Tag - borghese

Enzo Borsellino: Il progetto di ampliamento della Galleria Borghese: Vexata Quaestio
Villa Borghese 2026-05-25 (foto AMBM) Proponiamo un contributo di Enzo Borsellino, già Professore di Museologia e storia del collezionismo e Docente presso il Master biennale di II livello “Esperti nelle attività di valutazione e di tutela del patrimonio culturale” dell’Università degli Studi Roma Tre, al dibattito sorto dall’incredibile – sciagurata – iniziativa che riguarda la Galleria Borghese e la Villa Storica. L’articolo “Il progetto di ampliamento della Galleria Borghese: Vexata Quaestio” è stato pubblicato il 19 settembre 2026 sulla testata Siscaonline* (AMBM) Il progetto di ampliamento della Galleria Borghese: Vexata Quaestio – Siscaonline 19 settembre 2026 (per visualizzare tutte le immagini ripotate nel testo si rimanda all’articolo originale) di Enzo Borsellino Le numerose prese di posizione e riflessioni critiche[1] sul progetto di un nuovo edificio accanto alla Galleria Borghese invitano a fare chiarezza sulla complessa vicenda. La Galleria Borghese (fig. 1) non è un normale museo, ma una straordinaria collezione artistica privata divenuta di proprietà pubblica nel 1902 per effetto di un oculato acquisto da parte dello Stato italiano. Definirla “museo” è riduttivo e ne svilisce la sua fisionomia storica, culturale e artistica di un unicum al mondo. Contenitore e contenuto convivono in un perfetto equilibrio che la storia del gusto e l’amore per la bellezza sono riusciti a mantenere nel tempo. Foto  1. Roma. Galleria Borghese, esterno. (Vedi foto in apertura) Che poi si sia riusciti a trasformare la Galleria Borghese, dal 28 giugno del 1997, dopo 14 anni di chiusura per un necessario restauro strutturale, in un museo a tempo e a ingresso limitato per ragioni di conservazione degli ambienti e delle opere, è una realtà da cui non si può più prescindere. Tanto è vero che fu stabilita allora una norma di contingentamento dei visitatori con tetto massimo di 180 persone per ciascuno dei 10 turni giornalieri di due ore, norma ancora vigente. Nel 2025 la società privata Proger Spa ha presentato una offerta di sponsorizzazione dei costi del progetto di fattibilità per un ampliamento della Galleria Borghese in cambio di poter pubblicizzare all’interno della Galleria l’attività svolta dalla Proger Spa per la realizzazione di tale progetto. La direzione della Galleria ha di conseguenza pubblicato sul suo sito web il 18 novembre 2025 un “Avviso Pubblico” di 30 giorni relativo alla possibilità di ricezione di altre offerte di sponsorizzazione finalizzate allo stesso obiettivo. [2]  L’unica offerta pervenuta è stata quella della Proger Spa. La proposta è stata accettata dalla direzione della Galleria il 7 gennaio 2026.[3] Il 18 maggio 2026 è stata presentata in una conferenza stampa la proposta di ampliamento. Ma nel documento distribuito durante l’evento non si nomina la costruzione del nuovo edificio; è scritto soltanto che il progetto dovrebbe “rendere ancora più accessibile e comprensibile il patrimonio della Galleria Borghese a chiunque desideri visitarlo, promuovendo la possibilità di effettuare una visita più estesa, con meno limiti di tempo, di spazi e di opere da guardare”.[4] Soltanto in calce al documento, dove sono citati alcuni atti amministrativi, si evince dai loro titoli che si vuole costruire “un nuovo edificio in uno spazio contermine alla sede del museo, destinato ad ampliare l’offerta espositiva, i servizi al pubblico, le aree didattiche e conferenziali e a migliorare accessibilità, sicurezza e fruizione del complesso museale”. A parte la poca chiarezza di alcune finalità del progetto (“ampliare l’offerta espositiva”, “migliorare l’accessibilità”) sorprende che nel documento sia scritto che “Galleria Borghese continuerà a condividere pubblicamente gli sviluppi di questo percorso di studio e approfondimento, nel segno della massima trasparenza e del dialogo con le istituzioni, la comunità scientifica, le realtà impegnate nella tutela del patrimonio e la cittadinanza”. Di questo progetto in realtà non è mai stata fatta alcuna condivisione pubblica né prima della accettazione da parte della direzione della Galleria dell’offerta