Vertice NATO ad Ankara: rinforzo della Difesa Europea e della spesa militare
Proprio in questi giorni si sta riunendo ad Ankara il vertice NATO, pochi giorni
dopo la visita del Segretario Generale della Alleanza in Germania per colloqui
urgenti, nel corso dei quali è arrivato un attestato di stima per il riarmo
intrapreso da Berlino. Il merito tedesco sarebbe quello di avere mantenuto gli
impegni assunti con la NATO, aumentando la spesa per la Difesa, accrescendo le
risorse (economiche e militari) destinate all’Ucraina e fornendo un forte
impulso alla riconversione a fini militari di parte del tessuto manifatturiero
nazionale. Rutte ha parlato di «un risultato straordinario» invitando le
industrie della Difesa europee – e non solo – ad «aprire nuove linee di
produzione, espandere le catene di approvvigionamento e fornire rapidamente ciò
di cui abbiamo bisogno per la nostra sicurezza».
Durante il summit in Turchia la NATO farà i conti con la necessità di un salto
di qualità nella ricerca e nella produzione di sistemi d’arma tecnologicamente
sempre più evoluti, nell’ottica di acquisire in maniera sinergica e
collaborativa armi, veicoli e tutte le attrezzature più importanti, in maniera
tale da sfruttare le economie di scala e favorire l’integrazione tra sistemi
produttivi nazionali differenti.[1]
Non si parlerà, dunque, solo dell’Ucraina e dell’ammontare effettivo delle spese
militari: la riunione NATO sarà assai attenta allo sviluppo del complesso
industrial-militare, alla ricerca accademica a fini bellici, alla interazione
tra soggetti pubblici e privati. Forti pressioni arrivano dall’industria
militare turca, che recentemente ha concluso accordi con importanti aziende del
settore di vari paesi, europei e non. Preoccupa invece la capacità europea di
garantire un costante e crescente rifornimento bellico da qui ai prossimi anni.
Sono trascorsi oltre dieci anni da quando, nel 2014, i paesi della Alleanza si
impegnarono a portare al 2% del PIL la spesa per la Difesa, destinando almeno il
20% di queste somme all’acquisto di equipaggiamenti bellici e a sostegno delle
attività di ricerca e sviluppo. Nel 2023, al vertice di Vilnius, fu preso un
accordo per lo sviluppo di una maggiore sinergia tra aziende militari e acquisti
collaborativi, nel tentativo di costituire una dotazione bellica composta da
sistemi d’arma fra loro compatibili (interoperabilità). Nel vertice 2024,
tenutosi negli States, l’attenzione venne focalizzata su come espandere la
capacità industriale. Nel giugno del 2025, infine, i Paesi NATO si impegnarono a
destinare alla Difesa il 5% del PIL.[2]
La gran parte dei documenti prodotti dalla Nato in questi ultimi anni analizza i
pericoli per l’Alleanza pensando che arrivino in prevalenza dalla Russia. Da qui
il sostegno alla produzione di armi in alcune fabbriche ucraine e al
potenziamento della spesa per la Difesa nei paesi geograficamente più vicini a
Mosca: «Gli Alleati si sono impegnati a sostenere l’Ucraina e la sua base
industriale della difesa, promuovendo ed espandendo al massimo la cooperazione
in materia di difesa con l’industria ucraina».[3]
In generale, la percezione di un nemico esterno favorisce l’adozione
dell’obiettivo strategico di incrementare la spesa militare, gli investimenti in
intelligence e la stessa capacità produttiva del settore bellico. Allo stesso
tempo, il tentativo in corso è quello di modificare la legislazione vigente per
favorire il riarmo e la concentrazione di capitali – rivedendo, ove necessario,
l’agenda delle priorità dei singoli paesi – e accelerare processi di ricerca e
tempistiche di approvvigionamento, nonché ampliare e ammodernare la produzione
di armi – anche attraverso processi di riconversione militare della
manifattura.
E i maggiori investimenti diretti vanno a favore degli aerei da combattimento
multiruolo, degli elicotteri, dei sistemi aerei senza equipaggio e della ricerca
sulle armi tecnologiche, specie per quanto riguarda l’equipaggiamento di
fanteria. Dal punto di vista amministrativo si va costruendo un’infrastruttura
adatta allo sviluppo di una filiera militare continentale: normative ad hoc,
anche in deroga alle leggi vigenti, accordi bilaterali di cooperazione in
materia di Difesa, abbattimento delle barriere commerciali, acquisti
collaborativi (sia di prodotti finiti, come armi e munizioni, sia di
semi-lavorati) per favorire produzioni in grande scala. La NATO, insomma, si
candida a ricoprire un ruolo da «promotore di iniziative, ente normatore,
organismo che definisce i requisiti, aggregatore e facilitatore dell’attuazione,
al fine di espandere la capacità industriale nel settore della Difesa».[4] Del
resto esiste un cronoprogramma[5] della NATO per lo sviluppo di filiere di
approvvigionamento resistenti agli shock economici o “geo-politici”. Vedremo nei
prossimi giorni se e come questi ambiziosi obiettivi siano stati raggiunti e
quali saranno le iniziative intraprese, con i relativi effetti immediati e a
medio termine sui Bilanci comunitari e nazionali.
F. Giusti, E. Gentili, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e
delle università
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[1] Cfr.
https://www.nato.int/en/what-we-do/deterrence-and-defence/natos-role-in-defence-industry-production.
[2] Cfr.
https://www.nato.int/en/news-and-events/articles/news/2025/02/13/nato-defence-ministers-conclude-meeting-focus-on-defence-spending-and-support-for-ukraine.
[3] Cfr.
https://www.nato.int/en/about-us/official-texts-and-resources/official-texts/2025/02/13/updated-defence-production-action-plan.
Traduzione nostra dall’originale: « Allies also pledged to support Ukraine and
its defence industrial base by fostering and expanding defence cooperation with
the Ukrainian defence industry to the fullest extent, and committed to enhancing
defence industrial cooperation with NATO partners».
[4]
https://www.nato.int/en/about-us/official-texts-and-resources/official-texts/2024/07/10/nato-industrial-capacity-expansion-pledge.
Traduzione nostra dall’originale: «We will leverage the Alliance’s role as
convenor, standard setter, requirements setter and aggregator, and delivery
enabler to expand defence industrial capacity».
[5] Cfr.
https://www.nato.int/content/dam/nato/webready/documents/factsheets/240712-Factsheet-Defence-Supply-Chain-Roadmap-en.pdf.
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