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“Parole e Musica per fermare la colonizzazione delle coste e gli investimenti di Israele”
Il Comitato “Brindisi per la Palestina – contro il genocidio del popolo palestinese, contro il riarmo, per la pace” organizza l’iniziativa che si svolgerà sabato 18 luglio con inizio alle ore 20 e a cui parteciperanno numerose associazioni ambientaliste e solidali con il popolo palestinese. Sono previsti interventi di Tony La Piccirella referente della Global Sumud Flotilla, arrestato più volte da Israele, e di Domenico Centrone, arrestato in Libia dal governo illegale di Haftar mentre partecipava alla missione del Global Sumud Land Convoy, inoltre concerti di diversi gruppi di musica popolare e dj-set. L’evento si svolgerà vicino alla Masseria Mogale di Ostuni, con ritrovo al parcheggio di Creta Rossa Mogale, nei pressi di Lido Plaia. “Il posto è lo stesso di dove  il 28 giugno scorso abbiamo partecipato alla camminata per conoscere organizzata dalla associazioni ambientaliste che hanno fatto ricorso al TAR per la illegittimità della costruzione del resort – spiega il comunicato – Il Comitato sostiene la propria ferma opposizione al progetto di costruzione di un resort di lusso a marchio Four Seasons in località Costa Merlata (Ostuni), sostenuto da investitori israeliani riconducibili al gruppo Omnam. Questo progetto rappresenta un grave attacco al nostro territorio, configurandosi come un vero e proprio ‘ecomostro’ che solleva criticità insostenibili”. In specifico, precisa il Comitato, per le seguenti ragioni: * Devastazione Ambientale – “La cementificazione di una vasta area verde, in un contesto paesaggisticamente integro e di alto valore ambientale, minaccia l’ecosistema costiero già fragile e soggetto a fenomeni di erosione. Ricordiamo la drammatico morte di Oronzo Epifani avvenuta il 2 Ottobre 2025 per una bomba d’acqua, dovuta al dissesto idrogeologico e ai cambiamenti climatici a cui ancora non si pone rimedio” * Privatizzazione del Bene Comune: “Il resort sottrae alla collettività spazi naturali storicamente destinati alla fruizione pubblica, al trekking e alla libera balneazione, sacrificando gli interessi della comunità locale a favore di speculazioni di grandi gruppi privati” * Complicità Internazionale: “La partecipazione di investitori israeliani al finanziamento di quest’opera solleva una grave questione etica, legata al coinvolgimento indiretto nel contesto del conflitto in Palestina, che il nostro comitato denuncia fermamente” * Illusione Occupazionale: “La narrazione della “creazione di posti di lavoro” viene smentita dalla realtà dei fatti: il modello basato su resort stagionali di lusso produce contratti a tempo determinato, precarietà diffusa e un generale abbassamento delle tutele salariali per i lavoratori del territorio”. “Per questi motivi – conclude il Comitato – invitiamo cittadine e cittadini, organizzazioni politiche e ambientaliste a mobilitarsi contro questo nuovo scempio annunciato“. Redazione Italia
July 14, 2026
Pressenza
Dina Alberizia: noi siamo tornati, pensiamo ai detenuti palestinesi, pensiamo ad Abu Safiya
