Pino Cacucci / I tempi bellici del 1940
È lo stesso Pino Cacucci a raccontare, nella Nota dell’autore a chiusura del
libro, la genesi di questo corposo romanzo. Nel 2013 – invitato all’Università
di Tepic, nello stato messicano del Nayarit – assiste alla presentazione di El
viaje inesperado, un libro che raccoglie fotografie e documenti dedicati alla
memoria degli oltre trecento marinai italiani rimasti, loro malgrado, bloccati
nei porti di Tampico e Veracruz, dopo la dichiarazione di guerra dell’Italia a
Gran Bretagna e Francia nel 1940. Dieci navi italiane, tra petroliere e
mercantili, vennero infatti requisite dal governo messicano con tutte le
maestranze nel giugno del 1940, e il volume in cui si è imbattuto lo scrittore
alessandrino, ormai messicano di adozione, è stato realizzato dai figli e dai
nipoti di quei navigatori.
Da questo episodio storico prende avvio Riparare i torti in cui il protagonista,
il livornese Furio – nostromo antifascista imbarcato sul mercantile Lucifero –
si ritrova inaspettatamente coinvolto in una vicenda dove spionaggio, avventura,
rivolta, amore e desiderio di giustizia sociale si intrecciano sullo sfondo del
Chiapas. Cacucci naviga in acque sicure, raccontando storie che da sempre gli
appartengono: il Messico, i sovversivi, i ribelli, gli anarchici, i perdenti,
gli anticonformisti e tutta un‘umanità lasciata spesso ai margini della storia.
Le 450 pagine del libro trovano la loro ragion d’essere in questa ricchezza di
personaggi, vicende e traiettorie narrative.
Oltre alla missione nel Chiapas che porterà Furio a indagare su una ricca
piantagione di caffè di proprietà della famiglia Braun – legata storicamente a
Eva Braun, compagna di Adolf Hitler – dove i sinarchisti membri del movimento di
estrema destra messicano e alcuni coloni tedeschi stanno complottando per un
colpo di stato, si sviluppano numerose altre storie e digressioni. Ci sono le
vicende dei marinai italiani che, costretti all’immobilità forzata, raccontano
lo sradicamento dalla loro nave che per loro è mestiere e “casa”, c’è la noia
del confino, la necessità di reinventarsi una nuova vita e degli altri affetti,
il disconoscimento di un’Italia fascista percepita come estranea e in cui
nessuno vuole tornare, la storia degli ultranazionalisti messicani che tramano
nell’ombra per favorire un colpo di Stato filonazista sfruttando il caos della
Seconda guerra mondiale, una storia d’amore, una di violenza sessuale e più
d’una di schiavismo.
Ci sono interessanti parentesi sull’esoterismo nazista, sull’uso del Pervitin –
farmaco a base di metanfetamina per aumentare il rendimento dei soldati
annullando la percezione di paura e fatica –, alcuni accenni agli Aztechi e
altre storie che non hanno il sapore della curiosità fine a sé stessa, ma
costruiscono un’atmosfera inquieta, popolata da ossessioni ideologiche, deliri
di onnipotenza e lati oscuri delle persone che non appesantiscono la narrazione,
ma danno una dimensione politica e sociale allo scritto.
Per esempio, veniamo a scoprire che Lázaro Cárdenas – Presidente del Messico dal
1934 al 1940 – durante il suo mandato aprì a Città del Messico «sei cliniche
dedicate alla distribuzione sotto controllo medico di stupefacenti “di Stato” ai
tossicodipendenti. Nasceva così il monopolio statale sulle droghe, di buona
qualità e a basso costo, che toglieva proventi agli spacciatori e garantiva un
minor impatto sociale delle tossicodipendenze».
Ci sono, a popolare lo sfondo del romanzo, figure singolari e strane come
Aurelio, compagno di traversata di Furio, che si muove in maniera ambigua
all’interno della storia; affascinanti come la bella Amalia in cerca di vendetta
per i soprusi subiti da ragazza; lo smargiasso marinaio Govoni convinto
difensore degli ideali fascisti; il funzionario delle autorità messicane Aguirre
che cerca di contrastare le attività filonaziste presenti nel paese. E poi c’è
il suggestivo titolo Riparare i torti, che suona come un programma quasi
impossibile da portare a termine, un desiderio irrealizzabile: in queste pagine,
traspare la consapevolezza che i torti non si riparano mai davvero, al massimo
si tramandano, si raccontano, si nominano per non dimenticarli. È così, dietro
un impianto avventuroso e corale, il libro custodisce l’idea ostinata e
contraria della letteratura di Cacucci: dare voce ai sommersi quando il mondo ha
già deciso di non salvarli e di dimenticarli.
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