2 Giugno di pace e di lotta a Sulmona per smilitarizzare Monte San Cosimo
Un’area militare top secret. Il deposito di armi e munizioni più grande
d’Abruzzo che da quasi 90 anni costituisce un pericolo e nello stesso tempo una
potenziale risorsa per la Valle Peligna. E’ qui, a Sulmona, che il 2 giugno si
terrà la manifestazione per chiedere la smilitarizzazione del deposito militare
di Monte San Cosimo.
“Abbiamo scelto la data del 2 giugno – dice il Coordinamento Disarmare la pace
Disertare la guerra – perché vogliamo che la Festa della Repubblica venga
celebrata non con parate e cerimonie militari ma all’insegna del ripudio della
guerra sancito dalla Costituzione italiana. Facciamo nostro l’appello di un
grande presidente della Repubblica, Sandro Pertini, a svuotare gli arsenali e
riempire i granai.
Un appello in realtà mai ascoltato da nessun governo e che, con i venti di
guerra che soffiano forte, può oggi apparire addirittura anacronistico ma che
invece è più attuale che mai. Ciò alla luce del folle Piano ReArm Europe varato
dall’Unione Europea che mira ad investire 800 miliardi per gli armamenti entro
il 2030, piano al quale ha aderito anche l’Italia. Si tratta del più grande
progetto di riconversione verso l’economia di guerra.
La spesa militare, a livello globale, nel 2025 ha raggiunto i 2.887 miliardi di
dollari e il nostro Paese, su 195 Stati sovrani nel mondo, in questa graduatoria
occupa il 12esimo posto. A fare la parte del leone di questa montagna di denaro
è l’industria bellica – e da noi, in primo luogo, Leonardo – che sta realizzando
profitti da capogiro. E questo mentre la crisi economica erode ogni giorno di
più il reddito delle famiglie italiane, aumenta il precariato e la
disoccupazione. E dove prende il governo le risorse per il riarmo se non dalla
sanità, dall’istruzione, dal welfare e da tutti gli altri servizi essenziali per
i cittadini?”.
La storia del deposito militare di Monte San Cosimo comincia alla fine degli
anni Trenta del secolo scorso quando il regime fascista espropriò un’area
vastissima, oltre 133 ettari ricadenti nei Comuni di Pratola Peligna, Prezza e
Sulmona, per costruirvi un’industria militare, il dinamitificio Montecatini –
Nobel, un impianto gemello di quello di Bussi sul Tirino dove si producevano i
gas letali utilizzati da Mussolini nella guerra in Etiopia.
La particolarità del deposito è che all’interno della montagna sono state
scavate gallerie nelle quali dapprima veniva stoccata la polvere da sparo
prodotta nello stabilimento e successivamente armi e munizioni. Il dinamitificio
venne bombardato e parzialmente distrutto nel corso della Seconda guerra
mondiale dall’aviazione angloamericana causando una decina di morti. Lo stesso
giorno, 27 agosto 1943, ci fu il bombardamento della vicina stazione di Sulmona
dove vennero uccisi 104 civili.
La Valle Peligna è seduta letteralmente su una polveriera. Ogni qual volta c’è
una crisi internazionale il deposito di Monte San Cosimo viene posto in stato di
massima allerta, secondo i dispositivi NATO, in quanto obiettivo militare
strategico. Come nel 1986 quando, in occasione della crisi Italia-Libia,
Gheddafi minacciò esplicitamente di colpirlo. Nel 1990, per le sue
caratteristiche di montagna cava, il deposito venne individuato dal governo come
sito idoneo per lo stoccaggio di scorie radioattive. Nell’inverno del 2022, dopo
l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, si assistette ad un intenso via
vai di camion militari da e per il deposito. L’unico parlamentare che lo visitò
nel lontano 1968 fu il senatore socialista Michele Celidonio al quale però fu
impedito di vedere alcuni ambienti “per evidenti ragioni di sicurezza”.
Nel dopoguerra ci furono manifestazioni promosse dalle organizzazioni sindacali
e degli agricoltori affinché l’area tornasse nella disponibilità dei Comuni per
essere destinata a scopi civili e di pace. Nel corso degli anni tante furono le
iniziative miranti ad ottenere la smilitarizzazione: marce, petizioni popolari,
sit-in, interrogazioni parlamentari. Nel 2006 venne costituito un apposito
comitato, “Cittadini della Valle Futura”, che raccolse 5.000 firme. Ma si
mossero anche le istituzioni: 17 Comuni del comprensorio peligno adottarono una
identica delibera per la riconversione civile dell’area e anche il Consiglio
regionale d’Abruzzo votò una risoluzione che faceva propria la richiesta dei
Comuni.
Da parte sua il Ministero della Difesa ha sempre minimizzato l’importanza del
deposito militare. Nelle risposte alle varie interrogazioni presentate in
Parlamento il governo di turno ha sempre sostenuto che “la struttura non
custodisce armi di alcun genere” ma solo “quantitativi limitati di cariche
esplosive”.
“Ma se così fosse – sottolinea il Coordinamento Disarmare la pace Disertare la
guerra – vi sarebbero ancora più ragioni per la sua smilitarizzazione. Perché
impegnare un’area così grande? Se questo è il suo utilizzo il deposito può
essere dislocato altrove e i 133 ettari – già infrastrutturati e dotati di ogni
servizio quali rete elettrica, luce e gas, strade interne, un collegamento
ferroviario e la prossimità dell’autostrada Pescara-Roma – possono essere
restituiti alle comunità del territorio”.
Il Coordinamento ha rivolto un invito ai comitati, alle associazioni, alle forze
politiche e sindacali, nonché ai Sindaci, ai parlamentari e ai consiglieri
regionali a partecipare alla manifestazione del 2 giugno davanti all’entrata del
deposito militare per rilanciare il progetto della smilitarizzazione di una
struttura che da luogo adibito alla custodia di strumenti di morte potrebbe
diventare un’area al servizio della vita e della pace; una struttura che, per la
sua ampiezza e la sua posizione logistica, può essere utilizzata in primo luogo
per la protezione civile, essendo il territorio della massima sismicità. Non
solo, essendo tanto grande essa può essere destinata ad usi molteplici, quindi
anche per scopi produttivi, sociali e culturali e contribuire così a risollevare
un’area, la Valle Peligna, soggetta ad una pesante crisi economica e ad un
progressivo processo di spopolamento.
Mario Pizzola