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Le barche di Thousand Madleens to Gaza partiranno dalla Francia il 4 aprile per il punto di incontro internazionale
Dal 2008 le flottiglie della Freedom Flotilla Coalition e di altri movimenti hanno lavorato per rompere l’assedio di Gaza e lottare per l’autodeterminazione dei palestinesi a Gaza e in Cisgiordania. Quando abbiamo deciso di lanciare una nuova ondata, non è mai stato per replicare la missione di settembre. Come attivisti internazionali nel movimento di solidarietà con la Palestina, abbiamo la responsabilità non solo di mostrare determinazione nel rompere l’assedio, ma anche di valutare realisticamente il nostro impatto, poiché il nostro obiettivo principale è sempre stato organizzare azioni dirette strategicamente rilevanti per la lotta palestinese e contro il fascismo. Siamo una flottiglia e un’iniziativa che ha sempre compreso i rischi insiti nel navigare verso Gaza per rompere l’assedio. Nel frattempo, riteniamo anche imperativo che le nostre decisioni rimangano strategiche e prese con lo sguardo rivolto alla Palestina. La situazione geopolitica in Asia Occidentale è radicalmente cambiata negli ultimi mesi. Stiamo navigando in una zona sempre più militarizzata, aumentando significativamente i rischi per i partecipanti e rendendo il nostro obiettivo di rompere l’assedio più difficile, almeno nel contesto attuale. Sebbene molti nel movimento siano disposti a farsi carico di questo rischio, tale rischio deve essere assunto solo nel momento strategico ottimale. Le flottiglie non sono mai state pensate come una strategia isolata; facciamo parte di una vasta rete di azioni dirette di persone che si sollevano contro l’oppressione dei popoli ovunque. Come uno dei pochi movimenti di azione diretta per la Palestina visibili su più continenti, abbiamo la responsabilità di usare le risorse a nostra disposizione per massimizzare il nostro impatto. Per questo motivo, abbiamo deciso di rivedere in modo completo la nostra strategia attuale e continueremo a farlo, consultandoci con la comunità palestinese. Partiremo comunque da Marsiglia il 4 aprile come previsto per raggiungere il punto di incontro internazionale, continuare la pianificazione e preparare un’escalation, poiché rimaniamo determinati a lottare contro l’entità sionista e tutte le altre forze coloniali e fasciste. Il nostro movimento non deve essere fermato dalle forze fasciste; la nostra determinazione rimane incrollabile. Invitiamo tutti i movimenti ad agire e a intensificare la pressione mentre cresce la pressione dall’ordine coloniale occidentale. Ulteriori informazioni saranno fornite a breve. Redazione Italia
April 2, 2026
Pressenza
La Spring Mission 2026 della Global Sumud Flotilla a Civitavecchia il 29 marzo
La Global Sumud Flotilla salperà dai porti italiani nel corso del prossimo mese: 100 barche, 50 delegazioni da tutto il mondo con l’obiettivo non solo di rompere l’assedio illegale e portare aiuti umanitari, ma anche di condurre a Gaza medici, costruttori, educatori e altre figure fondamentali per la vera ricostruzione della Striscia, e denunciare con forza il piano coloniale della “riviera di Gaza” e del Board of Shame. Nonostante la finta tregua a Gaza non è rimasto nulla: è una zona fantasma, la “tregua” è solo un sipario calato su quel nulla, i valichi sono di nuovo chiusi, l’assedio continua per terra e per mare. La Flotilla è l’alternativa solidale e pragmatica all’inazione e alla complicità del governo: un’iniziativa che nasce dalla volontà dei popoli come strumento di lotta, arrivando dove i governi e le istituzioni internazionali hanno fallito. Il 29 marzo nella darsena del Porto di Civitavecchia daremo il benvenuto e il buon vento a una della barche della Flotilla che si prepara a salpare per Gaza, dove gli uomini, le donne e i bambini continuano a morire non