Ho avuto il piacere di conoscere Dina Alberizia la domenica mattina appena trascorsa. Ci siamo incontrate nella quiete e nell’ombra dell’Abbazia di Vezzolano, uno dei gioielli del romanico astigiano. Le avevo proposto un’intervista ma alla fine ne è risultato un incontro meno strutturato della classica intervista e come un racconto lo riporterò. Dina ha esplicitato subito il centro della sua attenzione, ciò che le sta a cuore. La sua preoccupazione non era e non è il racconto della sua detenzione ma tenere alta l’attenzione su ciò che accade ai prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane, alla popolazione di Gaza che continua a vivere in condizioni indicibili, alla pace che pace non è. Una chiarezza che iniziò ai tempi dell’organizzazione della Global March to Gaza. Il Manifesto Etico scritto per quell’occasione mise in parole quello che Dina pensava e che divenne priorità, un’esigenza quasi fisica, imprescindibile. La Global March to Gaza partì il 12 giugno 2025 destinazione valico di Rafah, chiuso dall’esercito israeliano. Si voleva tentare di forzare il blocco, gli aiuti umanitari erano tanti, erano disponibili ma alla popolazione affamata non potevano arrivare. Purtroppo accade ancora adesso. Ad agosto partì la prima spedizione della Flotilla, Dina partecipava come equipaggio di terra, un compito organizzativo che ha poi preso la forma di responsabile di coordinamento per il Piemonte della Global Sumud Italia, delegazione italiana di Global Sumud Flotilla. Dina Alberizia al rientro a Fiumicino La domanda sui giorni di detenzione è stata inevitabile e Dina ha raccontato di Sirte, del trasferimento a Bengasi, gli interrogatori, l’isolamento. Pochi e sporadici i contatti con l’esterno, la prima telefonata in Italia è stata concessa 12 giorni dopo l’arresto, modalità in cui il rispetto per i diritti umani è concetto flebile e variamente labile. Nonostante questo è lei stessa a sottolineare quanto gli attivisti della Flotilla di terra siano comunque stati detenuti “privilegiati”. Proprio nella mattina del nostro incontro era arrivata la notizia relativa allo stato di salute del dottor Abu Safiya dopo la visita del suo avvocato avvenuta il 2 luglio secondo il quale le condizioni del suo assistito hanno subito un “deterioramento catastrofico” dopo il trasferimento nel centro d’interrogatorio sotterraneo Rakefet all’interno della prigione di Nitzan. “Mi hanno portato qui per uccidermi. Non credo che sopravvivrò. Questa è la fine” sono le parole che Abu Safiya avrebbe detto con non poche difficoltà: ha difficoltà a parlare e respirare e perde ripetutamente conoscenza. Le segnalazioni sono arrivate dall’organizzazione Physician for Human Rights Israel e convalidate appunto dalle dichiarazione del legale del pediatra. Com’è possibile che un uomo venga torturato in questo modo? Non sarebbe accettabile neppure se quell’uomo si fosse macchiato di crimini indicibili, in questo caso ci troviamo di fronte ad un medico che lavorava nel suo ospedale e che cercava di portare soccorso nonostante la mancanza di medicinali e attrezzature. Com’è possibile rimanere indifferenti di fronte a tanta ingiustizia? Semplice. Non si può. Un orrore come questo chiede voce, chiede urla forti e più persone urlano più la voce si sente. La Marcia, le spedizioni della Flotilla sono stati tutti modi di urlare, di parlare a più persone possibili, tutte e tutti possiamo prendere parte a quest’urlo e questa necessità, questo doveroso schierarsi risulta evidentissimo nel parlare con Dina. Dal Manifesto della coscienza globale di Hüseyin Durmaz scritto per la preparazione della Marcia Globale per Gaza Gaza non è solo un luogo, è uno specchio Ciò che sta accadendo oggi a Gaza non è solo un attacco a un popolo, ma un assalto all’essenza stessa dell’umanità. Se un popolo può essere affamato, ridotto al silenzio e lasciato senza medicine o pietà, e il mondo rimane impassibile, cosa significa essere umani? Questo silenzio non ferisce solo le vittime. Ferisce l’anima di ogni testimone. Perché in un mondo senza giustizia, nessuno di noi è veramente al sicuro. Sara Panarella
July 8, 2026
Pressenza
Attivisti denunciati a Pisa, la solidarietà di Pax Christi
