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Una testimonianza datata al 25 luglio 2001: G8 di Genova, 25 anni fa
Sono Raffaele Barbiero, ed oltre ad essere Segretario provinciale della Fim-Cisl Forlì-Cesena, sono il referente di un gruppo nominato “Gruppo di Affinità Forlì e dintorni” che da 3 mesi circa lavora sulle tematiche della globalizzazione, del commercio mondiale e della nonviolenza. A Forlì, nella nostra città di provenienza, abbiamo organizzato diverse iniziative: volantinaggi a feste, avvenimenti di rilievo (es. spettacolo di Beppe Grillo), ecc., una presenza difronte a Mc Donald’s, un corteo silenzioso e un concerto con lettura di poesie, un tavolino informativo nella piazza centrale della nostra città, un seminario formativo sulla nonviolenza e le dinamiche di gruppo, e, ovviamente, la partecipazione alla manifestazione del 21 luglio. Premetto che la mia è una testimonianza diretta e scriverò solo delle cose di cui sono stato testimone e che ho visto personalmente. Noi siamo arrivati alla stazione di Quarto dei Mille in treno, di lì ci siamo incamminati in una splendida giornata di sole verso Piazza Sturla da dove doveva iniziare il corteo. Eravamo in migliaia con bandiere, striscioni di tutti i colori. La sinistra, con Rifondazione era molto presente e pure formazioni straniere (greci, spagnoli, francesi). Eravamo talmente tanti che siamo stati fermi per circa mezz’ora fra l’incrocio di via Pisa, via Felice Cavallotti e via Caprera. Lì abbiamo visto una decina di ragazzi, all’apparenza giovanissimi, vestiti con la “divisa” dei famigerati Black Blocs. Un mio amico, di professione avvocato, che mi era accanto ha chiamato il 113 per segnalare di questa presenza e si è sentito rispondere pressappoco in questi termini: <Non si preoccupi, dall’elicottero controlliamo la situazione>. Il corteo iniziò a muoversi intorno alle 12/12:30 e fino a Corso Italia, in prossimità dei Giardini Gilberto Govi, vi erano stati la simpatica iniziativa di alcuni gruppi protestanti inglesi con un pullman rosso difronte alla chiesa di Boccadasse e, per me nota stonata, alcuni cori contro la polizia e gesti offensivi all’avvicinarsi dell’elicottero della polizia, per il resto un normale corteo con slogan tutt’altro che offensivi, ma relativi al tema della manifestazione. Noi (una decina di persone) sfilavamo dietro uno striscione dal titolo “La difesa popolare nonviolenta è l’alternativa alla difesa armata”. Sul lungomare, 4/500 metri prima di giungere in una grande piazza dove si doveva svoltare per la parte finale del percorso, il corteo si fermò. Si è incominciato a vedere fumo nero e poi lacrimogeni lanciati dalle forze dell’ordine. Il corteo iniziò a indietreggiare, ordinatamente e lentamente. La strada era in leggera pendenza verso la piazza per cui si poteva scorgere di lontano che vi era della confusione, anche se non si capiva cosa succedeva. Ci siamo ammassati fra noi, poi abbiamo alzato le mani e tutti si sono messi ad urlare <nonviolenza, nonviolenza>, in lontananza si vedeva il cordone della polizia avanzare lentamente, poi si è succeduta una fitta serie di lacrimogeni e quindi ovviamente la fuga disordinata. Io e altre due persone con me ci siamo arrampicati dentro un caseggiato alle spalle di un ristorante e ci siamo ritrovati in un cortile di 50 mt per 10 dove abbiamo capito di essere “in trappola”. Un elicottero ci ha sorvolato una prima volta, alla seconda ha lanciato dei lacrimogeni, se non abbiamo ricevuto grossi danni è per la generosità di un signore genovese che ci ha aperto la porta di casa (siamo entrati in una cinquantina) e ci ha fatto lavare dal liquido dei gas. Ero molto arrabbiato perché non capivo per quale motivo bisognava lanciare lacrimogeni in un posto dove si erano rifugiati solo manifestanti impauriti, che gli occupanti dell’elicottero avevano potuto ben identificare. Dopo circa 20/30 minuti siamo usciti di casa e dopo alcuni minuti 2 poliziotti, uno in tenuta antisommossa e uno senza casco ci hanno detto di andare via di là, di ritornare indietro che tutto era tranquillo. Abbiamo ritrovato due del nostro gruppetto e mano nella mano siamo scesi e ci siamo incamminati verso il ritorno, la strada era vuota, piena solo di carta, occhiali rotti, pezzi di bandiere e altro. Per ritornare al corteo, tre/quattrocento metri dopo, siamo stati costretti ad attraversare un cordone di black blocs dotato di spranghe, bastoni, elmi di plexiglas che al nostro passaggio ci ha deriso. Siamo rimasti stupiti di come queste persone stessero tranquillamente a fare il battistrada del troncone di corteo che era arretrato notevolmente e di come la polizia, nel dirci di tornare indietro, ci avesse