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La Ocean Viking diretta a Palermo con 90 naufraghi
Dopo l’allarme dato da AlarmPhone la nave Ocean Viking di SOS Mediterranee ha evacuato oggi 44 persone, molte delle quali in condizioni mediche critiche, dalla nave mercantile Sider nell’area di ricerca e soccorso di competenza maltese Tutti i sopravvissuti sono… Redazione Italia
Crimini ecologici e l’impunità del ceto politico nel passato recente della storia italiana
Per gentile concessione dell’editore pubblichiamo la premessa del Libro-Inchiesta di Salvatore Palidda, CRIMINI ECOLOGICI E IMPUNITÀ (Multimage,2025), finito di stampare negli ultimi giorni dell’anno appena passato ieri e che sarà presentato a Palermo in anteprima al Laboratorio “Andrea Ballarò”, con la partecipazione degli esperti scientifici Ino Genchi e Maria Giannì. Alla giornata di studio, coordinata da Renato Franzitta, interverrà anche l’autore. L’inchiesta ricostruisce l’impressionante sequenza di crimini ecologici di cui la storia d’Italia è stata particolarmente segnata da questi misfatti, che non a caso spesso si intrecciano con le stragi di Stato (quindi con l’opera dei servizi deviati). Senza andare a tempi più remoti, dal 1945 in questo paese si è sperimentata una sconvolgente ripetizione di questo genere di reati, con migliaia di morti e giganteschi danni materiali e sanitari di cui si pagano ancora le conseguenze (soprattutto come contaminazionitossiche che provocano malattie mortali e come dissesto idrogeologico, frane e ripetute catastrofi). Tale reiterazione è l’esito sfacciato dell’operato di governi che non solo hanno resa vana la Carta costituzionale, ma hanno anche sabotato qualsiasi programma di bonifica e di prevenzione: un crimine contro l’umanità_  PREMESSA A PARTE I CRIMINI ATTRIBUITI ALLA CRIMINALITÀ O AL TERRORISMO, SINORA SI È SEMPRE PARLATO E STUDIATO SOLO DI CRIMINI DEFINITI SEMPLICEMENTE NATURALI O AL MASSIMO AMBIENTALI MENTRE PIÙ RARAMENTE SI È PARLATO E STUDIATO DI CRIMINI AI QUALI SI DEVONO TANTE STRAGI DI LAVORATORI E DI ABITANTI A SEGUITO DI INCIDENTI O DISASTRI INDUSTRIALI, CAMUFFATI COME NATURALI (COME FU IL CASO DEL VAJONT E DI ALTRI SIMILI) O DOVUTI ALLA DIFFUSIONE DI CONTAMINAZIONI TOSSICHE. ANCHE SE RECENTEMENTE SI È COMINCIATO A PARLARE DI DISASTRI ECOLOGICI, MANCA SPESSO LA CHIARA CAUSA DI TALI DISASTRI E L’IDENTIFICAZIONE DEI RESPONSABILI CHE SONO SEMPRE I DOMINANTI ECONOMICI E POLITICI IN NOME DEL PROGRESSO, OSSIA DELLO SVILUPPO ECONOMICO … SULLA PELLE DI VITTIME PRIVE DI PROTEZIONE. DA PARTE SUA LA CRIMINOLOGIA CRITICA HA IGNORATO QUESTO CAMPO DI STUDIO MALGRADO L’IMPEGNO E L’ATTENZIONE CHE EMERSERO DOPO IL ’68 FRA ALCUNI MAGISTRATI DEL LAVORO, MEDICI DEMOCRATICI E MILITANTI DELLA SINISTRA SINDACALE E POLITICA DI ALLORA. IN QUESTO TESTO CONSIDERIAMO CRIMINI ECOLOGICI TUTTI QUELLI CHE COLPISCONO TUTTO IL MONDO VIVENTE (GLI UMANI, GLI ANIMALI E I VEGETALI) OLTRE A DISTRUGGERE L’ASSETTO DELL’ECOSISTEMA, LE STRUTTURE ABITATIVE E LE INFRASTRUTTURE. QUINDI CRIMINI CONTRO L’UMANITÀ CHE PERÒ SPESSO RESTANO ANCORA IGNORATI AL PARI DELLE TANTE INSICUREZZE IGNORATE DAI GOVERNANTI (DELLE DESTRE E ANCHE DELL’EX-SINISTRA). PROVANDO A RICOSTRUIRE LA STORIA DI QUESTI CRIMINI IN ITALIA APPARE CHIARO CHE ESSA SI INCROCIA CON QUELLA DELLE STRAGI, DEI TENTATIVI DI COLPI DI STATO, CIOÈ DI UN PAESE CHE È RIMASTO ALLA MERCÉ DI UN DOMINIO CAPITALISTA REAZIONARIO CHE NON HA MAI SMESSO DI ACCANIRSI SULLA POPOLAZIONE E SUI LAVORATORI PRIVI DI PROTEZIONI.1 NONOSTANTE L’ECCESSO DI POLIZIE, DI LORO OPERATORI E DI LORO MEZZI E RISORSE FINANZIARIE, LA PROTEZIONE DEI LAVORATORI E DELLA POPOLAZIONE È STATA QUASI SEMPRE ASSENTE O ADDIRITTURA HA AGITO PER REPRIMERE LA RIVOLTA DELLE VITTIME. NESSUN GOVERNO HA PROVVEDUTO A VARARE UN PROGRAMMA DI RISANAMENTO DEI RISCHI E QUINDI DI PREVENZIONE; MA LE AGENZIE DI PREVENZIONE E CONTROLLO (ISPETTORATI DEL LAVORO E ISPETTORI-ASL, ETC.) SONO STATI RIDOTTI ALL’INCAPACITÀ DI OPERARE (BASTI PENSARE CHE IN OCCASIONE DELLA STRAGE ALLE ESSELUNGA DI FIRENZE IN TUTTA LA PROVINCIA C’ERA UN SOLO ISPETTORE). QUESTO TESTO SI RIFÀ E AGGIORNA LA RICERCA SVOLTA DAL 2010 (VEDI LE PUBBLICAZIONI IN NOTA2) ATTRAVERSO UN APPROCCIO DI SOCIOLOGIA STORICA (COME SUGGERIVA PAUL VEYNE3). PROVERÒ COSÌ A MOSTRARE COME LA STORIA DEI CRIMINI ECOLOGICI IN ITALIA FACCIA PARTE DELLO SVILUPPO ECONOMICO GOVERNATO DA AUTORITÀ PUBBLICHE ASSERVITE AGLI INTERESSI DEL PADRONATO (PRIVATO E PUBBLICO) SOPRATTUTTO DALLA FINE DEL FASCISMO SINO A OGGI.   ________________________   1 SI VEDA ROSALBA ALTOPIEDI, COSA SONO I CRIMINI AMBIENTALI?,HTTPS://LAVIALIBERA.IT/IT-SCHEDE-1305 2 SI VEDA: RESISTENZE AI DISASTRI SANITARI, AMBIENTALI ED ECONOMICI NEL MEDITERRANEO, DERIVE&APPRODI, 2018:  HTTPS://WWW.ACADEMIA.EDU/49066860/RESISTENZE (SCARICABILE GRATIS); GOVERNANCE OF SECURITY AND IGNORED INSECURITIES IN CONTEMPORARY EUROPE, LONDON: ROUTLEDGE/ASHGATE, 2016; POLIZIE, SICUREZZA E INSICUREZZE, MELTEMI, 2021. E SI VEDA L’IMPORTANTE OPERA DI G. GRIBAUDI, LA MEMORIA, I TRAUMI, LA STORIA. LA GUERRA E LE CATASTROFI NEL NOVECENTO, VIELLA, 2020.  3 PAUL VEYNE, LE PAN ET LE CIRQUE, SEUIL:1976, P.11 E 12 Salvatore Turi Palidda
‘Scruscio’ in piazza a Palermo: sciopero generale contro chi toglie ai poveri per dare ai ricchi
È il giorno dello sciopero generale della Cgil contro la manovra economica del governo nazionale, ma il 12 dicembre è anche l’anniversario della strage di piazza Fontana che quarantasei anni fa aprì la funesta stagione della strategia della tensione mirata a fermare i processi di cambiamento che si stavano avviando nel Paese. Ed è anche il giorno in cui i giornalisti di “la Repubblica” scendono in piazza per manifestare contro la svendita del proprio giornale e del gruppo editoriale che ne detiene la proprietà. A Palermo si sciopera anche contro la manovra regionale che, così come la manovra nazionale, non dà risposte all’esponenziale aumento delle diseguaglianze, non investe neanche un euro per il diritto allo studio in una regione che vede andar via ogni anno 30.000 giovani, come denuncia Alfio Mannino, segretario della Cgil siciliana dal palco montato di fronte al palazzo d’Orleans, sede della Presidenza della Regione.  Pochi minuti prima, era stata una giovane rappresentante dei movimenti giovanili, usando l’efficace espressione facciamo scruscio, cioè facciamo rumore, a parlare del diritto di poter rimanere nella propria terra perché “non è vero che i giovani amano andarsene, al contrario è vero che per loro c’è solo lavoro precario e malpagato”. Il percorso del corteo che da Porta Felice, in prossimità del mare, conduce dritto fino a Piazza Indipendenza, è attraversato da almeno cinquemila fra lavoratrici e lavoratori dei settori pubblici e privati che, insieme a studenti e rappresentanti di associazioni, scandiscono dal microfono collegate alle casse del camion che apre il corteo l’elenco di tutte le vertenze aperte per le quali nessuna risposta concreta viene offerta dai piani alti della politica.  