Fora pal mont: lavoro ed emancipazione delle donne del Novecento italiano
Fora pal mont (i passi rimasti) è un documentario che racconta la storia delle
donne ambulanti della Valcellina, che all’inizio del XX secolo rappresentarono
un caso pionieristico di autodeterminazione ed emancipazione.
Fora pal mont è la storia di un lavoro femminile rimasto a lungo ai margini
della memoria pubblica; il racconto di donne che, forse senza pensarlo come
tale, attraversarono una prima forma di emancipazione; la ricostruzione di una
vicenda di viaggio, fatica e autonomia nell’Italia del Novecento. Non cercavano
una rivoluzione: cercavano pane, lavoro, sopravvivenza. E proprio per questo
finirono per aprire una strada.
È da questi temi che nasce Fora pal mont (I passi rimasti), il documentario
realizzato da Lorena Trevisan e Michele Pastrello, presentato in prima nazionale
mercoledì 11 giugno al Cinemazero, del circuito d’essai di Pordenone,
nell’ambito della 12ª edizione del Festival Le giornate della luce.
Il film ricostruisce la vicenda delle sedonere – altrove conosciute come nerte
–, donne ambulanti della Valcellina che, tra Otto e Novecento, lasciavano i
paesi di montagna per lunghi viaggi verso la pianura, le città e altre aree del
Nord Italia, portando con sé oggetti di legno, piccoli manufatti, merci minute,
pizzi e merletti da vendere. La loro storia appartiene a un capitolo – uno dei
tanti – non raccontato del lavoro femminile: donne che partirono per necessità,
contribuirono in modo decisivo alla sopravvivenza delle famiglie e, attraverso
il viaggio, entrarono in relazione con luoghi, abitudini e mondi sociali
diversi.
La Valcellina, ai confini con il Vajont, fu a lungo un territorio povero e
isolato, dove la mobilità divenne una risposta concreta alla necessità di
sostenere le famiglie. In un contesto inizialmente segnato soprattutto da
spostamenti maschili, anche le donne, in modo allora atipico, entrarono nei
circuiti del commercio ambulante, dando vita a una forma di emigrazione
temporanea femminile già documentata dalla seconda metà dell’Ottocento.
Fora pal mont (I passi rimasti) dà ampio spazio alle interviste con alcune delle
poche donne ancora in vita che svolsero quel lavoro. Oggi molto anziane, le
testimoni raccontano in prima persona i viaggi, la fatica, le partenze, le
soste, i ritorni, il rapporto con la famiglia e con i luoghi attraversati. Le
loro voci sono una parte centrale del documentario: una traccia viva di una
storia collettiva che rischia di scomparire con l’ultima generazione capace di
raccontarla direttamente.
Il documentario non propone una lettura celebrativa o nostalgica. Al centro ci
sono testimonianze, paesaggi, materiali d’archivio e memoria orale. La storia
delle sedonere viene restituita come parte di una vicenda più ampia: quella
delle donne presenti nella vita economica e familiare, ma spesso rimaste ai
margini dei racconti ufficiali. Una “presenza assente”, secondo una definizione
della sociologa Casimira Grandi in merito alla donna rurale in genere, a cui il
film prova a dare un po’ di luce.
La proiezione ha visto la presenza dei registi Lorena Trevisan e Michele
Pastrello, della poetessa in lingua clautana Bianca Borsatti, voce poetica del
documentario con testi in clautano e del cantautore Franco Giordani, autore
della canzone inedita di chiusura. Il film è patrocinato, tra gli altri, da Voce
Donna e Afap (Associazione famiglie Alzheimer) e Uici (Unione italiana ciechi
pordenone). La prima nazionale di Fora pal mont (i passi rimasti) si inserisce
nel programma della 12ª edizione de Le giornate della luce, festival dedicato
all’immagine cinematografica e diretto da Gloria De Antoni e Donato Guerra.
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