La musica per alleviare il dolore e creare speranza
Continua il racconto Questo popolo ha sette anime.
14esima puntata: La musica per alleviare il dolore e creare speranza
In una dura realtà dove le risorse sono scarse, Ahmed Abu Amsha ha scelto di
offrire qualcosa di diverso ai bambini sfollati di Gaza: la speranza attraverso
la musica. Dalla sua tenda, insieme a cinque colleghi, Abu Amsha si dedica a
fornire lezioni di musica gratuite, nella speranza di alleviare l’amarezza e le
tragedie della guerra.
Abu Amsha, sfollato da Beit Hanoun, nel nord della Striscia di Gaza, lavorava
come insegnante di musica e coordinatore presso il Conservatorio Nazionale di
Musica Edward Said. Insegnava anche presso l’American International School di
Gaza City.
Lui e la sua famiglia sono stati sfollati 12 volte dall’inizio della guerra,
prima di stabilirsi definitivamente in una tenda fatiscente nella Piazza del
Milite Ignoto a Gaza Città.
Ricostruiamo un quadro di come Abu Amsha stia cercando di trasformare la miseria
in un barlume di speranza attraverso la musica, suonando e insegnando ai bambini
sfollati.
Accanto alla sua tenda, il suo oud (sorta di liuto) è appoggiato vicino a una
bottiglia d’acqua, testimone di un altro aspetto della sua vita.
Ahmed Abu Amsha inizia – nel nostro incontro online – suonando una melodia
delicata, poi condivide il suo punto di vista: Cerco di intrattenere i bambini
nella zona in cui siamo stati sfollati. La situazione qui è estremamente
difficile. Facciamo del nostro meglio per diffondere gioia e felicità tra i
bambini. Nonostante la fame, la tragedia e la paura, conserviamo la speranza
attraverso il canto e lo studio della musica.
Abu Amsha ha fondato un gruppo musicale chiamato Gaza Bird
Singing (https://www.instagram.com/gazabirdssinging/). Il gruppo è composto da
bambini sfollati con talento musicale.
Abu Amsha spiega la nascita del gruppo: L’idea è nata durante il nostro periodo
di sfollamento nella zona di Mawasi, a Khan Younis. Lì ho incontrato studenti e
studentesse di grande talento, così abbiamo formato il gruppo e li abbiamo
istruiti a suonare strumenti e a cantare. Grazie a Dio, ora cantiamo canzoni di
resilienza e del repertorio popolare palestinese e arabo, oltre a canzoni che
promuovono la pace e l’amore.
Aggiunge che il gruppo ha organizzato diversi concerti nei campi profughi,
sottolineando che queste attività hanno riscosso successo sui social media e
un’ottima accoglienza da parte del pubblico. Molte persone hanno apprezzato ciò
che abbiamo offerto e siamo persino diventati noti a livello internazionale.
La mancanza di beni di prima necessità come cibo, acqua ed elettricità non ha
scoraggiato Abu Amsha dal proseguire il suo percorso musicale. Spera che lui e
il suo gruppo possano organizzare molte altre sessioni musicali per tutti i
campi profughi della Striscia di Gaza.
Grazie alla sua determinazione e alla sua passione per la musica, la tenda di
Ahmed Abu Amsha si è trasformata in un centro artistico dove ragazzi e ragazze
di tutte le età si riuniscono per imparare a suonare diversi strumenti, tra cui
la chitarra, il flauto e la batteria. Tra questi talentuosi studenti c’è sua
figlia, Yara Abu Amsha, che sta imparando a suonare il violino.
Yara ha raccontato: Sto imparando a suonare il violino al Conservatorio
Nazionale di Musica Edward Said. Siamo stati sfollati diverse volte prima di
raggiungere il sud. Dopo un po’, ci hanno detto che la guerra era finita, quindi
siamo tornati nella nostra città, Beit Hanoun, ed eravamo felici. Ma poi siamo
stati costretti a fuggire di nuovo.
Per Yara, la musica è più di un semplice hobby; è uno strumento per affrontare i
ripetuti spostamenti forzati: Ogni volta che vengo sfollata, provo paura e il
cuore mi batte forte. Ora, ogni volta che ho paura, mi rifugio nella musica e
speriamo che questa guerra finisca presto.
Moein Abu Amsha, che suona il ney (flauto), spiega come la musica sia diventata
il suo unico rifugio: Siamo stati sfollati molte volte e ogni volta porto con me
il ney perché mi fa dimenticare la guerra e tutto ciò che mi circonda. Quando
suoniamo, non riusciamo a trovare un posto tranquillo a causa del rumore, quindi
cerchiamo di isolarci in una tenda per poter suonare e riposare. Il suono della
musica mi calma e mi fa dimenticare la guerra.
Ricordiamo che i due amici, Edward Said, il compianto e illustre pensatore
palestinese, e Daniel Barenboim, il famoso musicista israeliano-argentino,
fondarono il West-Eastern Divan Ensemble (https://west-eastern-divan.org/),
basandosi sulla ferma convinzione che la pace in Palestina non potesse essere
raggiunta con mezzi militari, e si dedicarono alla ricerca di approcci
alternativi per trovare una soluzione politica, nel solco della musica e della
cultura, per una fratellanza universale e contro l’odio forgiato dei fabbricanti
di armi.
Ecco un esempio della musica di Abu Amsha: QUI
#WeWillRebuildGaza #MusicForHope #StayStrong
WE WILL REBUILD GAZA | Official Music Video Ahmed Abu Amsha #WeWillRebuildGaza
#MusicForHope #StayStrong #AhmedAbuAmsha
Ricostruiremo Gaza | Ahmed Abu Amsha:
Hanno demolito la mia casa… e distrutto tutto… ma non sono riusciti a
distruggere la nostra voce.
Guarda la canzone completa WE WILL REBUILD GAZA | Ahmed Abu Amshai
Sono tornato a casa mia durante il primo cessate il fuoco… Ero in piedi sulle
macerie della mia casa, del mio studio e dei miei strumenti musicali distrutti.
Tutto era distrutto. I ricordi, la musica, la vita che avevamo costruito. Ero
profondamente commosso… e ho pianto mentre ero lì in piedi. E in quel momento,
in cima alle rovine della mia casa, ho scritto questa canzone. Questa canzone è
per ogni famiglia che ha perso la propria casa. Per ogni bambino che ancora
sogna in mezzo alla distruzione. E per tutti coloro che ancora credono che Gaza
risorgerà. “Ricostruiremo Gaza” “Palestina libera” #RicostruiremoGaza
#AhmedAbuAmsha
Testo della canzone tradotto in Italiano:
Hanno distrutto la mia casa,
hanno raso al suolo la mia terra,
ma noi non ce ne andiamo.
Hanno affamato la mia gente,
hanno cercato di uccidere la mia speranza,
ma noi siamo ancora in piedi.
Nonostante il dolore,
nonostante la distruzione,
nonostante lo sfollamento e l’assedio,
un giorno dovremo tornare da te, casa mia.
La mia gente resta salda: non ci spezzeremo.
Ti ricostruiremo, Gaza dei liberi.
Ricostruiremo Gaza.
Palestina libera.
ANBAMED