solo per le bombe e i proiettili, ma anche per la mancanza di cibo, di acqua, di medicine. Insieme a noi ci sarà il movimento degli studenti palestinesi in Italia, che il 29 marzo commemora lo Yom al-Ard, il Giorno della Terra, che ricorda gli avvenimenti del 30 marzo 1976: durante uno sciopero generale e manifestazioni nelle città arabe dalla Galilea al Negev contro l’annuncio di un piano di esproprio di centinaia di ettari di terra palestinese, l’esercito e la polizia israeliana uccisero sei cittadini palestinesi disarmati, ferendone decine e arrestando migliaia di persone. Per il popolo palestinese la terra non è solo uno spazio geografico, ma identità, memoria e radici e l’ulivo è infatti uno dei simboli più profondi della Palestina: radici, radicamento alla terra. Camminiamo insieme nel corteo del 29 marzo a Civitavecchia: celebriamo il Giorno della Terra, sosteniamo la missione della Global Sumud Flotilla, perché solo la mobilitazione dal basso può costruire percorsi di giustizia, solidarietà e autodeterminazione. Il programma della giornata  Ore 11.00 – appuntamento in P.zza Guglielmotti, per la partenza del corteo. Percorso del corteo: P.zza Guglielmotti – Via Santa Fermina – V.le Baccelli – L.go Monsignor D’Ardia – C.so Centocelle – V.le Garibaldi – L.go Falcone e Borsellino (Marina). Accessibilità: percorso urbano standard privo di ostacoli strutturali.  Ore 11:30 – conferenza stampa presso la Darsena Romana nel Porto di Civitavecchia, molo San Teofanio con Maria Elena Delia portavoce GSF/GMTG Italia, equipaggio della Flotilla, Maya Issa del Movimento Studenti Palestinesi in Italia, Global Movement to Gaza Italia, Prof. Giovanni Testa, presidente del Circolo Nautico, Riccardo Petrarolo, rappresentante portuali USB del Porto di Civitavecchia e altri. Al termine dell’incontro con la stampa, l’imbarcazione lascerà il porto in direzione Marina di Civitavecchia, dove il corteo terminerà la propria marcia all’incirca per le 13.30, con un breve intervallo che ci accompagnerà alla pausa pranzo: assisteremo all’esibizione in anteprima delle performer Usiko e Marte. Per tutta la durata dell’evento, sarà possibile fotografarsi di fronte al modello a grandezza naturale dell’opera Potenziali Bersagli 2026 di Alessandro “Mefisto” Buccolieri del collettivo Arte come Sopravvivenza, che verrà inaugurata il 25 aprile a Roma, in P.zza delle Camelie a Centocelle. L’artista sarà presente e a disposizione del pubblico per raccontare l’installazione e le fasi della lavorazione. Dalle ore 15.00 sessione di interventi in P.zza Fratti. Con la moderazione di Francesca Incardona, che peraltro presenterà lo studio di cui è coautrice “Gaza. Giornalisti e sanitari: vittime collaterali o bersagli?”, si svolgerà un confronto/dibattito tra membri degli Equipaggi di Mare (Paolo De Montis e Silvia Severini) e di Terra (Francesca Putini e Marco Faiola), il rappresentante USB Porto di Civitavecchia Riccardo Petrarolo e il fotografo palestinese Hazim Madi. Interverranno: Maria Elena Delia per GSF, Maya Issa del Movimento degli studenti palestinesi in Italia; Vera Pegna, traduttrice, attivista e scrittrice; Valentina Micheli, giurista; Ludovico Lamarra e Franco Pietropaoli, musicisti de Il Muro del Canto; Dr.ssa Simona Mattia della rete nazionale Digiuno Gaza; i portavoce di Emergency, Amnesty e Open Arms; Diana Agostinello per CGIL Roma e Lazio; un rappresentante del Coordinamento docenti di Viterbo; Prof.ssa Marta Malaguti, Coordinamento docenti di Civitavecchia; Cinzia Leoni dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università; Simona Ricotti e Mathias Mancin per Supporto Global Sumud Flotilla. Saranno presenti traduttori di lingua araba e interprete LIS. A seguire: reading di poesie con Le Voci e musica dal vivo con MichiMa, Cecilia Baliva Trio, Anafem, Manifesto e Centrale Sound System feat. Percezione Sesto Senso e Skasso. E’ possibile comunicare in anticipo la presenza presso la conferenza stampa al form RSVP: https://rsvp/prelanci/GSF In un momento in cui l’attenzione sulla Palestina si affievolisce, fagocitata dalle mire imperialiste di Stati Uniti e Israele, la Global Sumud Flotilla torna a salpare in direzione della popolazione palestinese e di tutti i popoli oppressi Global Movement to Gaza