di sponsorizzazione, né dopo la conferenza stampa del 18 maggio 2026. Il fugace “Avviso Pubblico” del 18 novembre 2025 non è stato per nulla pubblicizzato, nonostante l’interesse del tema in gioco. Se ne è avuta notizia appunto soltanto il 18 maggio 2026, dopo che già da oltre quattro mesi era stato dato l’incarico alla società Proger Spa di redigere un elaborato “per la consegna al Museo del progetto di fattibilità tecnico economica di un nuovo edificio contermine alla Galleria Borghese”. Sembra allora di capire che la scelta della costruzione di “un nuovo volume che possa rendere la Galleria un luogo più accogliente, fruibile e sicuro”[5] è già stata approvata, nonostante non siano noti i pareri favorevoli del Ministero della Cultura, né tanto meno quelli del Comitato Tecnico Scientifico e del Consiglio d’Amministrazione della Galleria Borghese. Da considerare inoltre che, essendo l’area della Villa Borghese proprietà del Comune di Roma, dopo un primo atto della Giunta Capitolina del 5 maggio 2026 favorevole all’iniziativa[6], una delibera del II Municipio (dove ha sede la Galleria Borghese) del 2 luglio 2026 ha sconfessato tale decisione.[7] Sempre nel documento del 18 maggio scorso si afferma inoltre che “L’iniziativa riguarda esclusivamente l’apertura di una fase di approfondimento e confronto, che coinvolgerà competenze scientifiche, architettoniche, paesaggistiche e tecnico-istituzionali, insieme agli organismi preposti”. Sarebbe stato più corretto coinvolgere preliminarmente tutti gli organi interessati alla tutela e alla salvaguardia del complesso monumentale e ambientale di Villa Borghese e della Galleria, ad iniziare da quelli statali e comunali, sentite anche le associazioni culturali attive sul territorio e le comunità scientifiche e, solo successivamente, valutare se e quale tipo di intervento fosse possibile fare. Nel documento della conferenza stampa si parla anche di “rafforzare le capacità di accessibilità”; significa forse volere aumentare il numero dei visitatori? È il caso di osservare a questo proposito che un secondo spazio museale non potrà consentire di aumentare il numero dei visitatori a meno che non si voglia trasferire parte delle opere di Caravaggio, Raffaello, Bernini, Tiziano e di altri artisti e metà della raccolta di sculture oggi nella Galleria Borghese nel nuovo previsto edificio. Tale soluzione sarebbe improponibile perché comporterebbe la divisione di parte della raccolta artistica storica dal suo contesto architettonico originale, atto questo contrario a qualsiasi principio filologico di storia del collezionismo. Se così fosse, il progetto sembra ricordare quello ancora più irragionevole, dal punto di vista storico collezionistico, della Soprintendenza per il Polo Museale Romano la quale nel 2006-2009 aveva deciso di trasferire la collezione Corsini, conservata nell’omonimo palazzo della Lungara dove era stata formata (fig. 2), presso la Galleria Nazionale di palazzo Barberini dove sarebbe finita quasi completamente nei depositi, a parte qualche capolavoro come il San Giovanni Battista di Caravaggio. E fu proprio Francesco Rutelli, allora ministro dei Beni Culturali e oggi presidente della Business Unit Art&Culture di Proger Spa, a sancire l’inamovibilità della collezione Corsini e non approvare il suo spostamento.[8] Foto 2. Roma. Galleria Corsini, terza sala. L’altro poco esplicito obiettivo del progetto è quello di “ampliare l’offerta espositiva”. Per aumentare il numero dei visitatori si vogliono trasferire forse nel nuovo edificio le opere attualmente in deposito? In realtà i depositi della Borghese, dopo un loro mirato restauro, sono già visitabili su richiesta, come è segnalato sul suo sito web (fig. 3) [9]. E, d’altra parte, l’interesse per le opere in deposito è in genere ristretto agli studiosi, agli specialisti o ai pochi curiosi. Foto 3. Roma. Galleria Borghese, depositi. Il Victoria&Albert East Storehouse di Londra, citato nella conferenza stampa come esempio cui ispirarsi per il nuovo edificio proposto accanto alla Galleria Borghese, non è pertinente in quanto si tratta in quel caso del “deposito aperto” del Victoria&Albert Museum, con oltre 250.00 oggetti (oltre libri e archivi), inserito