Fra i tanti ad intervenire, c’è anche la madre che accompagna il figlio disabile sulla sedia a rotelle e che denuncia l’inconsistenza dei provvedimenti economici pari ad un’elemosina che vengono erogati per i caregiver.  Un giovane rappresentante del popolo palestinese fa sentire alta la sua voce in difesa di una lotta che sembra non finire mai contro la sistematica azione di sterminio e segregazione condotta dal governo di Israele. Il tema dello sciopero è la manovra finanziaria, ma da tutti gli interventi emerge chiaramente che in gioco c’è la democrazia stessa, la possibilità di esercitare il dissenso che sistematicamente viene messa in discussione, la libertà di espressione e la libertà di stampa, quest’ultima fisicamente rappresentata dai tanti giornalisti presenti e rappresentati sul palco da Valerio Tripi di “la Repubblica” che parla della necessità di difendere il pluralismo nel nostro Paese e anche fuori da esso. La Sicilia, dice Mannino, non è solo la terra che esprime politici come Cuffaro e Schifani, ma è principalmente la terra che ha visto fra i suoi migliori uomini Pio La Torre, Peppino Impastato, Piersanti Mattarella, solo per citarne alcuni; è anche terra di lotta alla mafia, all’eversione e all’affarismo politico, come ci ricorda Luisa Impastato, in rappresentanza del centro intitolato a suo zio Peppino e delle altre associazioni antimafia: nella nostra terra “persistono vecchie e nuove forme di potere mafioso, ma la lotta serve proprio a scardinare questo potere, a contrastare un modello culturale violento che non appartiene solo alla mafia, ma che si fa strada anche nella logica della corsa agli armamenti”.  Quella della pace, del ripudio di ogni forma di risoluzione delle controversie attraverso le guerre, come prescrive la nostra Costituzione, è l’altra questione al centro della mobilitazione. Anche Serena Sorrentino, Presidente della commissione per il programma fondamentale della Cgil, ha parlato di pace e di mobilitazione contro la guerra chiudendo gli interventi della giornata. Per l’esponente sindacale esiste un paese reale ed è quello che scende in piazza a protestare, mentre dall’altro lato c’è un governo che non ha una strategia per l’innovazione né un’idea di futuro: per questi motivi, quella sulla legge di bilancio è una bocciatura senza appello, chiedendo con forza di avere rispetto per il diritto di sciopero e per la libertà di espressione. In conclusione, vengono di seguito sintetizzate alcune delle proposte formulate:  – nuovi ingressi nei settori pubblici per un milione di posti di lavoro da ora fino al 2030,  per evitare il rischio di esternalizzare servizi pubblici essenziali; – investire risorse per fare funzionare i tribunali piuttosto che portare avanti riforme che non servono a migliorare la giustizia, ma sono utili ad asservire la magistratura al potere politico;  -realizzare interventi strutturali nel settore industriale, nell’istruzione, nella sanità e dare risorse alle regioni per garantire i servizi di prossimità.  La risposta del governo, invece, è quella di mettere in discussione i principi basilari sanciti dalla nostra Costituzione, tra cui quello della progressività contributiva per alimentare un fisco iniquo che riconosce maggiori benefici a chi ha di più anziché darne a chi ne ha più bisogno. Enzo Abbinanti