Pax Christi Italia esprime solidarietà ai giovani attivisti di Pisa denunciati dopo le mobilitazioni e le azioni nonviolente della scorsa estate e autunno contro il genocidio in Palestina. Sono 54 i giovani che hanno ricevuto le notifiche dopo la conclusione delle indagini della Questura di Pisa. Contemporaneamente sono state comminate decine di sanzioni amministrative per l’azione nonviolenta che, lo scorso 12 ottobre, ha impedito l’ingresso in stazione di un convoglio con armi destinate a Israele. Il genocidio che si compie in Palestina non può lasciarci indifferenti e ogni azione di dissenso è un’azione in difesa dell’umanità, di fatto morta a Gaza. Quando pensiamo alle e ai giovani e adulti di Pisa, di Roma e di tante altre città d’Italia, oggi incriminati per aver protestato in difesa del popolo palestinese, pensiamo a Gaza, alle immagini raccapriccianti di bambini morti e di ospedali distrutti. Pensiamo ai genitori con neonati mutilati e in fin di vita tra le braccia, ai chirurghi che praticano amputazioni senza anestesia, ai medici e ai volontari della Global Sumud Flotilla che cercano di rompere l’assedio per portare aiuti nella Striscia di Gaza. Eppure, oggi, di fronte alla barbarie e a questo abisso, lo Stato ha il coraggio di incriminare giovani e adulti che chiedono ai passanti di fermarsi nelle stazioni e nelle strade, distratti o impotenti dinanzi a tale crudeltà e disumanità. Pax Christi denuncia la repressione verso queste persone che, protestando, ci ricordano che nulla è paragonabile alla distruzione sistematica di un popolo. Siamo di fronte a un fratricidio in diretta che le e i giovani e adulti sensibili rifiutano, attraverso proteste pacifiche. Pax Christi chiede altresì al governo italiano di mettere in atto ogni azione necessaria per la liberazione dei volontari della Global Sumud Flotilla e in particolare degli italiani Domenico Centrone e Dina Alberizia, attivisti partiti con la missione umanitaria Global Sumud Flotilla Land Convoy (equipaggio di terra), tuttora trattenuti in Libia dalle autorità locali. Chiediamo la loro immediata liberazione e il rientro in Italia. La solidarietà è segno di umanità e non può essere ritenuto un reato. Pax Christi Italia
June 8, 2026
Pressenza
Delegazione del Global Sumud Convoy ancora trattenuta in Libia
LA DELEGAZIONE DEL GLOBAL SUMUD CONVOY ANCORA TRATTENUTA IN LIBIA. DOPO UNA SETTIMANA NESSUNA RISPOSTA CONCRETA DALLE ISTITUZIONI. PRESIDI IN TUTTA ITALIA E APPUNTAMENTO MERCOLEDÌ 3 GIUGNO DALLE 11 ALLA FARNESINA PER CHIEDERE PRESSIONE URGENTE PER IL RILASCIO IMMEDIATO DEI DIECI ATTIVISTI TRATTENUTI. L’appello urgente: “Ogni tentativo di raggiungere Gaza viene bloccato con violenza strutturale. Esigiamo chiarezza ed efficacia istituzionale per il rilascio e per il passaggio sicuro”. 1 Giugno 2026, Roma La delegazione del Global Sumud Land Convoy, composto da dieci attivisti tra cui i due italiani Domenico Centrone e Leonarda “Dina” Alberizia, è ancora trattenuta in Libia orientale dopo aver tentato di negoziare un passaggio sicuro. Erano parte della mobilitazione internazionale diretta a Gaza per rompere l’assedio, aprire un corridoio umanitario e sostenere la popolazione palestinese. Ad oggi hanno ricevuto una sola visita consolare, nonostante le numerose richieste avanzate da famiglie, avvocati e reti solidali, e non dispongono ancora di un’effettiva assistenza legale. Abbiamo aspettato perché ci era stato garantito che i nostri compagni stessero bene e che i ritardi fossero legati alle festività dell’Eid, concluse il 30 maggio. Continuiamo a ricevere soltanto rassicurazioni ufficiose e nessuna informazione concreta. Quello che ci è stato rappresentato come un fermo sembrerebbe configurarsi a tutti gli effetti