in una struttura preesistente ristrutturata ad hoc, a circa un’ora di automobile dal museo principale e visitabile gratuitamente, anche con la possibilità di prenotare l’esame di un oggetto in particolare (fig. 4). Foto 4. Londra. Victoria & Albert Storehouse, interni. Il futuro edificio accanto alla Galleria Borghese non sarebbe nemmeno paragonabile a una delle famose addizioni architettoniche realizzate in grandi musei come, ad esempio, quella di Ieoh Ming Pei alla novecentesca National Gallery of Art di Washington (fig. 5), o quella di James Stirling e Michael Wilford alla ottocentesca Alte Staatsgalerie di Stoccarda (fig. 6), trattandosi di musei con opere provenienti da numerosi e differenti nuclei collezionistici e con continue nuove acquisizioni. Foto 5. Washington DC. National Gallery of Art, esterno con la East Building. Foto 6. Stoccarda. Neue Staatgalerie, esterno. La collezione Borghese di dipinti e sculture antiche e moderne è, al contrario, una raccolta “chiusa”, perché non suscettibile di nuove acquisizioni, a parte qualche deposito e un recente dono (fig. 7). Foto 7. Roma. Galleria Borghese, Busto di Clemente XII Corsini già attribuito a P. Bracci (in deposito dal 1910); Ritratto del cardinale Giulio Sacchetti di Pietro da Cortona (dono 2016). Essa, come è ben noto, fu messa insieme dal cardinale Scipione Caffarelli Borghese agli inizi del 1600 nel “Casino Nobile” costruito appositamente all’interno della sua fastosa villa e i cui ambienti furono ridisegnati e decorati nel tardo Settecento (fig. 8) per volere di Marcantonio IV Borghese. Foto 8. Roma. Galleria Borghese, Sala Egizia con le decorazioni settecentesche tipiche dell’epoca (1778-82). Si creò così un prezioso contenitore di straordinari dipinti e sculture che, nonostante l’assenza dei numerosi oggetti antichi ceduti a Napoleone Bonaparte nel 1807 e in parte suppliti da successive sostituzioni (fig. 9) e nuove acquisizioni di Camillo Borghese (fig. 10-11), rappresenta uno dei più significativi allestimenti museologici neoclassici ancora in buona parte conservato. Foto 9. Roma. Galleria Borghese, Ermafrodito (copia romana con restauri di A. Bergondi che ha sostituito dopo il 1807 l’esemplare antico restaurato da G.L. Bernini ora al Louvre di Parigi). Foto 10. Roma. Galleria Borghese, Ritratto di Paolina Borghese di A. Canova (1804-1809) commissionata da Camillo Borghese. 11. Roma. Galleria Borghese, Danae del Correggio acquistata da Camillo Borghese nel 1827. Se, dunque, il poco chiaro obiettivo “rafforzare le capacità di accessibilità” (come si legge ancora nel documento della conferenza stampa), vuole significare aumentare il numero dei visitatori nella Galleria Borghese, esso è impossibile e dietro l’iniziativa sembra piuttosto di intravedere soltanto una operazione commerciale tendente a poter vendere più biglietti, senza aver trovato, tra l’altro, una soluzione agli scandalosi fenomeni di bagarinaggio dei tour operators. Per quanto riguarda la spesa di questa eventuale nuova costruzione nel documento presentato il 18 maggio 2026 non vi è alcun cenno, anche se da varie testate giornalistiche è stato riferito che durante la conferenza stampa si è parlato di circa 10 milioni di euro, senza indicare come si è giunti a quella valutazione. Anche questa poca chiarezza sui dati economici del progetto e su chi dovrebbe sostenere la spesa è a dir poco inusuale. Ci auguriamo che ci sia un totale ripensamento su quanto proposto dalla direzione della Galleria, perché, da quanto documentato, non è possibile raggiungere l’obiettivo di consentire ad altri visitatori, oltre i 1800 ora giornalmente ammissibili, di poter accedere alla Galleria Borghese. Un’altra e più realistica analisi del “progetto” presentato potrebbe essere quella che, accantonata in breve l’idea del nuovo edificio, venga proposto di utilizzare un edificio già esistente nell’area della Villa Borghese che, comunque, non potrà consentire per i motivi prima evidenziati di raggiungere l’obiettivo di aumentare il numero degli ingressi giornalieri nella Galleria Borghese. Il primo atto di questa seconda fase sembra indentificarsi con quello prima citato del Consiglio del II Municipio di Roma Capitale che ha votato