Il diritto allo sciopero non si tocca! La libertà della piazza non è condizionabile
Venerdì 12 dicembre la Cgil sciopera contro la manovra: settori pubblici e privati si asterranno dal lavoro per l’intera giornata ed i lavoratori scenderanno in piazza in molte città. A Palermo è previsto un corteo con partenza da Porta Felice che percorrerà tutto l’antico Cassaro del centro storico per giungere a piazza Indipendenza dove, di fronte palazzo d’Orleans, si terranno i comizi dei leader sindacali Mannino e Sorrentino della Cgil, di rappresentanti di associazioni giovanili e di Luisa Impastato in rappresentanza delle associazioni antimafia. Ancora una volta, così come segnalano dal sindacato confederale,  è stato denunciato il tentativo sistematico – messo in atto da parte del governo – al fine di scoraggiare la partecipazione agli scioperi e alle manifestazioni, quando addirittura non si passa anche alla criminalizzazione di ogni forma di dissenso nei confronti delle politiche governative nazionali e internazionali. In effetti gli strumenti di interdizione usati sono tanti: anche la Commissione nazionale di garanzia ci ha messo del suo lo scorso ottobre, senza ottenere il risultato sperato, e lo stesso ha provato a fare Salvini nel settore dei trasporti con le precettazioni. Inoltre, sono tanti i “padroni zelanti”, sia pubblici che privati, che esercitano pressioni sui lavoratori affinché comunichino in anticipo la loro adesione, contravvenendo con ciò al libero esercizio di un diritto tutelato dalla Costituzione, alieno da ogni vincolo. Il sindacato ha voluto lanciare un messaggio chiaro ai lavoratori per dire con forza che nessuna comunicazione è dovuta, soprattutto preventiva, né tantomeno chi sciopera è tenuto a giustificarsi: nel settore pubblico, il diritto allo sciopero è garantito esattamente come nel privato, con la sola differenza che vanno garantiti i servizi pubblici essenziali, secondo quanto prescritto dalla legge 146/90. Tuttavia, molte amministrazioni cercano di carpire in anticipo le intenzioni dei propri dipendenti: è il caso, fra gli altri, della scuola dove i dirigenti scolastici sono tenuti, secondo disposizioni ministeriali, a chiedere collaborazione agli insegnanti, tuttavia questi ultimi non sono tenuti a fornirla. E che dire dell’amministrazione regionale siciliana dove addirittura i dipendenti che scioperano sono sistematicamente costretti ad inserire un giustificativo nel sistema automatizzato di rilevazione delle presenze che deve essere validato dal dirigente responsabile, esattamente come per tutte le altre assenze? In questo caso, ci troviamo di fronte ad una grave ed inequivocabile violazione del dettato costituzionale che, però, sentite sentite, viene imputata ad un software informatico: già, sembra proprio si tratti di un problema “tecnico” che per qualche oscuro motivo non si può risolvere e che costringe i dipendenti che scioperano a sottoporsi ad un procedimento autorizzativo, fuori da ogni principio di diritto. Sarebbe utile, anzi necessario, sottoporre la questione ad un giudice a tutela di un diritto inalienabile dei lavoratori: intanto la Fp-Cgil di Palermo, appena venuta a conoscenza della vicenda, ha diffidato l’amministrazione regionale dal proseguire tale condotta antisindacale. Sarà sufficiente una diffida a ristabilire il diritto alla Regione ed a riabilitare il software usato come capro espiatorio? Enzo Abbinanti
