirà, più precisamente per Fuerteventura, “per
lavorare”. Ma questo non è il punto. Il punto è che fino a quel giorno, fino a
quel momento, egli ha vissuto come in un’isola. Quasi imprigionato in una zona
fisica ed emotiva costituita da affetti anche gratificanti, da legami amicali e,
naturalmente, da qualche “nemico”. Ha molto amato Marta, corrisposto. Non appena
però il movimento della partenza, della separazione si fa concreto, affiora in
lui un forte dolore. Si presentano le occasioni per fare bilanci, affiorano
rancori e rimpianti, emergono gelosie. I volti, i corpi e le caratteristiche
salienti degli stessi genitori (separati) vengono visti sotto una nuova luce.
A raccontare in modo particolarmente efficace i sentimenti e la condizione del
protagonista senza nome di questa storia, concorrono due scelte stilistiche
dell’autore. In primo luogo, la scelta della narrazione in seconda persona, non
molto diffusa nella narrativa italiana contemporanea, che permette anche al
lettore di stabile una sorta di “distanza partecipata” nei confronti del
personaggio che gli permette di capirlo al meglio nelle diverse sfumature. In
secondo luogo, la scelta narrativa di Paoloni di affidarsi quasi esclusivamente
alla tecnica del dialogo per profilare al meglio la qualità delle relazioni che
nel libro intercorrono tra il protagonista e le varie persone che, man mano
vuole incontrare: per salutare o per dirimere questioni passate. In questo modo,
caratteri e comportamenti dei vari personaggi, quasi tutti giovani, vengono alla
luce senza alcun bisogno di essere presentati o introdotti.
Le impercettibili oscillazioni, inoltre, ci offrono al loro interno dei
contrappunti, delle brevi frasi in corsivo: delle annotazioni in un’agenda
immaginaria dove, come su un pentagramma, si collocano le note della piccola
sinfonia degli affetti con le pause, le note dominanti, sensibili, toniche e le
diverse “dissonanze”. Perché il giovane protagonista è anche un musicista. Con
altri amici, da ragazzo è riuscito a fondare una rock band e soprattutto, oggi,
compone canzoni che fa ascoltare al padre, quando sono in via di definizione, e
alla madre solo quando sono “perfette”.
Nelle ore in cui il romanzo di Paoloni racconta la dimensione interiore del suo
personaggio che cerca di elaborare o piuttosto di vivere una separazione dalle
cose e dagli affetti, tra desiderio di restare e necessità di scomparire, si
susseguono e si accavallano sentimenti di angoscia, di malinconia, di rabbia e
di paura. All’ossessione per il tempo si accosta anche una percezione della
morte. Il vuoto sembra vincere sul pieno. Molte cose e molte relazioni sembrano
essere state troppo superficiali: sono come “una ragnatela disegnata sul nulla”.
Gli addii a cui pervicacemente si è puntato per tutto il libro non sembrano mai
risolutivi. C’è frustrazione per una situazione della quale almeno in parte si è
anche responsabili. Solo Marta, capace di tenerezza nei sui confronti, ma anche
di grande lucidità e di una certa fermezza, riesce a presentare ed affermare un
sano principio di realtà che lo mette di fronte alle responsabilità delle sue
decisioni, alla scelta della “fuga”. Lontano da ogni predica moralista, il
racconto non arriva a facili conclusioni o a sintesi affrettate e lascia che il
lettore respiri a pieni polmoni l’aria di un’età che dalla piena adolescenza si
affaccia all’età adulta, seppur con qualche legittimo timore.
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