il 2 luglio scorso di “chiedere soluzioni che escludano la realizzazione di un nuovo volume all’interno di Villa Borghese e che prevedano, invece, l’utilizzo del patrimonio attualmente esistente, sia pubblico, ad esclusione della scuola dell’infanzia il Giardino Incantato, che privato, come ad esempio il Villino Pincherle” (fig. 12) [10]. Foto 12. Roma. Villino Pincherle, esterno. La proposta del Villino Pincherle, come ha riportato recentemente Paolo Boccacci su “La Repubblica”, era stata già avanzata in passato da Claudio Minelli, ex assessore nelle giunte comunali di Rutelli e Veltroni e presidente dell’Associazione Visioneroma; l’edificio degli inizi del Novecento è di proprietà privata e vincolato; se acquistato, sempre secondo quel progetto, esso verrebbe collegato alla Galleria Borghese con un tunnel pedonale sotto via Pinciana, essendo distante solo 180 metri. Costo stimato: 65 milioni di euro!  Nei documenti finora citati, compreso quello della conferenza stampa, per quanto concerne gli allestimenti delle mostre temporanee organizzate nella Galleria Borghese non è stato mai fatto alcun riferimento alla ipotesi di trovare nuovi spazi. Va ricordato a questo proposito che durante le continue mostre realizzate nella Galleria è ben nota l’alterazione dell’allestimento di alcune sale con la copertura o lo spostamento di opere normalmente in esposizione per l’inserimento di altre pertinenti alla mostra di turno (figg. 13-17). Foto 13. Roma. Galleria Borghese, Salone d’ingresso nell’allestimento settecentesco con i mosaici pavimentali romani inseriti nel 1835. Foto 14. Roma. Galleria Borghese, Salone d’ingresso durante la mostra Metamorfosi. Ovidio e le arti (23.06.2026-11.10.2026). Foto 15. Roma. Galleria Borghese, La settecentesca Galleria degli Imperatori con i busti in porfido inseriti nel 1832. Foto 16. Roma. Galleria Borghese, Galleria degli Imperatori durante la mostra Metamorfosi. Ovidio e le arti (23.06.2026-11.10.2026). Foto 17. Roma. Galleria Borghese, Galleria degli Imperatori durante la mostra Metamorfosi. Ovidio e le arti (23.06.2026-11.10.2026). Tale deprecabile inconveniente è stato già segnalato in passato da visitatori, studiosi e critici d’arte e da chi scrive nel novembre 2017 in occasione della mostra su Bernini,[11]  ma si sono continuate a organizzare mostre sempre all’interno della Galleria.  Il reperimento e l’utilizzo di un edificio già esistente vicino alla Galleria Borghese per le future mostre temporanee e, se ci sarà spazio ulteriore, per “le aree di servizio, didattiche e sala conferenze”, sarebbe l’unico aspetto positivo della proposta di modifica dell’attuale assetto della Galleria Borghese perché renderebbe sempre fruibili gli spazi delle sale del “Casino Nobile” e tutte le opere esposte. In questo modo durante il periodo delle mostre ci sarebbero più possibilità di ingresso per chi volesse vedere solo la galleria. Il futuro edificio, piuttosto che il Villino Pincherle di proprietà privata, potrebbe essere quello delle cosiddette “Scuderie di Villa Borghese” in uso attualmente alla Polizia di Stato (fig. 18) e di proprietà comunale il quale, se ritenuto idoneo e conforme alle esigenze espositive della Galleria Borghese, una volta acquisito e ristrutturato, è ancora più vicino alla Galleria.Foto 18. Roma. Villa Borghese, Scuderie della Polizia di Stato, esterno. La proposta del riuso delle Scuderie è stata peraltro già avanzata da vari studiosi e associazioni ma mai per trasferirvi le mostre temporanee della Galleria Borghese.[12] Formalmente spetterebbe all’istituzione proprietaria della Galleria, cioè al Ministero della Cultura, accertare le reali necessità di un altro edificio esistente e, verificati gli eventuali vincoli architettonici, l’adeguatezza dei suoi spazi e, non ultima, una attenta stima dei costi effettivi dell’operazione, farsi carico di acquisire l’immobile prescelto e finanziare la sua ristrutturazione. É auspicabile perciò che al più presto la direzione della Galleria promuova un incontro con le istituzioni interessate, ad iniziare dal Ministero della Cultura e il Comune di Roma, con le associazioni culturali attive sul territorio e con le comunità scientifiche per competenza