Più eterno del bronzo: una ricerca sulle connessioni profonde tra storia e memoria, conflitto e culture, comprensione e pace
“Più eterno del bronzo: educazione alla cultura e semantica del monumento” si
propone di fornire un quadro esaustivo sulle potenzialità dei fenomeni culturali
e delle discipline artistiche nella comprensione delle memorie condivise dei
popoli, e nella risoluzione delle controversie e dei conflitti che la storia ha
portato con sé.
Davvero molto coinvolgente è il trattamento compiuto delle numerose questioni
che, nel campo di conoscenza e prassi dell’educazione alla cultura, nella
prospettiva della costruzione della pace, si sovrappongono influenzandosi a
vicenda, come dinamica dell’interazione per cui si aprono gli spazi della
creatività in cui diventa possibile immaginare una situazione che superi le
conflittualità presenti.
Il testo, nella sua costruzione sapiente, riesce a dare, per mezzo del suo
approccio rigorosamente dialettico alla materia, una visione integrale e
sfaccettata di tematiche di primaria importanza nella loro interazione,
produttiva di manufatti ma anche di cultura.
Sia la accurata presentazione degli orientamenti internazionali più rilevanti,
che una rassegna dettagliata e corredata di illustrazioni di numerose opere,
forniscono al lettore preziosi strumenti perfetti allo scopo di comprendere le
coordinate più caratteristiche che guidano le attività educative e formative,
nell’ottica del trascendimento del conflitto e della trasformazione del
presente, nella proiezione di un futuro possibile, attraverso la considerazione
del passato e della memoria.
Non si tratta semplicemente di un saggio, per quanto accurato e ampiamente
documentato, ma più precisamente abbiamo a che fare con un testo in cui si
delinea un percorso concreto della prassi educativa e che si configura come
manuale pedagogico per, anche aspiranti, operatori di pace, guardando, tra gli
altri, alla lezione di Johan Galtung.
Non si possono che fare i migliori complimenti all’autore per la capacità che
dimostra nel padroneggiare completamente la materia trattata, definendo in modo
completo e determinato non solo i contesti storici, i presupposti filosofici, e
naturalmente le direttrici legislative che entrano in relazione nella dinamica
del superamento del conflitto, ma anche, appunto, una chiara prospettiva di
azione, secondo un metodo di ampia apertura alle istanze molteplici dei
contendenti che si confrontano nella realtà di un conflitto, per contribuire a
quel suo superamento.
Non ultimo, sono di grande utilità le sintetiche ricostruzioni dei fatti storici
nei luoghi situati – in particolare il contesto e connotazione del Museo di arte
contemporanea di Belgrado, su cui non si può che richiamare l’attenzione – che
aiutano il lettore a entrare in contatto diretto con le radici e i termini di un
conflitto storicamente attuale, nonché le precise e misurate analisi che
l’autore offre dei numerosi monumenti che costruiscono un percorso, un
itinerario che, pare a chi scrive, si svolge nel corso del libro, come funzione
logica di un potenziale itinerario culturale.
Di altrettanto grande valore e particolare interesse sono inoltre le brillanti
considerazioni sul movimento del modernismo jugoslavo, in quanto esempio della
funzione della produzione artistica come monumento nello spazio pubblico che è
luogo della memoria, sia nei suoi aspetti celebrativi, che in quelli della
contestazione del passato o del presente.
In questa connessione non si può sorvolare sulla bravura dell’autore
nell’evidenziare, contestualizzandone storicamente il carattere distintivo, il
ruolo e il contributo che il pensiero socialista, a partire da Karl Marx, e il
socialismo reale, nella sua declinazione jugoslava, hanno portato e continuano a
portare nel campo della cultura, proiettata verso un futuro di pace, e della
trasformazione del presente nella costruzione di una memoria condivisa tra i
popoli e della pace.
Un grande pregio è infine il riuscire a raccordare questa molteplicità
espressiva, storica, e culturale, nella cornice dell’uso degli strumenti forniti
dalle arti, e dalle leggi, per immaginare tali itinerari come materiale
educativo, alla cultura e alla storia, che si articolino come processi di
conciliazione, sviluppo della comprensione reciproca, e costruzione della pace.
Una lettura esigente dunque, certo, ma che ripagherà coloro che sapranno
lasciarsi guidare dall’autore alla scoperta delle convergenze e dimensioni
dialettiche della storia e delle arti nella storia, con l’intuizione delle
connessioni profonde e del potenziale delle combinazioni tra storia e memoria,
tra conflitto e culture, tra comprensione reciproca e pace.
Giannetto Edoardo Marcenaro
Il libro: Gianmarco Pisa, “Più eterno del bronzo. Educazione alla cultura e
semantica del monumento. L’orizzonte della cultura come prospettiva di
costruzione della pace”, Multimage, Firenze 2026:
https://www.multimage.org/libri/piu–eterno–del–bronzo–educazione–alla–cultura–e–semantica–del–monumento.
Redazione Italia