segnalato che tutto “era tranquillo”. Un altro tafferuglio l’abbiamo visto sulla strada del rientro quando un piccolo gruppo di manifestanti ha incominciato ad inveire contro una caserma di polizia e a lanciare bottiglie piene d’acqua, abbiamo cercato di parlare con questi e gli abbiamo urlato contro. Si sono però dispersi solo al lancio di un paio di lacrimogeni. Infine dopo essere ritornati alla stazione di Quarto, preso un autobus per Nervi, un treno per Brignole ed aver aspettato fino alle 2:30 del mattino, siamo partiti alla volta di casa dove siamo giunti intorno alle 9:30 del mattino. La stazione di Brignole aveva un presidio di 30/40 poliziotti a fronte di alcune migliaia di manifestanti, ma nessuno –giustamente- ha fatto il benchè minimo gesto o ha proferito la benchè minima parola di offesa nei loro confronti. Le forze dell’ordine e chi le governa devono sicuramente riflettere su quello che accaduto per recuperare il significato della loro funzione che non è quello della repressione, ma di tutela della libertà democratica di manifestazione del pensiero. Sono convinto però che il GSF deve ripensare alcune cose: 1. distinguere nettamente fra chi vuole raggiungere gli obiettivi delineati con la nonviolenza e chi pensa che si possa lasciare correre in determinate occasioni; 2. organizzare un servizio di accoglienza ai manifestanti (noi giunti a Quarto non avevamo nessuna indicazione e se non c’era il servizio di Rifondazione non avremmo avuto nessuna segnalazione utile), 3. organizzare un servizio d’ordine, o almeno un presidio ogni 500/600 metri di corteo, con personale riconoscibile dotato di megafono e cellulare per poter dare indicazioni precise ai manifestanti sul comportamento da tenere, sulle cose da fare, 4. evitare che gruppi di manifestanti gridino slogan offensivi o violenti, 5. chiedere ai manifestanti che si facciano carico dei rifiuti che si portano appresso. Le vie di Genova toccate dalla manifestazione sembravano una discarica, nonostante si manifestasse per il rispetto dell’ambiente e la sottoscrizione del protocollo di Kyoto, 6. in certe occasioni e in certi contesti (dopo il fatto gravissimo di venerdì a me sembrava di essere in questa situazione) la manifestazione più che caratterizzarsi per i “colori” e il “rumore” dovrebbe essere silenziosa e senza bandiere o striscioni di partito. Mi sarebbe sembrato un modo più rispettoso anche di ricordare il ragazzo morto il giorno prima, 7. infine, se si valuta che il pericolo di atti violenti sia alto, lasciati correre o provocati “poco importa”, forse sarebbe il caso di non svolgere manifestazioni di questa portata e valutare se fare manifestazioni locali o regionali, più facilmente gestibili. Forlì, 25 luglio 2001 Raffaele Barbiero Redazione Romagna
July 30, 2026
Pressenza
In Albania a scuola di nonviolenza
> Chi non comprende la forza potente della lotta nonviolenta potrebbe restare > inorridito da ciò che ha fatto Nico Quarkaj, attivista della Rivoluzione dei > Fenicotteri. Giovedì scorso, 2 Luglio, ci sono stati scontri tra agenti di polizia, in tenuta antisommossa, e manifestanti, che volevano arrivare fino all’ingresso del parlamento. Un cordone di poliziotti impediva fisicamente il passaggio; a quel punto da un lato sono volate alcune uova che si sono infrante sugli agenti, ma dall’altro sono partite cariche contro i giovani manifestanti. Mentre un idrante apriva loro la strada, i poliziotti, hanno colpito duramente con i manganelli e hanno fermato una ventina di giovani. Otto dei fermati sono stati arrestati, ma il giudice ieri ha disposto il rilascio di tutti i manifestanti. Ieri Niko durante il presidio ha fatto un gesto che ha lasciato interdetto anche me: ha chiesto, in segno di riconciliazione, di baciare le mani dei poliziotti che presidiano il palazzo del Primo Ministro. Si è inginocchiato davanti a ciascuno di loro: uno si è lasciato baciare le mani senza battere ciglio, una poliziotta ha tenuto le mani dietro la schiena e poi è successo un fatto inaspettato: un poliziotto non si lascia baciare le mani, ma si china ad abbracciare Niko e così fa il successivo. Niko non ha fatto un gesto di sottomissione, ma un potente gesto di riconciliazione che ha un fortissimo impatto. Voleva dire: “Noi riconosciamo il vostro ruolo e vi rispettiamo, ma voi non dovete essere servi di un potere corrotto, siete cittadini e il vostro dovere è stare dalla parte del popolo”. Mi ha raccontato Franco, militante del Partito di sinistra Marxista Janatha Vimukhti Peramuna dello Sri Lanka: “Eravamo guerriglieri, ma abbiamo deciso di parlare con tutti: uomini e donne, giovani e anziani, contadini, operai, studenti, artigiani,  commercianti, monaci buddisti, soldati, agenti delle forze dell’ordine, perfino con chi ci tortura a e alla fine abbiamo deposto le armi, abbiamo partecipato alle elezioni e alla fine abbiamo vinto”. Ci vuole grande forza e coraggio per fare ciò che ha fatto Niko e la Rivoluzione dei Fenicotteri ha fatto un ulteriore passo verso la vittoria. Redazione Italia