artistica, archeologica, architettonica e museologica, per definire finalità e possibili strategie di attuazione del progetto, non essendo finora esse ancora chiare. *Enzo Borsellino Già Professore di Museologia e storia del collezionismo e Docente presso il Master biennale di II livello “Esperti nelle attività di valutazione e di tutela del patrimonio culturale” dell’Università degli Studi Roma Tre. 14 ottobre 2026 (*) Per eventuali osservazioni e precisazioni riguardanti il testo pubblicato da Siscaonline scrivere a laboratoriocarteinregola@gmail.com vedi i nostri articoli: Sembra una fake, ma non lo è: vogliono costruire un edificio accanto alla Galleria Borghese Maggio 12, 2026 Gino Famiglietti: Le radici storico-giuridiche dell’attuale status di Villa Borghese Maggio 29, 2026 Ampliamento Galleria Borghese, la risoluzione del II Municipio che chiede soluzioni che escludano un nuovo volume nella Villa storica Luglio 8, 2026 NOTE -------------------------------------------------------------------------------- [1] Ultima quella del 6 settembre 2026 di K. Herrmann Fiore, https://www.aboutartonline.com/riflessioni-sulla-galleria-borghese-un-contributo-di-idee-partendo-dal-genius-loci-delle-origini-per-preservarlo-anche-in-futuro/. [2]https://www.authorityonline.it/ftptrasparenza/3530057079213221127168231058007187242171053046108074187117108183195116199167172162177105253133103177235051185152153200104008192097238109236159161228190168142?id=%5B86%5D&folders=Avviso%20pubblico%20%20ricezione%20di%20offerta%20di%20sponsorizzazione%20tecnica%20ai%20sensi%20dell%E2%80%99art.%20134%20del%20D.Leg.vo%20n.%2036%20del%202023%20e%20dell%E2%80%99art.%20120%20del%20D.Leg.vo%20n.%2042%20del%202004%20e%20smi%20e%20circ.%20del%20MIC%20n.%2028%20del%2017.06.16; cfr. Avvisi, bandi ed inviti 17/11/2025, Avviso procedura. [3]https://www.authorityonline.it/ftptrasparenza/3530057079213221127168231058007187242171053046108074187117108183195116199167172162177105253133103177235051185152153200104008192097238109236159161228190168142?id=%5B86%5D&folders=Avviso%20pubblico%20%20ricezione%20di%20offerta%20di%20sponsorizzazione%20tecnica%20ai%20sensi%20dell%E2%80%99art.%20134%20del%20D.Leg.vo%20n.%2036%20del%202023%20e%20dell%E2%80%99art.%20120%20del%20D.Leg.vo%20n.%2042%20del%202004%20e%20smi%20e%20circ.%20del%20MIC%20n.%2028%20del%2017.06.16; cfr. Avvisi, bandi ed inviti 17/11/2025, Avviso aggiudicaz. Proger. [4] https://www.siscaonline.it/joomla/2019/wp-content/uploads/2026/09/cs.pdf [5] Come è scritto nell’oggetto dell’Avviso Pubblico del 17 novembre 2025, cfr. nota 2. [6] https://www.carteinregola.it/sembra-una-fake-ma-non-lo-e-vogliono-costruire-un-edificio-accanto-alla-galleria-borghese/ [7] https://www.carteinregola.it/ampliamento-galleria-borghese-la-risoluzione-del-ii-municipio-che-chiede-soluzioni-che-escludano-la-realizzazione-di-un-nuovo-volume-nella-villa-storica/ [8] E. Borsellino, La collezione Corsini di Roma dalle origini alla donazione allo Stato italiano. Dipinti e sculture, Roma 2017, I vol., pp. 614-616. [9] https://galleriaborghese.cultura.gov.it/il-museo/i-depositi/. [10] Cfr. nota 7. [11] https://www.siscaonline.it/joomla/2019/wp-content/uploads/2026/09/bernini.pdf. Una bella mostra ma problematica. [12] Anche Icom Italia ha suggerito recentemente l’utilizzo delle Scuderie ma per esporre le opere dei depositi della Galleria. https://www.facebook.com/ICOMItaliaofficial/posts/%EF%B8%8Fcomunicato-sulla-proposta-di-ampliamento-della-galleria-borghese-icom-italia-se/1398092695689251/. Referenze fotografiche: Foto 2 Daniele Petrucci Foto 7, 14, 16-17-18 Enzo Borsellino Le foto presenti nell’articolo prese da Internet sono valutate di pubblico dominio.
October 14, 2026
carteinregola
Feltrinelli vide un pericolo che incombe anche sull’Italia di oggi
Nel centenario della nascita di Giagiacomo Feltrinelli sono stati molti a ricordare, scrivendo, l’inventore delle edizioni che hanno fatto da “scuola quadri” per i movimenti degli anni ’60 e ’70. Un grande borghese, di famiglia, ma comunista “anomalo”, capace di disobbedire all’Unione Sovietica e al Pci, di coltivare l’amicizia con […] L'articolo Feltrinelli vide un pericolo che incombe anche sull’Italia di oggi su Contropiano.