March 25, 2026
Pressenza
8 marzo all’esposizione di HeART of Gaza nella Chiesa dell’Addolorata, con Mohammed Timraz
Il bassorilivo sul portone dell’edificio consacrato raffigura una Pietà. All’interno del luogo di culto accanto a sculture, pitture, affreschi e arredi religiosi fino a domenica prossima – 15 marzo – con la rassegna di disegni dipinti dai bambini palestinesi è mostrata un’immagine evocativa di questa peculiare figura femminile iconica che ricorre in arte, cultura e tradizioni e in questi anni e giorni nelle cronache quotidiane. A Mohammed Timraz, che a Gaza ha allestito The Artists’ Tent (La tenda degli artisti) e insieme all’illustratrice irlandese Feile Butler raccolto i disegni che compongono la collezione HeART of Gaza: Children’s Art from the Genocide ho proposto una riflessione sulle valenze e il valore dell’arte. La chiesa dell’Addolorata di Casale Monferrato venne edificata tra il 1751 e il 1840 su progetto del conte Francesco Ottavio Magnocavalli, in fase d’esecuzione modificato dai capomastri, l’architetto Giovanni Battista Felli e l’ingegnere Bernardo Lombardi, e per cui lo scultore Saverio Franzi scolpì la Deposizione dalla Croce con Cristo circondato amorevolmente dalla Madre e dalle Marie, inoltre la Purificazione della Vergine Deipara (genitrice di Dio), l’incontro tra Gesù e Maria al Golgota, due gruppi di emblemi della Passione. Nella prima metà dei quasi cent’anni in cui la chiesa dedicata alla Madonna ‘Addolorata’ veniva costruita, Casale Monferrato fu invasa e occupata da molti conquistatori – francesi, spagnoli e austriaci – e alla storica battaglia combattuta il 14 giugno 1800 nella vicina Marengo perirono circa 19 migliaia soldati dell’esercito francese al comando di Napoleone e delle truppe dell’Impero Austro-Ungarico. Dal 12 dicembre 1798 al 17 maggio 1799 nella città insorta venne instaurata una repubblica, di cui era emblematico un albero della libertà e tra l’inizio e gli anni ’40 del XIX secolo la città monferrina divenne la capitale dell’agricoltura italiana e una strategica roccaforte militare del regno piemontese, che dal 1848 cominciò a condurre le guerre ‘risorgimentali’ e nel 1849 Casale Monferrato venne assediata… e si difese strenuamente. Osservando l’immagine iconica scolpita all’ingresso della chiesa dell’Addolorata subito ho pensato alla fotografia simbolica della carneficina di bambini uccisi nell’assedio della Striscia di Gaza cominciato il 6 ottobre 2023 e non ancora cessato, anzi: perdurante nonostante la tregua dichiarata il 10 ottobre scorso e dal 28 febbraio di quest’anno inasprito a causa dell’escalation del conflitto in Medio Oriente. L’immagine che raffigura questa strage degli innocenti che accade nel presente alla vista di tutti, ‘sotto gli occhi’ dell’intera umanità, è opera di Mohammed Salem, un fotoreporter della Reuters, che l’ha ‘scattata’ il 2 novembre 2023 e intitolata A Palestinian Woman Embraces the Body of Her Niece, e diventata celebre con la denominazione Pietà di Gaza proprio per la sua analogia alla Pietà dell’iconografia cristiana e la sua similitutine a un dettaglio della raffigurazione del bombardamento di Guernica avvenuto il 26 aprile 1937, un’immagine che da allora è la rappresentazione universalmente simbolica dell’atrocità della guerra. Eseguita da Pablo Picasso su commissione del Governo Repubblicano spagnolo per rappresentare la nazione iberica all’Expo 1937, l’Esposizione internazionale “Arts et Techniques dans la Vie