Elezioni in Perù: una frode “straniera”
L’ipotesi di una frode “straniera” che potrebbe essersi verificata nel
ballottaggio tenutosi in Perù è stata elaborata da Sergio Pascual, ingegnere
delle telecomunicazioni e antropologo in Spagna, ex primo segretario
all’organizzazione di Podemos e, inoltre, collaboratore in missioni di
osservazione elettorale. La sua ricerca per il Centro Strategico Latinoamericano
di Geopolitica – CELAG DATA fa luce sui risultati elettorali, in cui Keiko
Fujimori ha vinto grazie al voto dall’estero.
Secondo l’indagine di Pascual, le tendenze emerse nello spoglio (prima Keiko
Fujimori con il voto urbano, poi Roberto Sánchez con il massiccio voto rurale e
infine Fujimori con il voto dall’estero) trovano una spiegazione nei giorni
precedenti alle elezioni.
“ANALIZZANDO” I FATTI
L’articolo analizza i fatti: «Cosa è successo con il voto dall’estero al secondo
turno elettorale? Per capire cosa stesse accadendo dobbiamo tornare indietro di
alcune settimane, al 21 aprile 2026, appena 10 giorni dopo il primo turno
elettorale. In quella data, Piero Corvetto, fino ad allora stimato capo
dell’Ufficio Nazionale dei Processi Elettorali, si dimise a sorpresa. Il
Consiglio Nazionale di Giustizia (JNJ) aveva appena, ‘per caso’, avviato
un’indagine preliminare nei suoi confronti. «Per caso», i membri del Consiglio
Nazionale di Giustizia che avevano avviato il procedimento erano stati eletti
per il periodo 2025-2030 da una commissione speciale del Congresso controllata
da Fuerza Popular (il fujimorismo) e dai suoi alleati.
Solo due giorni dopo, con un’altra mossa inaspettata, Carlos Pareja Ríos veniva
nominato ministro degli Esteri. Pareja è un fujimorista e non lo nasconde. Sulla
sua pagina Facebook ci sono foto con il principale consigliere di Keiko
Fujimori, Carlos Díaz-Rosillo. Pareja ha ricoperto incarichi di fiducia durante
il governo di Alberto Fujimori (direttore degli Affari sudamericani, ministro
consigliere dell’Ambasciata in Cile e consigliere della Vice-Cancelleria).
Infatti, fu proprio Alberto Fujimori a promuoverlo ambasciatore e a inviarlo in
una delle destinazioni diplomatiche più prestigiose: l’Ambasciata del Perù in
Spagna.
Così, appena pochi giorni dopo il primo turno, due figure chiave per il
controllo elettorale erano state sostituite in Perù. Solo poche settimane dopo,
il 29 maggio, cominciarono a venire alla luce le ragioni di questi cambiamenti.
La nuova direzione dell’ONPE approvò la Risoluzione n. 000090-2026-JN/ONPE. La
risoluzione, intitolata «Linee guida per le attività elettorali all’estero –
Seconda elezione presidenziale 2026», stabiliva un cambiamento epocale nel
conteggio dei voti dall’estero.
È STATA VIOLATA L’INTANGIBILITÀ NORMATIVA
L’indagine sottolinea inoltre che, storicamente, nella procedura elettorale
generale, i voti dall’estero sono sempre stati i primi ad essere inseriti nel
conteggio, a causa delle differenze di fuso orario tra i diversi continenti, con
voti scansionati e digitalizzati dalle sedi remote dei consolati.
Tuttavia, con la nuova norma, è stata violata «l’intangibilità normativa, che
vieta di modificare le norme elettorali durante l’anno precedente alle
elezioni»; inoltre, il suo trasferimento irregolare ha gravemente compromesso la
catena di custodia dei voti.
Va inoltre sottolineato il ruolo svolto dai mass media peruviani, che hanno
iniziato a diffondere l’idea che il voto dall’estero avrebbe cambiato tutto.
«Qualcosa “correggesse” progressivamente l’inserimento dei voti rurali a favore
di Sánchez. Secondo i fujimoristi, quel “qualcosa” era l’inserimento tardivo dei
voti dall’estero», sottolinea Pascual.
«Questa ipotesi aveva senso? Una volta terminato lo spoglio, era semplice
simularla: bastava fingere che tutti i voti di Keiko Fujimori e Roberto Sánchez
dall’estero fossero stati conteggiati a priori, come se fossero arrivati nella
prima fase dello spoglio – come era avvenuto al primo turno. Simulando che
questi voti fossero già stati conteggiati, se ne sarebbe scartato l’effetto
nella fase finale dello spoglio e – teoricamente – si sarebbe potuto osservare
come in quella fase finale rimanesse solo l’effetto del voto rurale.
Quando abbiamo effettuato questo esercizio, la tendenza continuava a discostarsi
da quanto ci si sarebbe aspettato. Effettivamente, Sánchez avrebbe impiegato più
tempo a recuperare il distacco da Fujimori, ma avvicinandosi al 98% dello
spoglio, una volta conteggiata gran parte del Perù rurale, sarebbe riuscito a
recuperare tutto lo svantaggio, compreso il voto dall’estero.
Sembra evidente che sia successo qualcosa nello spoglio peruviano. Perché
«casualmente» i verbali in attesa di revisione corrispondevano in maggioranza a
zone in cui il fujimorismo è maggioritario? Perché la JNJ ha imposto la
sostituzione del capo dell’ONPE in un momento critico come quello tra il primo e
il secondo turno? Perché l’interesse a lasciare «per ultime» le schede
dall’estero che venivano sempre conteggiate per prime?
Molte domande e molti indizi che suggeriscono che qualcosa di più dei soli voti
abbia favorito Keiko Fujimori in queste ultime elezioni in Perù”, afferma il
ricercatore.
È possibile consultare l’articolo originale al seguente link:
https://www.celag.org/elecciones-en-peru-un-fraude-extranjero/
Redacción Perú