Il trattenimento in frontiera in una continua mutazione giuridica
Il 15 dicembre 2025 dalle 9.30 alle 16.30, presso Cre.Zi. Plus a Palermo, le associazioni ASGI, CLEDU e Spazi Circolari organizzano una giornata di formazione e confronto dedicata all’evoluzione del trattenimento in frontiera. La giornata offrirà una panoramica aggiornata sulle trasformazioni in corso nel sistema delle procedure di frontiera e delle misure di trattenimento, in un contesto segnato da sperimentazioni, frequenti interventi legislativi e dai prossimi cambiamenti legati alla riforma europea del diritto d’asilo. Il confronto attraverserà il caso dei centri in Albania, le prassi attualmente adottate negli hotspot siciliani, il ruolo del/della difensore/difensora e gli sviluppi giurisprudenziali, fino ai nodi costituzionali e ai limiti posti dal diritto UE a tutela della libertà personale. Nel corso della giornata si alterneranno interventi di esperti ed esperte del settore e momenti di discussione collettiva, con l’obiettivo di riflettere insieme sul ruolo del trattenimento e condividere strumenti di analisi, criticità emergenti e possibili scenari futuri utili a chi opera nella tutela dei diritti in frontiera. PROGRAMMA Moderano: Martina Ciardullo e Ginevra Maccarrone 09:30 – Il trattenimento in frontiera nei centri in Albania: resoconto storico-giuridico di una vicenda emblematica. Daniele Valeri e Riccardo Campochiaro 10:00 – La procedura di frontiera nelle ultime modifiche normative: i requisiti, le conseguenze e il ruolo del trattenimento. Giulia Crescini 10:25 – L’attuale applicazione delle procedure di frontiera e del trattenimento in frontiera in Sicilia. Laura Lo Verde e Elena Luda 10:50 – L’esercizio del diritto di difesa in frontiera e l’evoluzione giurisprudenziale in tema di procedure accelerate. Relatore: Salvatore Fachile 11:10 – Primo dibattito 11:50 – La finzione di non ingresso introdotta dal Dl 20/23 nella procedura di non ingresso: la funzione e i possibili scenari futuri. Iolanda Apostolico 12:15 – La riforma europea del diritto di asilo: il trattenimento sistemico nei nuovi Regolamenti Screening e Procedure e nella nuova Direttiva Accoglienza. Federica Remiddi 12:40 Secondo dibattito 13:00 – 14:00: Pausa pranzo Inizio lavori seconda sezione, moderano: Luce Bonzano e Martina Stefanile 14:15 – I limiti invalicabili alla libertà personale nei principi fondanti la Costituzione italiana e il diritto primario europeo. Loredana Leo e Mario Serio 15:00 – Terzo dibattito 16:00 – Conclusione dei lavori ISCRIZIONI La partecipazione è gratuita, con iscrizione tramite modulo online entro la data del 10 dicembre. L’evento si terrà presso il Cre.Zi. Plus in Via Paolo Gili, 4, 90138, Cantieri Culturali alla Zisa. La formazione è in fase di accreditamento presso il COA di Palermo. Per ulteriori informazioni: inlimine@asgi.it Clicca qui per l’iscrizione L’evento sarà trasmesso anche su YouTube.