come un sequestro. Non siamo più disposti ad aspettare. Chiediamo informazioni immediate e verificabili sulle condizioni dei dieci attivisti, sui presunti capi d’accusa e sulle iniziative che il Governo italiano sta mettendo in campo per ottenerne il rilascio. UNA DELEGAZIONE PACIFICA CATTURATA MENTRE NEGOZIAVA IL PASSAGGIO Domenico, Dina e le altre 8 persone facevano parte di una delegazione internazionale incaricata di negoziare il passaggio sicuro del convoglio attraverso le aree di crisi libiche. La loro cattura è avvenuta in circostanze ancora da chiarire e al momento non si conoscono le eventuali accuse mosse nei loro confronti. Ieri è stata reiterata la richiesta di rappresentanza diplomatica effettiva e assistenza legale consolare per le 10 persone trattenute in Libia. La missione umanitaria che il Convoglio ha portato avanti e ha provato ad attuare è tutelata dalla Convenzione di Ginevra. Ancora una volta viene negato il diritto internazionale che garantisce il passaggio sicuro per convogli di natura umanitaria. C’è un movimento civile che sta dimostrando di voler in tutti i modi raggiungere Gaza e la Palestina: le istituzioni e i governi non compiono nessuna azione di tutela per garantire la libertà di movimento. Quanto accaduto ed accade è lo specchio di uno sgretolamento generalizzato del diritto nel Mediterraneo, con l’attuazione di dinamiche che ormai siamo abituati a ritrovare nei vari scenari di conflitto, che violano costantemente il diritto internazionale e umanitario: blocco navale, detenzioni arbitrarie, criminalizzazione dell’aiuto umanitario. Chiediamo con urgenza che i governi – italiano e internazionali – si attivino per: * garantire la rappresentanza diplomatica effettiva e l’assistenza legale consolare per le 10 persone trattenute in Libia; * ottenere il chiarimento, entro 48 ore, in merito agli eventuali capi di accusa, le condizioni di detenzione; * destinare tutte le risorse governative, diplomatiche necessarie ad ottenere rilascio; * tutelare e proteggere le missioni umanitarie e la libertà di movimento conseguente, come indicato dal diritto internazionale e dalla convenzione di Ginevra, i cittadini che a tali missioni partecipano e quindi di ristabilire l’apertura dei valichi e la fine di ogni complicità con lo stato di israele; I governi non possono trarre profitto dal genocidio e dalle violazioni del diritto, ma devono ristabilirlo e proteggerlo. PRESIDI ATTIVI IN TUTTA ITALIA E MERCOLEDÌ 3 GIUGNO CONFERENZA STAMPA ALLA FARNESINA Global Sumud Italia ha indetto una mobilitazione nazionale in tutti i territori. Sono previsti presidi urgenti davanti alle Prefetture in diverse città italiane. Alla Farnesina è previsto un presidio con una conferenza stampa a partire dalle ore 11:00, per chiedere conto al governo dell’assenza di azioni efficaci. “Abbiamo aspettato una settimana. Vogliamo informazioni chiare, vogliamo la data e l’ora in cui i nostri compagni torneranno. Chiediamo l’attivazione immediata di tutte le risorse necessarie. Non un minuto di silenzio, ma un minuto di azione”. Al centro, vestita di nero, la sindaca di Foggia Maria Aida Episcopo durante la cerimonia di inaugurazione del monumento alle vittime foggiane dei bombardamenti del 1943. Global Sumud Flotilla
June 1, 2026
Pressenza
Le associazioni pugliesi chiedono l’immediata liberazione di Domenico Centrone di Molfetta e Dina Alberizia di Foggia fermati in Libia