June 22, 2026
Contropiano
Gino Famiglietti: Le radici storico-giuridiche dell’attuale status di Villa Borghese
Il contributo di Gino Famiglietti* in occasione della Conferenza Stampa del 22 maggio 2026 delle Associazioni Ranuccio Bianchi Bandinelli e Italia Nostra Sezione di Roma Con la legge n. 519 del 26 dicembre 1901[i] (pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia n. 309 del 31 dicembre 1901) il «Governo del Re» – sulla base di quanto disposto dal primo comma dell’articolo 1 della legge citata – fu «autorizzato ad acquistare, per una somma non superiore a tre milioni di lire, la Villa Borghese, allo scopo di cederla gratuitamente al Comune di Roma, a condizione di trasformarla in pubblico giardino comunale unito al Pincio», pubblico giardino al quale si sarebbe dovuto dare il nome del re «Umberto I», assassinato quasi un anno e mezzo prima, il 29 luglio 1900, a Monza, dall’anarchico Gaetano Bresci. Prima di passare all’esame del contenuto e della portata della disposizione normativa testé citata, è opportuno chiedersi come si fosse arrivati, in Parlamento, ad elaborare un tale disegno di legge, presentato e discusso in concomitanza con l’altro disegno, ad esso connesso, recante la ratifica dell’atto di acquisto della Collezione fidecommissaria Borghese – stipulato il 19 agosto 1899 e registrato il 2 settembre di quello stesso anno – fra il Ministero della pubblica istruzione e la famiglia Borghese. Possiamo dire che, per quel che riguarda l’acquisto della Villa Borghese, tutto aveva avuto inizio da un contenzioso instauratosi per la reintegrazione, in favore dei cittadini romani, di un loro jus deambulandi nella villa, risalente nel tempo e di recente reso impraticabile dai principi Borghese. Jus deambulandi che, maturato in favore della comunità cittadina fin dal XVII secolo su un bene fidecommissario, come si vedrà fra poco, era stato riconosciuto come perdurante anche dopo la presa di Roma e il conseguente mutamento politico e istituzionale che ne era conseguito: infatti, l’articolo 3 della legge n. 286 del 28 giugno 1871, aveva espressamente stabilito che «I diritti che per fondazione o per altro qualsivoglia titolo possano appartenere al pubblico sono mantenuti». Ma, nel 1885, diffusasi la notizia che il principe intendesse vendere l’omonimo parco, il Sindaco di Roma aveva intimato alla famiglia nobiliare di tenere conto dei diritti di pubblico passeggio che, su di esso, spettavano al popolo romano. In risposta, il Principe aveva chiuso la villa all’uso pubblico per affermare il suo diritto esclusivo di proprietà su di essa. Il Comune aveva reagito a tale comportamento citando in giudizio i Borghese ed avviando un’azione intesa alla reintegrazione della comunità cittadina nell’esercizio del diritto di pubblico. passeggio negli spazi verdi della villa. A seguito dell’avvio del contenzioso, già il Tribunale civile di Roma, con la sentenza pronunciata all’esito dell’udienza del 14 dicembre 1885, aveva correttamente evidenziato che il Municipio fa desumere il suo diritto al pubblico passeggio a) Dacché la villa ebbe origine da un terreno appartenente alla Camera ecclesiastica degli spogli, donato da Paolo V Borghese a suo nipote cardinale Scipione Borghese ;Associazione Nazionale per la tutela del Patrimonio Storico, Artistico e Naturale della Nazione b) Dall’essersi anche al cardinale Borghese donata una quantità di acqua, per il servizio della villa e proveniente dal pubblico condotto; c) Dal fatto che statue, oggetti d’arte ed altro sarebbero stati tolti da luoghi pubblici per ornamento di detta villa; d) Dacché anche una antica strada pubblica sarebbe stata incorporata nella villa; e) Da una quantità di ricorsi e memorie storiche, e da una pubblica lapide, che constaterebbe la destinazione della villa ad uso di pubblico passeggio; f) Dal fatto che questo passeggio, per lo meno dal 1829, sarebbe continuato non interrotto se non da speciali giustificate ragioni di riparazioni e di adattamento per pubbliche solennità. Motivo per cui la comunità cittadina andava reintegrata nel suo diritto al «pubblico passeggio», all’interno della villa, del quale era stata privata a causa dell’ostacolo, frapposto dal principe, con la «chiusura dei cancelli». La vicenda aveva poi trovato la sua soluzione definitiva dinanzi alla Corte di Cassazione di Roma[ii], che in primo luogo aveva riconosciuto la legittimazione ad agire in giudizio per la tutela del menzionato jus deambulandi non solo a favore del Comune di Roma, quale rappresentante della cittadinanza, ma anche a vantaggio di tutti i membri della comunità, quali portatori di un interesse sia proprio che collettivo. E, nel merito, la Suprema Corte aveva ritenuto fondata la pretesa del Comune di Roma al diritto di uso pubblico, in favore del popolo romano, degli spazi di Villa Borghese, basando tale decisione anche sulla rammentata disposizione recata dall’articolo 3 della legge n. 286 del 1871: Estendendosi alla