Marina Balbo a Napoli presenta “La cura dei ricordi”: l’EMDR tra trauma, memoria e cura psicologica
La libreria IoCiSto di Napoli ha ospitato la presentazione del libro La cura dei
ricordi. Voltare pagina con il metodo EMDR (Mondadori) della psicoterapeuta
Marina Balbo, in un incontro con la partecipazione della dottoressa Sonia
Collaro.
L’appuntamento ha inaugurato una rassegna promossa dall’associazione e centro
clinico “Una Base Sicura”, impegnata nella divulgazione dell’approccio EMDR,
metodologia terapeutica riconosciuta a livello internazionale per il trattamento
dei traumi e utilizzata anche negli interventi psicologici in situazioni di
emergenza, catastrofi e guerra.
Nel corso dell’incontro, Sonia Collaro ha spiegato come il lavoro
dell’associazione sia orientato non solo alla pratica clinica, ma anche alla
diffusione di una cultura psicologica accessibile al pubblico: «Ci piace poter
condividere non solo tra noi esperti, ma anche con i non esperti, che cos’è
l’EMDR, su che cosa funziona e come funziona.»
Collaro, referente EMDR per l’emergenza in Campania, ha ricordato inoltre il
lavoro volontario svolto dagli psicoterapeuti specializzati nelle situazioni
critiche e traumatiche, attraverso interventi gratuiti coordinati dalla società
scientifica EMDR Italia.
Nel presentare Marina Balbo, Collaro ha sottolineato il suo ruolo tra i soci
fondatori dell’Associazione EMDR Italia nel 1999, insieme a Isabel Fernandez e
ad altri professionisti che hanno introdotto questo approccio terapeutico nel
nostro Paese.
Psicoterapeuta di orientamento cognitivista e sociale, didatta e autrice di
numerosi testi, Marina Balbo si è occupata a lungo di disturbi del comportamento
alimentare, tema affrontato anche nei suoi precedenti libri.
Di seguito l’intervista a Marina Balbo.
INTERVISTA A MARINA BALBO
Com’è nata l’idea di scrivere questo libro? Visto che parliamo di ricordi,
vorrei partire proprio dal primo ricordo legato alla nascita del volume: il
momento in cui le è venuta l’ispirazione, oppure un aneddoto che accompagna
l’origine del libro.
Il termine “ricordi” è molto legato alla psicoterapia EMDR, di cui poi vi
parlerò. Fondamentalmente, però, l’idea del libro nasce dal desiderio di fare
cultura psicologica.
Fare cultura psicologica significa aiutare le persone a comprendere che, molte
volte, quando non riescono a stare bene, quando vivono disturbi d’ansia o
problematiche legate alla quotidianità, possono sviluppare delle patologie:
ansia, attacchi di panico, disturbi del comportamento alimentare o altre
condizioni di questo tipo.
Cultura psicologica vuol dire anche sapere che si può chiedere aiuto. Vuol dire
conoscere che la sofferenza che proviamo nel presente può avere radici molto
lontane, collegate ai ricordi della nostra esperienza, magari infantile, oppure
a esperienze traumatiche.
Per esperienze traumatiche possiamo intendere incidenti, lutti, condizioni in
cui la persona è stata esposta a situazioni molto tristi o molto gravi. Ma
possono essere anche esperienze legate alla genitorialità vissuta quando si era
bambini. Le esperienze dell’infanzia, infatti, e i ricordi collegati a quelle
esperienze, spesso ritornano sotto forma di disturbi ogni volta che qualcosa li
richiama.
I cosiddetti trigger.
Bravissima, i famosi trigger. Questo è molto importante, anche perché le persone
spesso pensano — e qui è proprio la scienza che parla — che i brutti ricordi
passino semplicemente aspettando, cioè che basti il tempo e che il tempo
cancelli tutto.
Ebbene, la scienza ci dice che il tempo non serve a nulla. Anzi, il tempo può
peggiorare la situazione, perché nella nostra memoria, quando abbiamo vissuto
esperienze critiche, non esistono meccanismi che cancellano o fanno dimenticare
davvero. Il ricordo si mantiene e, ancora peggio, si mantiene anche il vissuto
collegato a quel ricordo.
Quello che si può fare con la psicoterapia non è cancellare il ricordo, perché
non è possibile cancellare un ricordo, ma trasformare il vissuto collegato a
quel ricordo. Non sarà più, per esempio, un vissuto da bambino, ma un vissuto da
adulto, che può guardare quell’esperienza con occhi diversi e cambiare la
qualità della propria vita.
C’è un ricordo che le è stato raccontato in terapia e che l’ha particolarmente
colpita?
Quasi tutti i pazienti mi raccontano ricordi, e quasi tutti sono ricordi
particolarmente critici. Nel libro ci sono cinque storie in cui parlo proprio di
questi ricordi.
Sicuramente quelli che colpiscono di più sono i ricordi collegati alle storie
infantili: adulti che, quando erano bambini, sono stati trattati male, non sono
stati ascoltati.
Ecco, mi sembra sempre molto significativo quando l’adulto parla e, in realtà, è
ancora il bambino a parlare. Perché effettivamente di questo si tratta: la parte
bambina è ancora lì, quando il ricordo non è stato elaborato.
A questo proposito, si dice spesso che alcune reazioni emotive molto intense,
come la rabbia, possano essere legate a esperienze precedenti non elaborate. È
come se una situazione del presente riattivasse una sensazione antica, già
vissuta nell’infanzia.
Esattamente. Quella rabbia è collegata all’ingiustizia, alla condizione vissuta
quando si era bambini, ed è ancora lì. Rimane come congelata, non solo nella
memoria, ma anche nel corpo.
Qui parliamo di tutte quelle condizioni in cui il corpo ci dà dei segnali. Anche
i dolori cronici, per esempio, spesso dipendono da esperienze non elaborate.
Durante la scrittura del libro ha scoperto qualcosa di nuovo su di sé, come
persona o come professionista?
Sicuramente ho scoperto il piacere di poter raccontare quello che più di
trent’anni di psicoterapia mi hanno lasciato. Ho avuto il piacere di scriverlo e
di pensare che altre persone potessero avere un’opportunità in più per stare
meglio.
Vorrei chiudere con la sua specializzazione nell’EMDR: quando ne è venuta a
conoscenza e quando ha deciso di approfondire questa metodologia?
Ne sono venuta a conoscenza nel 1999, quando l’attuale presidente
dell’Associazione EMDR Italia, Isabel Fernandez, mi chiamò per fare il corso. Io
accettai volentieri e con curiosità, anche perché avevo già letto il libro su
questo metodo di Francine Shapiro.
Frequentai il primo corso e fui una delle prime venti terapeute formate in
Italia. Da allora non ho più smesso di utilizzare questo metodo, perché
effettivamente ha dei risultati importanti. E non lo dico solo io: sono
risultati che ormai il mondo scientifico pubblica in continuazione su riviste
internazionali molto prestigiose.
La rassegna proseguirà con nuovi appuntamenti dedicati al dialogo tra
psicoterapia, cultura e divulgazione.
Redazione Napoli