Lettera Garante dell’infanzia, Villaggio Esercito viola principi tutela dei bambini
Leggiamo con sollievo la pronta risposta della Garante nazionale per l’Infanzia e l’Adolescenza alla lettera aperta a lei rivolta dalla rete 10 100 1000 Piazze di Donne per la Pace.  Oggetto della interlocuzione è la qualità educativa del Villaggio dell’Esercito allestito il mese ottobre scorso in una delle piazze centrali di Palermo. Nella lettera viene espressa la profonda preoccupazione rispetto alla diffusione, nel linguaggio pubblico e nelle pratiche educative, di modelli e messaggi che tendono a normalizzare la guerra e a legittimare il militarismo come orizzonte culturale anche per le bambine e i bambini. E viene chiesto che l’allestimento venga riconosciuto nella sua gravità simbolica, e in aperto contrasto con la tutela dei diritti dell’infanzia. L’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza Marina Terragni ha risposto ed espresso tutta la sua preoccupazione per l’iniziativa. «La nostra Costituzione sancisce all’articolo 11 che L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. La stessa Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza invita a promuovere tra i minori una cultura di pace, affermando il rispetto dei popoli e la prevenzione dei conflitti. Iniziative come quella palermitana rischiano pertanto di violare inderogabili principi elevati a tutela di bambini e adolescenti». Terragni annuncia altresì che sta per avviare una consultazione pubblica rivolta a ragazze e ragazzi tra i 14 e i 18 anni proprio allo scopo di sondare le loro percezioni e i loro vissuti riguardo alla guerra e ai conflitti – sentimenti ancora poco esplorati, benché il tema sia di drammatica attualità – al fine di offrire alle istituzioni utili elementi di riflessione. Da parte nostra, come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, in prossimità della kermesse dell’Esercito Italiano a Palermo abbiamo chiesto all’Ufficio Scolastico Regionale della Sicilia e ai dirigenti scolastici di non sponsorizzare questo evento, e alle/ ai docenti di non rendersi disponibili ad accompagnare nessun/a studente.  Come Osservatorio sono già tre anni che denunciamo e osteggiamo la contaminazione dell’apparato mediatico della Difesa a danno della scuola e della società civile. Iniziative che non hanno alcuna ricaduta educativo-pedagogica se non quella di “normalizzare” la guerra e l’uso della forza, oltre a tentare di reclutare giovani nelle Forze Armate presentata come una “sicura” opportunità di lavoro. Speriamo la dichiarazione della Garante nazionale Terragni stimoli una attenzione nuova anche da parte di tutte le USR di Italia, leggi qui la lettera: Lettera aperta alla Garante dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
Trame di memoria e forme di riconciliazione
Il progetto espositivo ICONE di Rita Giliberto in mostra a Palermo allo spazio XXS Aperto al contemporaneo (dal 14 al 22 novembre 2025) si configura come un’indagine sulla sopravvivenza delle immagini familiari e sul loro potenziale trasformativo nel presente. Il titolo evoca la forza di questi ricordi visivi, capaci di oltrepassare la sfera privata per diventare “icone laiche”: non figure sacre, ma fulcri di memoria dove passato e presente si sfiorano, risvegliandosi nel gesto creativo dell’artista.  Il punto di avvio — il ritrovamento di un nucleo di fotografie nella casa di famiglia — costituisce un archivio minimo ma denso, in cui si intrecciano memoria privata, stratificazioni storiche e risonanze sociali. La scelta dell’artista di assumere tali materiali come fondamento del processo creativo indica un orientamento specifico: non la ricostruzione filologica del passato, ma la sua riattivazione attraverso dispositivi visivi capaci di generare nuovi significati.   