provincia romana la legge transitoria sull’abolizione dei fedecommessi, che comprendevano anche avanzi preziosi di sapienza e di arte, anche allora fu consacrato il principio di cui si disputa. Fu detto nell’art. 3 ««I diritti che per fondazione o per altro qualsivoglia titolo possano appartenere al pubblico saranno [sic] mantenuti»; e codesti diritti […] erano appunto quelli di uso, acquisiti dai cittadini, rispetto all’accesso nelle ville, nelle biblioteche, nelle gallerie, nei musei; e nella villa Borghese è appunto anche un museo di arte antica e moderna. Si direbbe che, per questa Italia, abbia dovuto riconoscersi un uso pubblico speciale all’essere rimasta la terra sede dell’arte. Ed è appunto questa la mente dello art. 3 della legge del 1871. La sentenza in questione, emessa il 9 marzo 1871, costituì un vero e proprio antecedente storico rispetto al riconoscimento dei diritti d’uso pubblico, con la facoltà per la collettività di accedere su fondi altrui. A seguito della vicenda contenziosa sopra richiamata la famiglia Borghese, essendo nel frattempo giunta alla determinazione di cedere allo Stato la propria collezione fidecommissaria, aveva anche trovato un accordo di compromesso, con il Comune di Roma, per la cessione pure della villa. Ma non avendo il Comune la disponibilità dei fondi necessari, l’operazione di acquisizione fu portata avanti dallo Stato in uno con l’atto di acquisto della collezione. Entrambi i disegni di legge furono esaminati, nel corso della XXI Legislatura del Regno d’Italia, presso la Camera dei Deputati nelle “Tornate” n. 172 di venerdì 29 novembre e n. 173 di sabato 30 novembre 1901. Al termine della seduta del 30 novembre entrambi i disegni di legge furono messi ai voti ed approvati dall’assemblea parlamentare. Di particolare rilievo, nel corso dell’esame del disegno di legge concernente l’acquisto di Villa Borghese, furono sia l’intervento dell’onorevole Gaetani di Laurenzana, che espose plasticamente ragioni e finalità dell’acquisto, operato da parte dello Stato a beneficio del Comune di Roma, sia dell’onorevole Giolitti, all’epoca ministro dell’interno, che chiarì le ragioni della proposta di aggiungere un secondo comma al testo dell’articolo 1 del disegno di legge in corso di esame[iii]. Per la loro rilevanza, anche ai fini di quello che si dirà di seguito, si riportano entrambi gli interventi: Gaetani di Laurenzana: L’acquisto di Villa Borghese è talmente connesso all’acquisto del Museo, che oggi la Camera, dopo lo splendido discorso dell’onorevole Fradeletto, ha ben poco da discutere in proposito. Parlo quindi per una semplice raccomandazione. La Camera voterà certamente unanime l’acquisto di Villa Borghese, non solo per l’alto sentimento patriottico che ha ispirato il Governo nel proporlo alla Camera, l’intendimento, cioè, di dedicarla alla memoria del Re assassinato, ma anche per dare finalmente a Roma una villa pubblica, come l’hanno Parigi, Berlino, Vienna. Perché fino ad ora il popolo romano era semplicemente tollerato nella villa del patrizio romano; oggi, invece, Villa Borghese diviene la villa del popolo romano. È questa una delle migliori manifestazioni del legislatore italiano, come prima cortesia verso questo popolo romano, che finora nulla ha avuto dalla Camera italiana. Non faccio quindi che una raccomandazione, e cioè che la Camera, come ha approvato l’acquisto del Museo Borghese, così e per un sentimento di devozione al Re e per un sentimento di affetto al popolo romano, approvi senza ulteriore discussione anche questa piccola legge.[…] Giolitti. ministro dell’interno. Pregherei la Commissione e la Camera a voler consentire un’aggiunta all’articolo 1°, e ne dico lo scopo. Il ministro di agricoltura intende di istituire in Roma una scuola di agricoltura e ritiene che in alcune parti remote della Villa Borghese possa fondarsi una istituzione di così grande utilità. L’aggiunta che proporrei è la seguente: «Il Governo è autorizzato a trattenere tanta parte di terreno della Villa Borghese in quella località che meno si presta a pubblico giardino, quanta ne occorre alla fondazione di una scuola di agricoltura.» Noto che l’onorevole ministro diagricoltura ha già preso concerti in questo senso col rappresentante della città di Roma, la quale sarà certo ben lieta di veder sorgere fra le sue mura una istituzione dalla quale si possono legittimamente attendere i più benefìci effetti per l’agricoltura. Risultano pertanto evidenti, da quanto fin qui rappresentato, le ragioni per cui l’acquisizione di Villa Borghese da parte dello Stato e la sua contestuale cessione gratuita (rectius: donazione) al Comune di Roma si configura come una donazione sottoposta ad una peculiare condizione, quella della sua destinazione esclusiva a «pubblico giardino», gravato ad una «servitù […] per utilità pubblica» (secondo la formula del primo comma dell’articolo 534 c.c. vigente all’epoca) in favore della collettività cittadina, consistente