moderne” allestita a Parigi, Guernica attirò l’attenzione dell’ambasciatore tedesco e alto ufficiale delle SS naziste, Otto Abetz, che era un docente di arte e alla cui osservazione, una critica all’opera si discostava dai canoni classici, “Avete fatto voi questo orrore, maestro?” il pittore replicò, riferendesi invece all’atrocità del soggetto raffigurato: «No, lo avete fatto voi». E, varcando il portone su cui la figura della Pietà è indelebilmente incisa, mi sono ricordata che proprio quest’anno alla ricorrenza del 4 novembre a Casale Monferrato lo storico Marcello Ingrao aveva rammentato che, poiché tale rappresentazione dell’inutile strage strideva con la propaganda militarista del fascismo, dopo la prima guerra mondiale tutte le lapidi e i monumenti facenti esplicito riferimento alla Pietà vennero abbattute e, così, rimosse dalla memoria degli italiani. Inoltre, mentre osservavo i disegni dei bambini esposti ‘nella cornice’ della chiesa critiana cattolica mi sono ricordata di Moamen Abo Alouf, che il 9 giugno 2025 l’IDF ha bersagliato e ucciso mentre, insieme a tre paramedici, era a bordo di un’ambulanza in corsa nel quartiere Al Tuffah di Khan Younis. Nel suo ultimo video, da lui pubblicato il giorno prima sui social-media, il giovane reporter palestinese musulmano aveva documentato la celebrazione della messa nella chiesa di San Porfirio, una delle più antiche della cristianità. Così ho pensato che l’arte può essere significativamente espressiva quando mostra la realtà della sofferenza e della disperazione, o della gioia e della speranza, umane con immagini che possono superare qualsiasi ‘confine’, soprattutto le barriere immaginarie che dividono l’umanità in popoli e separano tra loro i popoli di differenti paesi e religioni o ideologie, feticismi e fanatismi. M.B. – Do You agree? (Sei d’accordo?) Mohammed Timraz ha risposto: > Surely , I definitely agree. Art is not merely a form of aesthetic expression; > it is a universal human language capable of crossing geographical, political, > and cultural boundaries. Especially in times of crisis, art takes on a deeper > role, allowing people to see the suffering and hopes of others through a > shared human perspective. > > When artistic works sincerely portray feelings of pain or hope, they touch the > universal values that all people share, regardless of differences in > countries, religions, or ideologies. In this way, art can break the imaginary > barriers between peoples and open the door to empathy, dialogue, and mutual > understanding. > > Therefore, in such circumstances, art does not only reflect reality; it can > also help build human bridges that go beyond divisions and remind us of what > unites us as human beings. > > Certamente, sono assolutamente d’accordo. L’arte non è solo una forma di > espressione estetica: è un linguaggio umano universale capace di oltrepassare > i confini geografici, politici e culturali. Soprattutto in tempi di crisi, > l’arte assume un ruolo più profondo, permettendo alle persone di vedere la > sofferenza e le speranze degli altri attraverso una prospettiva umana > condivisa. > > Quando le opere artistiche ritraggono sinceramente sentimenti di dolore o > speranza, toccano i valori universali che tutti condividono, indipendentemente > dalle differenze di paese, religione o ideologia. E così l’arte può abbattere > le barriere immaginarie tra i popoli e aprire la porta all’empatia, al dialogo > e alla comprensione reciproca. > > Pertanto, in tali circostanze, l’arte non si limita a riflettere la realtà; > può anche contribuire a costruire ponti umani che vanno oltre le divisioni e > ci ricordano ciò che ci unisce come esseri umani. Maddalena Brunasti
March 9, 2026
Pressenza
Viaggio a Cuba tra black out e solidarietà
