Ricordo di Jean Ziegler, studioso marxista e militante della sinistra anticapitalistica e altermondialista. L’altra Svizzera
Il 10 giugno scorso è scomparso all’età di 92 anni Jean Ziegler. Ecco un breve
ricordo per rendere omaggio a una figura che ci ha molto influenzato e che
abbiamo molto ammirato.
Dopo la scelta giovanile per il socialismo e per il comunismo, la sua militanza
è stata nel segno della critica radicale del capitalismo e della sua logica di
funzionamento come sistema mondiale. Da qui la sua costante attenzione al
rapporto Nord-Sud. La scelta di sostenere i movimenti di liberazione nazionale e
la rivoluzione cubana lo rese popolare presso noi terzomondisti in questa parte
del pianeta.
È celebre l’episodio con il Che nel 1964. In quanto militante comunista, fu
incaricato di guidare Ernesto Guevara nella visita a Ginevra, dove il ministro
della Cuba rivoluzionaria si era recato per un incarico istituzionale. Preso dal
fervore rivoluzionario, Ziegler esternò al Che il proposito di seguirlo in
America Latina e lui fermamente lo dissuase. “Il tuo posto di lotta è qui. Qui
c’è la testa del mostro”.
La Svizzera delle banche, della finanza internazionale, sede di multinazionali,
rifugio, con il segreto bancario, dei capitali illegali mafiosi, delle dittature
di mezzo mondo, sede di mercanti del commercio mondiale delle armi e via
elencando. Il suo libro che fece epoca per noi fu Una Svizzera al di sopra di
ogni sospetto, uscito nel 1976 con Oscar Mondadori e pertanto di larga
diffusione.
Lo conobbi nel 1980 a Milano in occasione di un convegno internazionale promosso
dalla benemerita e formativa Lega Internazionale per i Diritti e la Liberazione
dei Popoli, fondata da Lelio Basso e allora animata da Piero Basso. Ci siamo
ritrovati nei primi anni 2000 come Associazione Culturale Punto Rosso per il
movimento altermondialista e per i Forum Sociali Mondiali. È nota la sua lunga
militanza quale consigliere socialista in varie legislature presso il Consiglio
Nazionale (Parlamento) della Svizzera.
Tra il 2000 e il 2008 è stato incaricato all’Onu quale “Relatore speciale per il
diritto al cibo” e in questa veste ha denunciato la fame nel mondo e le
malefatte del capitalismo. Nella sua visione, si tratta di un sistema economico
e sociale sicuramente irriformabile e pertanto semplicemente da superare. Il suo
rapporto costituisce uno studio accurato e un’indagine scrupolosa. Oggi nel
mondo si produce cibo in quantità e in qualità tale da poter sfamare 12 miliardi
di esseri umani. Nel 2008 la popolazione mondiale era di 6,8 miliardi di
persone, oggi è 8,3 miliardi.
Con il corollario necessario: lo scandalo, l’abominio della morte per fame di
una parte dell’umanità, non solo ovviamente nel Sud Globale, ma addirittura
anche nel Nord Globale. Non si può dire pertanto, come si fa di solito, che un
bimbo/una bimba è morto/morta per fame. È stato ucciso/uccisa. È così che ogni
cinque secondi un bambino/una bambina di età inferiore ai dieci anni muore di
fame in un pianeta che abbonda di cibo e di ricchezza materiale a causa di un
sistema profondamente ingiusto, appunto da superare.
Tra i tanti suoi libri, ne rammentiamo solo alcuni: La Svizzera lava più bianco
(Mondadori) del 1990, La privatizzazione del mondo (Marco Tropea Editore) del
2003 (poi Il Saggiatore), Il capitalismo spiegato a mia nipote. Nella speranza
che ne vedrà la fine (Meltemi) del 2021.
Proprio alla speranza ha dedicato la sua ultima fatica. Où est l’espoir? Dov’è
la speranza ? (Seuil 2024), con la bellissima epigrafe che riporta i versi della
canzone di Mercedes Sosa, monito per ognuno/ognuna di noi, militante e non.
Solo le pido a Dios
Que el dolor no me sea indiferente
Que la reseca muerte non me encuentre
Vacía y sola sin haber hecho lo suficiente.
Chiedo solo a Dio
Che il dolore non mi lasci indifferente
Che la morte rinsecchita non mi trovi
Vuota e sola senza aver fatto quello che occorreva.
Giorgio Riolo