Rita Giliberto, Lutto data di scadenza, 2025   La pratica adottata è fortemente processuale. Tecniche miste, collage, velature, sovrapposizioni pittoriche sono impiegate come strumenti di interrogazione dell’immagine. Le fotografie subiscono un trattamento materico che ne altera la leggibilità, sottolineando la loro natura ambigua di documenti e, al tempo stesso, di superfici espressive. Questa modalità operativa, che integra anche inserzioni di materiali d’epoca, frammenti testuali e ritagli, mette in campo un dispositivo di stratificazione che richiama pratiche della memoria basate sulla sedimentazione, sulla cancellazione e sulla riemersione. L’immagine non è mai un dato, ma un campo di tensioni, la superficie si fa pelle della memoria, luogo di contatto tra il visibile e l’invisibile. L’artista esplora la genealogia recuperando volti e presenze che, pur appartenendo all’ambito familiare, si aprono a una dimensione più ampia. L’anonimato parziale, la sfocatura, la perdita di riferimenti contestuali trasformano questi soggetti in figure liminari: non ritratti, ma “presenze”; non rappresentazioni, ma soglie. Li attiva come icone laiche della memoria, custodi di una verità affettiva che supera il privato. In questo senso, l’avvicinamento a pratiche come quelle di Boltanski e Kiefer non è citazionistico, ma analitico: ciò che si condivide è la capacità di far diventare la materia un luogo di storia, ferita e possibilità. L’allestimento è pensato come un percorso non lineare, articolato secondo criteri di prossimità emotiva e visiva. Tuttavia, dietro questa apparente fluidità si riconosce una costruzione rigorosa dei rapporti formali: analogie di luce, continuità cromatiche, contrappunti gestuali e densità materiche organizzano un ambito espositivo che funziona come dispositivo di lettura. L’assenza di una cronologia esplicita sottolinea che il tempo evocato dalle opere non è storico, ma psichico: un tempo che ritorna, si modifica, si sovrappone. Chi visita l’esposizione è chiamato a muoversi in una topografia della memoria piuttosto che nella sequenza narrativa di un album.   Rita Giliberto, Casca il mondo (giro giro tondo)   A livello teorico, il progetto interroga la memoria come processo di cura. Non si tratta di un’elaborazione nostalgica, ma di un lavoro di riconciliazione che assume la fragilità dell’immagine come valore critico. Tale prospettiva si colloca nella tradizione di una cultura visuale delle donne intesa come pratica relazionale, capace di trasformare l’origine in un movimento continuo di ascolto e restituzione. In questo contesto, il riferimento al femminismo va oltre la dimensione critica — presente in opere come Lutto: data di scadenza o La scelta giusta, dove vengono messi in discussione modelli patriarcali di comportamento imposti alle donne — e si estende alla costruzione di un’etica della relazione che informa il metodo stesso: il lavoro sulla memoria come atto di responsabilità, di continuità e di rigenerazione simbolica. La collocazione del lavoro nell’orizzonte più ampio delle ricerche contemporanee sulla memoria permette, infine, di leggerlo come dispositivo di traduzione: tra personale e collettivo, tra documento e immaginazione, tra ferita e riparazione.  Il processo si manifesta come un movimento continuo, in cui la materia e il visibile diventano strumenti di ascolto e di apertura, creando connessioni tra passato e presente, tra memoria e immaginazione. E ogni opera diviene così un’unità concettuale autonoma e, al tempo stesso, parte di un sistema: un nodo della rete che ritessendo l’origine rinnova il rapporto tra soggetto, storia e mondo. Redazione Palermo
Manifestazione a Palermo per il 4 novembre: no alla militarizzazione delle scuole
Più di 400 persone a Palermo hanno preso parte al corteo per dire: “Il 4 novembre non è la nostra festa”. Gli attivisti e le attiviste dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, dopo aver partecipato nella mattinata al Convegno “La scuola non va alla guerra. L’educazione alla pace risponde alla repressione”, ha partecipato al corteo distribuendo un suo volantino e facendo conoscere le proprie attività. Anche a Palermo, come in altri città, la manifestazione è stata anche a sostegno della pace e del popolo palestinese.