5 marzo, primo giorno all’Avana di questo mio viaggio dell’anno 2026. Ci sono già stato, ma ogni volta il mio amore per questo Paese, per la sua  storia, per la sua rivoluzione non fa che aumentare; è per questo che, se tutto andrà come spero (e io farò tutto il possibile perché vada così) fra poco più di due anni mi trasferirò definitivamente qui. Detto questo iniziamo a parlare di questo Paese, unico al mondo per la sua resilienza, la sua tenace difesa della propria libertà, della propria indipendenza, della propria sovranità, una resistenza che dura da moltissimi anni, esattamente dal 1° gennaio 1959, giorno del trionfo della rivoluzione, al quale a breve fece seguito quello che comunemente viene definito embargo, ma che in realtà è un assedio. E’ come se Cuba fosse un antico maniero arroccato sulla cima di una montagna e circondato dall’assediante, che da allora ha messo in campo qualunque tipo di aggressione diretta e indiretta, coercizione, minaccia, sanzione contro chiunque intrattenga qualsiasi tipo di rapporto con l’isola. Solo pochissime nazioni che non hanno praticamente rapporti con gli Stati Uniti e quindi non subiscono i loro ricatti riescono caparbiamente a far arrivare qualcosa a Cuba. Assedio che, anche se sembrava impossibile, è stato da poco ulteriormente inasprito dall’attuale inquilino della Casa Bianca (personaggio che non voglio neppure nominare tanto mi disgusta); questo inasprimento riguarda come molti sapranno l’importazione di petrolio e derivati. Gli Stati Uniti infatti colpiscono con ogni tipo di sanzione i Paesi produttori che inviano petrolio a Cuba. Come si può facilmente immaginare questo ha conseguenze terribili; i trasporti sono solo l’ultimo tassello di un sistema basato quasi interamente sulla produzione di energia elettrica da centrali termoelettriche alimentate a combustibile fossile. Infatti i problemi più grandi riguardano tutte quelle attività che senza energia elettrica non possono soddisfare le necessità primarie del Paese, ospedali in primis. Immaginiamo se questo accadesse in Italia, ospedali e strutture sanitarie senza energia elettrica… Perciò non ho nessuna remora a parlare di assedio. Nell’emergenza quindi il governo cubano ha realizzato diverse contromisure, tra cui la destinazione delle risorse energetiche disponibili alle attività imprescindibili e il razionamento dei combustibili riguardo alle altre. Con notevole lungimiranza ha anche avviato una politica energetica fortemente orientata verso la produzione fotovoltaica: già nel mio primo viaggio, nel 2023, ho potuto vedere diversi parchi fotovoltaici che si estendevano lungo la carretera central, il lungo serpentone stradale che corre da est a ovest dell’isola. Allora si trattava di impianti estesi che avevano bisogno di ampi spazi e che ovviamente non possedevano batterie di accumulo, così che l’energia prodotta veniva immessa direttamente nella rete nazionale. Oggi, già che qui il sole non manca, oltre al continuo incremento di tali parchi è stata avviata e incentivata, anche con contributi statali, l’installazione di impianti con accumulo in ogni tipo di edificio pubblico e privato. Questo soprattutto grazie allo straordinario aiuto della Cina, che come credo tutti sanno possiede tecnologie avanzatissime anche in questo campo; passeggiando per l’Avana infatti si ha la possibilità di vedere che molte aree di piccole e medie dimensioni, fino a poco tempo fa abbandonate, ora vengano sfruttate per montare questi impianti. Oggi io stesso, che mi trovo qui anche per conto dell’Associazione Nazionale di Amicizia Italia Cuba (ANAIC) della quale faccio parte, ho svolto una missione che mi ha riempito il cuore. I circoli lombardi dell’ANAIC sono gemellati da oltre trent’anni con la delegazione dell’ICAP (Istituto Cubano di Amicizia con i Popoli) della provincia di Las Tunas; non è un gemellaggio formale, ma un rapporto vivo e dinamico, grazie a cui la solidarietà da semplice formula si trasforma