La guerra è già qui: assemblea pubblica No Muos a Niscemi
Assemblea pubblica contro la guerra, la militarizzazione e l’economia di guerra
Niscemi – Biblioteca comunale
Domenica 13 settembre 2026, ore 16.00
Il movimento No MUOS promuove a Niscemi una pubblica assemblea sul tema della
guerra e della crescente militarizzazione dei territori, partendo da una
considerazione sempre più evidente: la guerra non è qualcosa che accade soltanto
lontano da noi, ma produce conseguenze concrete anche nella vita quotidiana e
coinvolge direttamente il nostro Paese.
La corsa al riarmo, l’aumento della spesa militare, la progressiva
militarizzazione della Sicilia e il ruolo dell’Italia nel sistema militare
statunitense e NATO saranno al centro della discussione, insieme alle
conseguenze economiche e sociali delle politiche di guerra e al diritto di
organizzarsi e manifestare il proprio dissenso.
Per il movimento No MUOS, la Sicilia rappresenta da anni un laboratorio concreto
di questa trasformazione: il MUOS e la presenza di infrastrutture militari
nell’isola mostrano come i territori possano essere subordinati a esigenze
strategiche che non coincidono con i bisogni delle comunità.
L’assemblea sarà inoltre un’occasione per discutere della crescente repressione
nei confronti di chi si oppone alla militarizzazione e alla guerra, compresa
l’emissione di ulteriori fogli di via nei confronti di attivisti.
Il comunicato integrale è disponibile sul sito del movimento No MUOS:
LA GUERRA È GIÀ QUI – Assemblea pubblica a Niscemi
Per troppo tempo abbiamo pensato alla guerra come a qualcosa che accade altrove.
Lontano dalle nostre città, lontano dalle nostre case, lontano dalla nostra vita
quotidiana.
Oggi quella distanza si sta riducendo.
Le guerre che attraversano il mondo, la corsa al riarmo, l’aumento delle spese
militari e la crescente contrapposizione tra blocchi stanno ridisegnando le
priorità politiche ed economiche dei Paesi e delle società in cui viviamo.
Ma l’Italia non è estranea a questo processo. Il nostro Paese partecipa
attivamente alle politiche di riarmo, aumenta le risorse destinate alla spesa
militare, mette a disposizione territori e infrastrutture per le attività
militari e mantiene una stretta integrazione con il dispositivo militare
statunitense e NATO. Una parte dell’industria italiana è inoltre direttamente
coinvolta nella produzione e nello sviluppo di sistemi e tecnologie per la
difesa e per la guerra.
La guerra, quindi, non è più soltanto ciò che vediamo sugli schermi o qualcosa
che riguarda altri Paesi: è parte sempre più concreta delle nostre vite, dei
territori in cui abitiamo e delle scelte che vengono compiute in nostro nome.
La vediamo anche nelle conseguenze economiche che ricadono sulle persone.
L’andamento dei prezzi dei carburanti, ad esempio, dipende da molti fattori, ma
le tensioni internazionali e i conflitti incidono sui mercati dell’energia e sui
costi che, alla fine, vengono scaricati sulla vita quotidiana di lavoratrici,
lavoratori e famiglie. Il prezzo della guerra non viene pagato soltanto da chi
vive sotto le bombe: viene distribuito, in forme diverse, anche nei territori
che continuano a definirsi in pace.
In Sicilia tutto questo assume un significato ancora più concreto.
Da anni, con il MUOS, vediamo cosa significa la trasformazione del nostro
territorio in una piattaforma strategica per le operazioni militari. La Sicilia
è sempre più inserita in un sistema di basi, infrastrutture e apparati che ne
rafforzano la funzione strategica nel Mediterraneo, subordinando spazi e
territori a logiche militari che non rispondono ai bisogni di chi qui vive.
Mentre la guerra si avvicina, mentre cresce la militarizzazione e mentre sempre
più risorse vengono destinate agli armamenti e alla preparazione dei conflitti,
continuano a rimanere irrisolti i problemi che riguardano la vita quotidiana
delle comunità: il dissesto del territorio, i servizi pubblici, la sanità, i
trasporti, il lavoro, lo spopolamento.
E persino le conseguenze della frana di Niscemi rischiano di passare in secondo
piano rispetto alle “necessità” belliche.
A fronte di tutto questo, il governo italiano continua a sostenere le politiche
di riarmo e a rafforzare il proprio ruolo all’interno del sistema militare
euro-atlantico, mentre una parte crescente delle risorse pubbliche viene
indirizzata verso la spesa militare e l’industria bellica. Le conseguenze di
queste scelte ricadono sui territori e sulla vita delle persone, mentre chi le
contesta viene sempre più spesso considerato un problema di ordine pubblico.
È per questo che non possiamo limitarci a osservare.
Mobilitarsi contro la guerra impone di interrogarsi sul mondo che si sta
costruendo attorno a noi. Significa anche chiedersi quale futuro viene preparato
alle nostre comunità e quale funzione vengono chiamati a svolgere i nostri
territori. È necessario opporsi all’idea che la guerra e la militarizzazione
siano un destino inevitabile, davanti al quale non resta che adeguarsi.
E bisogna anche difendere concretamente il diritto di organizzarsi, di
dissentire e di manifestare.
In questi giorni è stata annunciata l’emissione di altri fogli di via nei
confronti di attivisti. Come movimento No MUOS denunciamo questi strumenti e
ogni tentativo di colpire preventivamente il dissenso e di limitare la
possibilità delle persone di organizzarsi e manifestare.
Non può essere la repressione preventiva la risposta a chi pone domande sulla
guerra, sulla militarizzazione e sulle scelte che vengono compiute sui
territori.
Proprio per questo il movimento No MUOS promuove una pubblica assemblea a
Niscemi, aperta a cittadine e cittadini, associazioni, movimenti, realtà sociali
e a chiunque voglia discutere e contribuire.
Perché la guerra non riguarda soltanto chi la combatte. Impatta sui territori
che vengono militarizzati. Sottrae risorse ai bisogni collettivi. Riguarda il
costo della vita. Riguarda le libertà e il diritto di dissentire.
E se la guerra è sempre più vicina, la risposta non può essere restare in
silenzio.
Per aderire, partecipare all’assemblea o semplicemente manifestare il proprio
sostegno all’iniziativa è possibile rivolgersi ai comitati No MUOS locali, alle
pagine social del movimento No MUOS, al gruppo di comunicazione del movimento
oppure scrivere a: nomuoscomunica@gmail.com
Redazione Sicilia