Le associazioni pugliesi impegnate nella difesa della pace, dell’accoglienza, dei diritti umani e a sostegno del popolo palestinese esprimono profonda preoccupazione e indignazione per l’arresto dei nostri concittadini Domenico “Nico” Centrone, proveniente da Molfetta, e Leonarda “Dina” Alberizia, originaria di Foggia, da parte delle milizie riconducibili al governo della Cirenaica guidato dal Generale Khalifa Haftar, in Libia. Proprio dalla Libia è rientrata a Bari Sara Suriano, attivista andriese facente parte del gruppo base del Land Convoy, attaccato e sgomberato con la forza in circostanza ancora poco chiare e costretto a rientrare per motivi di sicurezza. I due attivisti facevano parte del Land Convoy della Global Sumud Flotilla, missione internazionale umanitaria e nonviolenta nata con l’obiettivo di rompere il blocco illegale imposto da Israele alla Striscia di Gaza e portare solidarietà concreta alla popolazione palestinese stremata da anni di guerra, fame e devastazione. Il convoglio avrebbe dovuto raggiungere Gaza passando dal valico di Rafah, ma è stato bloccato in territorio libico, dove, oltre a Nico e Dina, altri otto partecipanti internazionali risultano trattenuti dalle autorità e dalle milizie locali in circostanze ancora poco chiare e fortemente allarmanti. Chiediamo con forza: * l’immediata liberazione di Domenico Centrone e Dina Alberizia; * il rispetto della loro incolumità fisica e dei loro diritti fondamentali; * un intervento urgente del Presidente della Regione Puglia Antonio Decaro e di tutte e tutti i rappresentanti pugliesi nel Parlamento italiano e presso la Commissione e il Parlamento Europeo affinché venga garantito il rientro in sicurezza e nel più breve tempo possibile; * una presa di posizione chiara delle istituzioni italiane ed europee contro ogni forma di repressione nei confronti delle missioni umanitarie e di pace. Domenico e Dina sono cittadini impegnati nella solidarietà internazionale, nella difesa dei diritti umani e nella costruzione della pace. Colpire loro significa colpire il diritto dei popoli alla solidarietà, alla cooperazione e alla testimonianza nonviolenta. Colpire loro vuol dire rendersi complici del genocidio del popolo palestinese. In un tempo segnato dall’orrore della guerra e dalla tragedia umanitaria che continua a consumarsi a Gaza e in modo estremamente cruento anche in Libano, non possiamo restare in silenzio davanti a chi tenta di fermare con la forza iniziative pacifiche e umanitarie. Invitiamo associazioni, movimenti, amministrazioni locali, forze sociali e singoli cittadini e cittadine a mobilitarsi per chiedere libertà e protezione per tutti gli attivisti coinvolti e la fine delle guerre portate avanti in Medio Oriente da Israele e Stati Uniti. Libertà per Domenico Centrone e Dina Alberizia! Basta guerra, basta blocchi, basta repressione. Adesioni: ANPI Puglia – ARCI Puglia – Associazione delle chiese evangeliche battiste di Puglia e Basilicata – Centro Studi Torre di Nebbia – COBAS Puglia – Comitato Io Accolgo Puglia – Comitato a difesa del diritto internazionale in Terra di Palestina – Comitato contro il Genocidio del Popolo Palestinese, il riarmo e per la pace Brindisi  – Comitato promotore Marcia Gravina-Altamura 2026 – Comunità palestinese di Puglia e Basilicata – Digiuno di Giustizia in solidarietà con i Migranti – DigiunoGaza – Distretto Agro ecologico delle Murge e del Bradano – Donne in Nero Bari – Laverdevia – LEGAMBIENTE Puglia – LIBERA Puglia – MEIC Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale di Puglia – Missionari Comboniani – Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università – PERIPLO – Rete dei Comitati per la Pace di Puglia – Rete dei Punti Pace Pax Christi di Puglia – Rete Puglia – Squola Senza Confini Penny Wirton Bari – UDS Puglia – UDU Bari – UDU Link Foggia – USB Puglia – Venerdì Libertario – Zona Franka. Per aderire: retecomitapacepuglia@gmail.com     Redazione Italia
May 30, 2026
Pressenza