July 6, 2026
Pressenza
Parata del 2 giugno: anche i cavalli obiettano
Se non fosse per i tre giovani militari dei Lancieri di Montebello, due dei quali donne, e per la poliziotta, che si sono feriti e che sono stati ricoverati in ospedale, fortunatamente non in pericolo di vita, anche se due sono in condizioni critiche, ci sarebbe da ridere, ma purtroppo i fatti accaduti a Roma nella notte tra il 29 ed il 30 maggio sono molto seri e gravi. Durante la prova della sfilata del 2 giugno, tenutasi in via delle Terme di Caracalla, quattro agenti della polizia urbana avrebbero fatto esplodere dei petardi e dei fuochi d’artificio (pare sia una stravagante tradizione con diversi precedenti negli anni passati). Il rumore improvviso delle esplosioni ha provocato la fuga precipitosa di una trentina di cavalli terrorizzati, che al galoppo hanno mandato in tilt il traffico, provocando diversi tamponamenti sulla Cristoforo Colombo,  una delle principali arterie della capitale. Secondo il Sole 24 Ore, oltre ai feriti umani si sarebbero feriti una quindicina di cavalli; tra questi uno in modo così grave da deciderne frettolosamente l’abbattimento. Insomma, un vero e proprio disastro. Giovanni Barbera,  Segretario della Federazione Romana del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea, e collaboratore di Pressenza, ha dichiarato: “La clamorosa fuga dei cavalli dell’Esercito non è un semplice incidente di percorso. E’, a tutti gli effetti, un gesto simbolico e involontariamente potente di disobbedienza alla messa in scena della militarizzazione della nostra Repubblica. La natura ci ha offerto un’inattesa lezione. E’ bastato il rumore di alcuni petardi a ricordare che i cavalli sono animali liberi e sensibili, che non intendono essere comparse di una parata militare.” La parata militare venne abolita durante la Presidenza di Sandro Pertini, il Partigiano Socialista che arrivò ad essere la più alta carica dello Stato, e che, rigorosamente in linea con l’articolo 11 della Costituzione della Repubblica, nel suo discorso d’insediamento il 9 luglio 1978 pronunciò una delle sue frasi più famose “L’Italia deve essere nel mondo portatrice di Pace. Si svuotino gli arsenali di guerra, sorgente di morte, si colmino i granai, sorgente di vita per milioni di creature umane, che lottano contro la fame. Il nostro popolo generoso si è sempre sentito fratello di tutti popoli della terra. Questa è la strada, la strada della Pace che noi dobbiamo seguire.” Un’esortazione che più volte ribadì durante il suo settennato. Il presidente Francesco Cossiga ripristinò la festa. Ricordo come durante il suo mandato (1985-1999) mi ritrovai a essere testimone di una riuscita contestazione: da un camioncino in piazza Corrado Ricci uscirono in costume da bagno, ciambella ai fianchi e pinne, una decina di manifestanti, uomini e donne, che tentarono di marciare verso via dei Fori Imperiali. Ad aprire l’improvvisato manipolo un gonfalone che recava la scritta “Trippe da sbarco”. Dopo lo stupore iniziale vennero trascinati via a forza, mentre sbattevano le pinne. Anche il Presidente Oscar Luigi Scalfaro, che con Pietro Ingrao sventolò in un’oceanica manifestazione per la Pace e contro la guerra in Iraq, la bandiera arcobaleno della Pace, aveva ben altra idea di come celebrare la nascita della Repubblica. La sfilata in pompa magna venne ripristinata dal Presidente Ciampi, che evidentemente condivideva l’idea, non autenticamente patriottica, ma militarista e patriottarda, che la massima espressione della Repubblica sia la potenza del suo esercito. Alfio Nicotra, di “Un Ponte per…” che fa parte della Rete Pace e Disarmo, ha dichiarato: “Quella che dovrebbe essere una festa civile – si festeggia infatti un referendum che ha scelto di farla finita con la monarchia – è diventata una parata militare. A festeggiare devono essere i cittadini e le cittadine. Il Presidente Sandro Pertini aveva abolito la parata poiché ci vedeva un’incongruenza: è come se le truppe avessero occupato una festa di tutt’altro segno.” Insomma, la parata militare deve essere abolita e nel frattempo i primi a volerla inconsapevolmente disertare sono stati i poveri cavalli dell’Esercito, a cui nessuno aveva chiesto se gradissero far parte di una triste e incostituzionale ostentazione di forza guerresca.   Mauro Carlo Zanella
June 1, 2026
Pressenza