«È ingiusto rimanere neutrali»: la pace algoritmica del Papa e le guerre vere in Medio Oriente
di Romana Rubeo,
The Palestine Chronicle, 29 maggio 2026.
Dichiarando la fine della «guerra giusta», il Papa sta smantellando le difese
etiche utilizzate dagli stati moderni per giustificare conflitti protratti nel
tempo.
Il Vaticano ha pubblicato la prima enciclica di Papa Leone XIV, «Magnifica
Humanitas». (Foto: Wikimedia. Design: Palestine Chronicle)
Il 25 maggio, il Vaticano ha pubblicato la prima enciclica di Papa Leone XIV,
«Magnifica Humanitas: Sulla salvaguardia della persona umana nell’era
dell’Intelligenza Artificiale».
Le encicliche sono tra le forme più elevate di documenti papali e vengono
utilizzate per chiarire la dottrina, offrire una guida sulle principali
preoccupazioni globali e definire la posizione della Chiesa su questioni chiave.
Sebbene si presenti come un commento sull’etica digitale e sulla
regolamentazione delle Big Tech, l’ultimo documento contiene un attacco
istituzionale e incisivo alla strategia militare moderna. Il Papa ha condannato
esplicitamente la guerra automatizzata, ha chiesto limiti internazionali alle
armi basate sull’Intelligenza Artificiale e ha dichiarato ufficialmente obsoleta
la secolare dottrina cattolica della “guerra giusta”.
Il testo è una sofisticata critica morale sul futuro della guerra. Tuttavia,
arriva in un momento in cui il Medio Oriente funge già da banco di prova nel
mondo reale per la guerra meccanizzata e algoritmica.
A Gaza e nel Libano meridionale, le popolazioni civili stanno subendo proprio
quella violenza automatizzata contro cui mette in guardia il Vaticano, mentre le
tensioni regionali che coinvolgono l’Iran continuano a intensificarsi attraverso
la guerra cibernetica e le reti dei vari proxy.
Questo divario solleva una questione pratica per gli osservatori internazionali:
il quadro morale aggiornato della Chiesa Cattolica è effettivamente in grado di
influenzare questi conflitti, o si tratta semplicemente di un esercizio
accademico privo di influenza nel mondo reale?
Guerra automatizzata in Medio Oriente
Il nucleo della critica militare di Leone XIV si concentra su come la tecnologia
distacchi il processo decisionale umano dalle conseguenze fisiche della
violenza. Nel paragrafo 199, il Papa scrive:
“L’IA non elimina l’intrinseca disumanità del conflitto; anzi, può solo
accelerare il conflitto e renderlo più impersonale, abbassando la soglia per
ricorrere alla violenza, trasformando la difesa in previsione delle minacce e
riducendo così le vittime a dati.”
Mentre il Vaticano considera questa una minaccia emergente, gli analisti della
difesa osservano che questo cambiamento si è già verificato in Medio Oriente.
A Gaza, l’esercito israeliano ha integrato sistemi di generazione di obiettivi
basati sull’IA, noti con nomi in codice come “The Gospel” e “Lavender”, per
accelerare gli attacchi con i droni e i bombardamenti di artiglieria. Questi
sistemi elaborano enormi set di dati per classificare gli individui come
obiettivi molto più rapidamente di quanto le squadre di intelligence umana
possano verificarli.
I risultati corrispondono all’avvertimento del Papa riguardo al “conflitto
impersonale”. Quando le operazioni militari si basano sulla previsione
automatizzata delle minacce, i quartieri civili vengono riclassificati come
pacchetti di obiettivi basati sui dati, abbassando la soglia morale per i danni
collaterali accettabili.
Pertanto, l’enciclica non sta prevedendo una crisi tecnologica; sta descrivendo
uno status quo già in atto a Gaza e in Libano.