nella facoltà di poter liberamente spaziare in un «luogo ameno». Tale diritto non ammette, per come è formulato il testo normativo e per come è evincibile dal. dibattito parlamentare, di cui si sono riportati gli interventi più significativi, limitazioni o condizionamenti. di sorta, se non l’eventuale costituzione di uno spazio da adibire a «scuola di agricoltura», ed è stato concepito, fina dall’origine, per rendere compatibili e coerenti fra loro la conservazione della collezione Borghese nella sede del Casino omonimo, con annessa facoltà di visita, alle condizioni stabilite, e la libera fruizione del circostante spazio verde, senza limitazioni di sorta, in quanto sull’intera superficie destinata a «giardino» grava il diritto di pubblica servitù riconosciuto in favore della comunità di Roma, in quanto, secondo la pronuncia della Corte di Cassazione del 9 marzo1887, «È conforme alla vigente legislazione l’ammettere un diritto di uso pubblico o di servitù per pubblica utilità, costituito sopra un fondo privato in favore degli abitanti di un Comune» e quindi «il passeggio pubblico in un fondo privato, come vero e proprio diritto reale, può essere tutelato anche con l’azione di reintegra», esercitabile anche singolarmente da ciascun titolare del diritto, come componente della collettività a beneficio della quale esso è stato istituito. E non è certo revocabile in dubbio che ogni intervento destinato a ridurre, nella Villa, lo spazio destinato a «giardino», ossia alla libera fruizione pubblica da parte della collettività cittadina, si configura come una limitazione contra legem al diritto, riconosciuto, dapprima in via giurisprudenziale e poi sancito per legge, in favore di quella stessa collettività e di ciascun suo componente, di potere «liberamente spaziare in un luogo ameno». E la limitazione, sotto qualsiasi forma, di tale diritto alla pubblica fruizione del «giardino» di Villa Borghese, oltre a integrare una violazione della prescrizione recata dal primo comma dell’articolo 1 della legge 519 del 26 dicembre 1901, in base al quale la donazione della Villa Borghese al Comune di Roma è disposta «a condizione di trasformarla in pubblico giardino comunale unito al Pincio» costituirebbe, come già sancito dalla pronuncia della Cassazione in precedenza citata, un esercizio di violenza in danno della collettività titolare del diritto di libera fruizione degli spazi verdi, in quanto «dottrina e giurisprudenza concordi hanno … ritenuto che la violenza non è solo la mano armata, o la via di fatto più o meno grave, ma può essere altresì lo impedimento a detenere la cosa sotto l’influenza della forza, o anche l’ostacolo di fatto, tale da non potersi vincere altrimenti che ricorrendo alla violenza». Il che rappresenterebbe un fondato motivo per avviare una impugnativa dei provvedimenti assunti in violazione dei principi sopra richiamati, azione esercitabile tanto da parte di associazioni portatrici di interessi diffusi quanto da parte di qualsiasi altro soggetto, pubblico o privato, che ne abbia interesse. Oltre alle possibili conseguenze derivanti dalla violazione della condizione posta, per legge, a fondamento della cessione della Villa Borghese al Comune … Gino Famiglietti (*) Gino Famiglietti è stato, presso il MIBACT, vicecapo dell’Ufficio legislativo, direttore regionale in Lombardia e Molise, direttore generale per l’Archeologia, gli Archivi e infine per l’Archeologia, le Belle arti e il Paesaggio. Ha collaborato alla stesura della legge Galasso e del Codice dei beni culturali e del paesaggio. Vai alla registrazione della Conferenza stampa delle Associazioni Bianchi Bandinelli e Italia Nostra Roma del 22 maggio 2026 Villa Borghese è dei cittadini Romani   vedi i documenti della Conferenza stampa Per osservazioni e precisazioni scrivere a laboratoriocarteinregola@gmail.com 29 maggio 2026 NOTE -------------------------------------------------------------------------------- [i] LEGGE 26 dicembre 1901, n. 524  Che approva la Convenzione per l’acquisto della Galleria e Museo Borghese. (001U0524)  note: Entrata in vigore del provvedimento: 19/01/1902 (Ultimo aggiornamento all’atto pubblicato il 22/12/2008) (GU n.3 del 04-01-1902) https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1901-12-26;524 (nota di Carteinregola) [ii] V. Udienza del 9 marzo 1887: Pres. Miraglia, P. P., Est. Majelli, P. M. Auriti; Borghese (Avv. Mari, Ceneri, Bevilacqua, Kambo) c. Comune di Roma (Avv. Mancini, Meucci), in Il Foro Italiano, Vol. 12, Parte Prima: Giurisprudenza Civile e Commerciale (1887), pp. 397/398-409/410 (7 pagine). (nota del testo originale) [iii] 2 Per la consultazione dell’intero dibattito parlamentare, v. Atti Parlamentari, Camera dei Deputati, Legislatura XXI – 1ª Sessione – Discussioni – Tornata del 29 novembre 1901, pp. 6255 ss.Associazione Nazionale per la tutela del Patrimonio Storico, Artistico e Naturale della Nazione (nota del testo originale)
May 29, 2026
carteinregola