La “riforma Crosetto”: le nuove generazioni come riserva permanente per la guerra
La Rete Italiana Pace e Disarmo si oppone alla riforma dello strumento militare
promossa dal Ministro Guido Crosetto: non porta sicurezza, militarizza la
società e ipoteca il futuro delle nuove generazioni. La vera alternativa è la
difesa civile, non armata e nonviolenta.
Aumentare spese militari e numero di soldati, oppure investire in riforme di
difesa civile e nonviolenta capaci di costruire strade di Pace positiva?
È la domanda che la Rete Italiana Pace e Disarmo pone alla società civile con
il proprio documento di analisi diffuso oggi – La “riforma Crosetto”: le nuove
generazioni come riserva permanente per la guerra – dedicato alle bozze dei
disegni di legge per la riforma dello strumento militare
Nelle ultime settimane il dibattito si è concentrato sulla domanda sbagliata: se
il Governo intenda reintrodurre la leva obbligatoria. La risposta tecnica è no,
ma proprio questa risposta nasconde ciò che sta realmente accadendo. I due
provvedimenti non riportano l’Italia alla coscrizione del Novecento, ma
disegnano qualcosa di più profondo: uno Stato sempre più predisposto a fare
della guerra una possibilità permanente e organizzata.
Non è “la leva”, ma qualcosa di più strutturale
Il primo disegno di legge supera il modello dell’esercito professionale “puro” e
costruisce una forza multilivello, con un sistema di riserve operativa,
territoriale e specialistica. Il grande bacino da cui attingere è quello dei
giovani e delle giovani. Il personale in congedo verrebbe vincolato per cinque
anni a una disponibilità diretta, con il Governo che potrebbe richiamare
d’autorità i riservisti dopo un passaggio parlamentare di soli cinque
giorni. Entro il 2033 si ipotizzano oltre 42 mila unità aggiuntive tra Forze
Armate, Sanità militare e Carabinieri.
È un’inversione di tendenza storica: la crescita della spesa militare non sarà
più legata soltanto all’acquisto di nuovi sistemi d’arma, ma riguarderà in modo
crescente l’aumento degli effettivi, con costi strutturali e permanenti stimati
in circa 7-8 miliardi di euro annui aggiuntivi a regime, a scapito di ambiente,
lavoro, sanità, istruzione e welfare. Per rendere appetibile la riserva, le
bozze prevedono un vero e proprio “ecosistema di convenienza” fatto di compensi,
premi e decontribuzioni: un salto verso la “warfare society”, militarizzata non
solo dagli armamenti ma anche da incentivi, organizzazione del lavoro e cultura
pubblica, con una presenza crescente delle Forze Armate nella scuola e
nell’università.
Il secondo disegno di legge sposta il baricentro dal “controllo democratico”
alla “disponibilità operativa continua”, con centralizzazione del comando, droni
e sistemi autonomi senza riferimento al controllo umano significativo,
indebolendo il controllo di Parlamento e Amministrazioni.
Una democrazia al bivio
«Non siamo davanti a una riforma tecnica, ma a una scelta di civiltà –
afferma Alfio Nicotra, Coordinatore dell’Esecutivo di Rete Italiana Pace e
Disarmo – L’idea che più spese militari, più soldati e più militarizzazione
portino pace e sicurezza è una promessa continuamente ripetuta e mai
realizzata: gli ultimi venticinque anni di corsa al riarmo non hanno reso il
mondo più sicuro, lo hanno destabilizzato. La riforma Crosetto sequestra il
futuro delle nuove generazioni, alle quali prospetta soltanto l’alternativa tra
uccidere o morire. Noi rivendichiamo l’esatto contrario: il pieno protagonismo
dei giovani nella costruzione di una società che non si fondi più sulla
violenza. La Pace, declinata in senso positivo, si prepara con istituzioni e
strumenti di Pace, non trasformando la Repubblica in un’enorme caserma».
A questa logica la Rete Italiana Pace Disarmo contrappone la prevenzione e la
mediazione nonviolenta dei conflitti, la diplomazia ancorata al Diritto
Internazionale, i Corpi Civili di Pace e la protezione delle persone. Se si
vuole davvero costruire resilienza nazionale, perché gli stessi incentivi
riservati alla funzione militare non vengono destinati anche alla difesa civile,
alla protezione civile e al servizio civile universale?
L’alternativa: “Un’altra difesa è possibile”
L’alternativa è già scritta nella Costituzione: la difesa della Patria sancita
dall’articolo 52 non può mai essere concepita come minaccia alla libertà degli
altri popoli (articolo 11).
In questa direzione muove la legge di iniziativa popolare “Un’altra difesa è
possibile” promossa dalla Rete insieme a CNESC e Sbilanciamoci!, di cui è in
corso la raccolta firme.
Il testo prevede un Dipartimento della Difesa civile, non armata e nonviolenta,
sotto la Presidenza del Consiglio. Per portare la proposta in Parlamento servono
ora almeno 50 mila firme.
La domanda decisiva non è quante riserve mobilitare, ma quale idea di sicurezza
vogliamo costruire per il futuro dell’Italia e dell’Europa.
Rete Italiana Pace e Disarmo