di aiuto concreto. L’anno scorso, quando in quella provincia si ruppe l’unica TAC disponibile, senza possibilità alcuna di reperire i pezzi di ricambio per via del suddetto assedio, i circoli della Lombardia si fecero prontamente carico, con moltissime donazioni da parte dei soci, dell’acquisto dei necessari ricambi e del loro invio a Cuba. Oggi invece con una nuova raccolta fondi fra tutti i soci abbiamo risposto alla loro richiesta di aiuto proprio per installare un impianto fotovoltaico con accumulo per la somma di 8.000 euro. Consegnare di persona questo aiuto concreto nelle mani della segretaria dell’ICAP di Las Tunas Maria Romero Rodriguez è stato per me un momento molto emozionante. Tutto questo però non basta, perché il percorso per una definitiva liberazione energetica è lungo e complesso; al momento la produzione di energia da fonti alternative copre solo circa il 30% del fabbisogno nazionale, mentre gli Stati Uniti stanno facendo l’impossibile per soffocare il Paese, con effetti purtroppo evidentissimi. I black-out durano decine di ore e lasciano la popolazione in uno stato di grandissima frustrazione, che si mischia alla rabbia per un castigo collettivo inumano e crudele e purtroppo anche al risentimento e alla disperazione, che rischiano di far implodere la società cubana per la mancanza di ogni tipo di bene di prima necessità. E la situazione si aggrava di giorno in giorno… Anche il turismo è ridotto al lumicino e con la sua quasi totale scomparsa viene a mancare se non la principale, quantomeno una delle più importanti risorse del Paese. Gli interventi in tema energetico però non finiscono con il fotovoltaico; camminando per le vie dell’Avana si nota subito un silenzio abbastanza surreale, sia perché i veicoli con motore a combustione in circolazione sono pochi per via del razionamento di combustibile, ma soprattutto perché le strade sono piene di moto e piccoli veicoli a tre ruote totalmente elettrici di produzione cinese. Tornando al tema degli aiuti concreti, io e molti altri viaggiatori appartenenti a ogni tipo di associazione di sostegno a Cuba non veniamo mai qui a mani vuote, ma con una o più valigie piene di ogni tipo di farmaco, che come potrete immaginare per via dell’assedio non possono arrivare qui. Trasportiamo farmaci per amici, amici degli amici, conoscenti, parenti, ma soprattutto per ospedali e strutture sanitarie. E’ proprio quando si presentano le maggiori necessità che più si concretizza la solidarietà. All’Avana vive da anni un’italiana che definire straordinaria è poco: Barbara Iadevaia, cooperante della Comunità Italiani nel Mondo, nonché rappresentante dell’ASC (Associazione Svizzera Cuba) del Canton Ticino, costituisce il ponte della solidarietà fra l’Europa e Cuba. A lei viene consegnato ogni tipo di farmaco, medicamento e presidio sanitario e Barbara si incarica di organizzare la distribuzione in ogni angolo dell’isola. L’amore incondizionato di Barbara e mio per questo Paese e per questo popolo ci spinge a fare quello che facciamo, perché Cuba è sempre stata solidale con qualunque altra nazione e merita tutto il nostro aiuto e il nostro sostegno. Redazione Italia
March 7, 2026
Pressenza
Kobane, una ferita ancora aperta
di Gianni Sartori Dalla “città che aveva sconfitto l’Isis” al nuovo assedio: l’amarezza per una rivoluzione sotto attacco e il lascito politico del confederalismo democratico che resiste oltre la sconfitta. …
Sosteniamo Cuba, con ogni mezzo necessario
E’ stata lanciata la campagna “Energia per la vita” a sostegno di Cuba. Da oltre sessant’anni Cuba è vittima di un blocco economico e finanziario condannato più volte dalle Nazioni Unite, ma mai realmente superato. Oggi le condizioni si sono ulteriormente aggravate: alla stretta dell’embargo si sommano gli effetti della […] L'articolo Sosteniamo Cuba, con ogni mezzo necessario su Contropiano.