Decostruire il perno della “guerra giusta”
Per oltre 1.500 anni, la Chiesa Cattolica ha utilizzato la teoria della “guerra
giusta”, introdotta da figure come Sant’Agostino e Tommaso d’Aquino, per
valutare la moralità dell’azione militare. Il quadro consentiva alle nazioni di
fare la guerra secondo parametri rigorosi, tra cui la legittima difesa, la retta
intenzione e la proporzionalità.
In Magnifica Humanitas, il Vaticano abbandona ufficialmente questa dottrina. Il
Papa sostiene che i moderni sistemi d’arma, le capacità informatiche e gli
strumenti di precisione basati sull’intelligenza artificiale agiscono troppo
rapidamente e causano un danno sistemico troppo grande per poter essere mai
considerati proporzionati o “giusti”.
Questo cambiamento teologico sfida direttamente la Realpolitik che governa il
Medio Oriente. Israele e i suoi alleati occidentali, in particolare gli Stati
Uniti, difendono costantemente il genocidio a Gaza e l’aggressione in Libano
utilizzando il linguaggio della legittima autodifesa e della risposta
proporzionata.
Dichiarando morta la “guerra giusta”, il Papa sta smantellando le difese etiche
utilizzate dagli stati moderni per giustificare conflitti protratti. Egli
attacca esplicitamente il “falso realismo” dei leader che sostengono che
l’aumento delle spese militari e la deterrenza automatizzata siano le uniche vie
verso la stabilità.
Inoltre, questa posizione crea una netta frattura interna all’interno dello
stesso cristianesimo globale. Mentre il Vaticano si sta orientando verso un
pacifismo assoluto smantellando il quadro della “guerra giusta”, potenti fazioni
protestanti, in particolare le organizzazioni evangeliche americane e sioniste
cristiane, utilizzano attivamente gli argomenti della guerra giusta per
difendere lo status quo regionale.
Ad esempio, i sondaggi e le dichiarazioni politiche di gruppi come Christians
United for Israel (CUFI) e la Southern Baptist Convention descrivono
costantemente le azioni militari di Israele come un esercizio moralmente
obbligatorio di legittima difesa.
Per questi gruppi, il conflitto è spesso visto attraverso una lente escatologica
e civilizzatrice, che giustifica l’uso di una forza decisiva e altamente
tecnologica contro gli avversari regionali.
Dichiarando morta la “guerra giusta”, Papa Leone XIV non sta solo combattendo
una battaglia diplomatica con gli stati laici; sta affrontando direttamente
un’opposizione teologica radicata e altamente organizzata all’interno della
destra religiosa occidentale.
Il collo di bottiglia della realpolitik tra Washington e il Vaticano
La sfida strutturale al mandato del Papa non è solo un disallineamento
ideologico con il Medio Oriente; è una conseguenza diretta del rapporto della
Santa Sede con le potenze occidentali, in particolare gli Stati Uniti.
Mentre la Magnifica Humanitas posiziona la Chiesa come arbitro morale
indipendente, la diplomazia vaticana non opera nel vuoto.
Gli Stati Uniti sono il principale garante geopolitico dell’ordine
internazionale su cui fa affidamento la Santa Sede, nonché il principale
fornitore sia delle armi fisiche che della tecnologia algoritmica di generazione
di obiettivi utilizzata in Medio Oriente.
Puntando esplicitamente alla “competizione militare” dell’industria tecnologica
e richiedendo una rigorosa supervisione pubblica, Leone XIV pone la Chiesa in
rotta di collisione diretta con le priorità strategiche di Washington.
Il Vaticano ha recentemente invitato i leader tecnologici occidentali, tra cui
il co-fondatore di Anthropic Chris Olah, ad aiutarlo a presentare l’enciclica.
Ciò evidenzia il tentativo del Vaticano di esercitare il soft power direttamente
sugli architetti tecnologici.