Bigg Men / Unreleased
Bigg Men release “Unreleased” out on October 26th 2025  Recorded and mixed between september 2019 and april 2020 at Tone Deaf Studio by Spadino Bigg MenBase: Palermo, Italy Genre: hard psych, sludge, stoner Bigg Men are:Carlo – Bass, VocalsDario – DrumsKevin – Guitar, VocalsSimone – Guest Vocals in S.O.F.T.  UnreleasedRelease: [October […]
Palermo, movimento pro-Pal in corteo condanna il blocco navale sionista
Manifestazione spontanea blocca il traffico in centro dopo l’intercettazione delle navi della Freedom Flotilla e della Thousand Madleens. “Di nuovo in strada – recita uno dei tanti commenti pubblicati sui social – per rompere le complicità con l’economia di guerra e per mandare a casa tutti i governi alleati del sionismo, che tagliano le spese sociali per dirottarli alle spese militari”_   Dopo l’ennesimo atto di pirateria consumato dalla marina militare sionista, messo a segno con l’assalto compiuto – nelle prime ore dell’alba nella giornata di ieri – ai danni della nave Conscience, la principale della Freedom flotilla coalition, insieme ad altre otto imbarcazioni della spedizione Thousand Madleens, il movimento panormita si è ritrovato in serata ancora in piazza a manifestare, dapprima con un presidio davanti la sede della Prefettura, per denunciare l’assordante silenzio di cui è complice il governo italiano: di fronte a  “questa politica che si macchia di crimini contro l’umanità – si scrive in un altro post FB – non possiamo stare a guardare. La nostra risposta deve essere la continuazione della mobilitazione popolare, nelle piazze e davanti ai palazzi del potere”. Ricordiamo che l’operazione d’attacco è scattata attorno alle 4.00 del mattino, a 120 miglia nautiche circa dalle coste palestinesi. Quindi il blocco navale sarebbe avvenuto in acque internazionali, benché Israele considera la zona sottoposta alla sua giurisdizione: ben otto navi della marina militare appoggiate da una squadriglia di elicotteri hanno avuto ragione delle barche della missione umanitaria transnazionale (22 paesi coinvolti fra cui l’Italia con sei partecipanti) che trasportavano, oltre le 18 tonnellate di aiuti umanitari per Gaza, un nutrito numero di personale sanitario medico-infermieristico, nonché giornalisti e attivisti, per un totale complessivo di 250 persone, trascinati verso il porto di Ashdod e che ora rischiano le stesse sorti della Global Simud Flotilla. La gran massa di giovani palermitani, che ha animato successivamente il corteo spontaneo e pacifico, protestavano contro l’inerzia, se non la complicità passiva del governo-Meloni, di fronte alla ennesimo violazioni  del diritto internazionale che ha visto attaccare impunemente in acque internazionali una missione umanitaria e disarmata: “Non condanna, non agisce. Si limita a ‘seguire la situazione’ e a parlare di ‘assistenza consolare’, come se si trattasse di uno smarrimento bagaglio e non di un sequestro di persona”. Per la cronaca bisogna dire che in questi giorni – così come hanno ripreso tutti i mass media – è stata presentata (sostenuta da più di 35mila cittadini) formale denuncia innanzi alla CPI – Corte Penale Internazionale avverso il governo italiano (primo ministro e i ministri della difesa e degli esteri), unitamente all’AD della Leonardo Spa, Roberto Cingolani. La base su cui poggia l’azione legale internazionale è l’articolo 15 dello Statuto di Roma, il trattato costitutivo della succennata CPI, con il quale si permette agli stati membri, alle agenzie ONU, alle organizzazioni internazionali e non governative, e alle cosidette «fonte affidabile» (ritenute tali dalla Corte), “di presentare deposizioni in cui viene chiesto al procuratore generale di indagare su una questione (anche una che la Corte sta già prendendo in considerazione)”. Ad avviso dei proponenti dell’azione legale, così come hanno sottolineato diverse testate: « il governo italiano lo avrebbe fatto dando sostegno politico al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, non esprimendosi contro le sue politiche e legittimando il blocco navale imposto da Israele». Inoltre è stata segnalata la mancata tutela dei nostri cittadini e degli stessi attivisti internazionali, impegnati nella missione della Flotilla. Toni Casano