February 18, 2026
Contropiano
Con Cuba socialista, per rompere l’assedio
Il 29 gennaio, l’attuale presidente statunitense Donald Trump ha firmato un “Ordine Esecutivo” in cui si dichiarava l’emergenza nazionale per Cuba, marcando il fatto che il Paese rappresenterebbe “una minaccia inusuale e straordinaria alla sicurezza nazionale e alla politica estera”. Trump ha dichiarato che il Paese sarebbe un rifugio sicuro […] L'articolo Con Cuba socialista, per rompere l’assedio su Contropiano.
February 16, 2026
Contropiano
Cuba manda un messaggio al Sud Globale. E a noi
In una recente conferenza stampa di oltre due ore tenuta a La Avana, il Presidente di Cuba Diaz-Canel ha risposto a diverse domande delineando con chiarezza la situazione di Cuba, le misure che il governo sta implementando e quelle che intende introdurre, in un messaggio di unità rivolto, in primo […] L'articolo Cuba manda un messaggio al Sud Globale. E a noi su Contropiano.
February 15, 2026
Contropiano
Conferenza stampa il 5 febbraio per annunciare la prossima missione della Global Sumud Flotilla
La Global Sumud Flotilla (GSF) terrà la sua prima conferenza stampa pubblica giovedì 5 febbraio 2026 per annunciare i dettagli della missione della primavera 2026. L’evento si svolgerà presso la Fondazione Nelson Mandela a Johannesburg, a partire dalle ore 11:00 UTC/GMT+2 (10:00 CET). La missione della primavera 2026 sarà la più grande iniziativa marittima civile fino ad oggi finalizzata al soccorso del popolo palestinese: vedrà la partecipazione di oltre 3.000 persone da più di 100 Paesi, che salperanno su più di 100 imbarcazioni, in un’azione coordinata e nonviolenta per sfidare l’assedio illegale israeliano su Gaza, affrontare le complicità su scala globale ed esprimere piena solidarietà con il popolo palestinese nella necessità di sicurezza, giustizia e nelle prime fasi della ricostruzione. I rappresentanti della Global Sumud Flotilla illustreranno le tempistiche di partenza, i porti di imbarco e la struttura operativa della missione. Saranno presentati nel dettaglio i moduli specializzati del convoglio, tra cui le imbarcazioni dei medici, le unità per la ricostruzione ecologica e i team dedicati all’istruzione. Gli interventi sottolineeranno come questa azione diretta sia guidata dal popolo palestinese: una risposta della società civile che mira a ripristinare dignità, sovranità e richiesta di responsabilità, laddove il fallimento delle diplomazie internazionali ha compromesso i diritti fondamentali e l’autodeterminazione del popolo palestinese. Il briefing si riunirà presso la Fondazione Nelson Mandela, luogo simbolo che incarna il fermo principio di solidarietà di Mandela verso la Palestina e la sua profonda convinzione che la libertà sia indivisibile, che nessuno è libero finché non lo sono tutti i popoli. In questo contesto simbolico, la Global Sumud Flotilla intende ribadire il proprio mandato: quando le istituzioni abdicano ai loro doveri, è il popolo che eredita la responsabilità di agire. All’evento presenzieranno tutti i membri del Comitato Direttivo, in rappresentanza delle quattro organizzazioni della coalizione globale, con una delegazione che attraversa Africa, Europa, America Latina e Asia,  insieme ai rappresentanti della Palestine Solidarity Alliance. Informazioni sulla conferenza stampa Data: Giovedì 5 febbraio 2026 Orario: 11:00 AM UTC/GMT+2 (10:00 CET) Luogo: 107 Central Street, Houghton, Johannesburg, 2198, South Africa Livestream: Webinar Zoom link Registrazione: Hasina Kathrada, +27 83 786 3608, media@globalsumudflotilla.org   Global Movement to Gaza
February 4, 2026
Pressenza