Tuttavia, il settore della tecnologia della difesa della Silicon Valley è
profondamente integrato con il Pentagono. Interrompere la catena di
approvvigionamento o i quadri algoritmici utilizzati dagli alleati occidentali
richiede di confrontarsi con i dipartimenti statali che li finanziano, non solo
con i dirigenti che li progettano.
La fine della neutralità
Storicamente, la diplomazia vaticana ha privilegiato una rigorosa neutralità per
preservare il proprio status di mediatore dietro le quinte. In Magnifica
Humanitas, Papa Leone XIV brucia quel copione.
Introducendo il contro-principio secondo cui «ci sono conflitti in cui è
ingiusto rimanere neutrali», il Papa sta dispiegando tutto il peso morale della
Chiesa come avversario attivo della violenza statale moderna.
Questo suona come un intervento diretto nella crisi mediorientale. Se la Chiesa
applica questo mandato a Gaza e al Libano, la tradizionale posizione di cauta
mediazione viene sostituita da un attacco istituzionale e senza mezzi termini
agli attori che alimentano il conflitto.
Andando oltre i vaghi appelli alla pace, il rifiuto della neutralità da parte
del Vaticano impone una condanna esplicita e strutturale dello sfollamento di
civili sponsorizzato dallo stato durante il genocidio di Israele a Gaza e la
brutale aggressione in Libano.
Per definizione, dichiarare la neutralità “ingiusta” in determinate circostanze
significa che il Papa identifica le operazioni militari iper-tecnologizzate di
Israele e dei suoi sostenitori occidentali come il motore principale
dell’ingiustizia.
Questa posizione sabota deliberatamente i rapporti del Vaticano con Washington e
le capitali europee. Il Papa sta di fatto affermando che rimanere in silenzio o
“equilibrati” di fronte a una guerra asimmetrica e algoritmica rende la Chiesa
complice.
Trasforma la Santa Sede da un osservatore cauto in una forza globale dirompente
che sfida apertamente l’architettura di difesa occidentale, che finanzia e
rifornisce queste catene di uccisione automatizzate.
Dalla diagnosi all’applicazione pratica
Magnifica Humanitas dimostra che la Chiesa cattolica è intellettualmente pronta
ad analizzare i meccanismi della guerra moderna. Il Vaticano ha diagnosticato
con successo come i sistemi automatizzati riducano le vite umane a punti dati
per ottimizzare la distruzione.
Tuttavia, una valutazione obiettiva richiede di considerare l’impatto piuttosto
che l’intenzione.
Il bilancio della difesa degli Stati Uniti e gli algoritmi di selezione degli
obiettivi israeliani operano secondo la logica del potere, del profitto, del
colonialismo e della sopravvivenza dello stato, non secondo le encicliche.
Per affrontare efficacemente queste questioni, la Chiesa non può fare
affidamento esclusivamente su dichiarazioni teologiche.
Deve usare il suo soft power in modo aggressivo per fare pressione sulle
capitali occidentali, smantellare le giustificazioni morali dei produttori di
armi e utilizzare la sua vasta rete globale per proteggere i rifugiati e gli
sfollati che il Papa definisce la “prova del nove” della giustizia moderna.
Senza quell’applicazione pratica, Magnifica Humanitas rischia di diventare
un’elegante nota a piè di pagina in una regione governata dalla forza bruta.
Romana Rubeo è una scrittrice italiana e caporedattrice di The Palestine
Chronicle. I suoi articoli sono apparsi su numerosi giornali online e riviste
accademiche. Ha conseguito un master in Lingue e Letterature Straniere ed è
specializzata in traduzione audiovisiva e giornalistica.
https://www.palestinechronicle.com/unjust-to-remain-neutral-on-popes-algorithmic-peace-and-middle-easts-real-wars
Traduzione a cura di AssopacePalestina
Non sempre AssopacePalestina condivide gli articoli che pubblichiamo, ma
pensiamo che opinioni anche diverse possano essere utili per capire.