BOLIVIA: DOPO QUATTRO SETTIMANE DI PROTESTE CONTRO IL GOVERNO SI VALUTA L’INTRODUZIONE DELLO “STATO DI EMERGENZA”
Proseguono in Bolivia le proteste cominciate all’inizio di maggio contro le
misure di austerità decise dal governo del presidente conservatore Rodrigo Paz,
i tagli ai sussidi del carburante, la proposta di riforma agraria voluta dal
centro-destra, l’aumento del costo della vita. Migliaia di lavoratori
manifestano da ormai quattro settimane non solo nelle aree dove l’attività
prevalente è l’agricoltura ma anche nella capitale La Paz, per chiedere le
dimissioni del capo dello Stato, al potere da appena sei mesi. La sua elezione a
fine 2025 aveva segnato un cambiamento storico dopo il lungo ciclo del Movimento
al Socialismo di Evo Morales.
La Capitale oggi è bloccata dallo sciopero di 24 ore di autisti e
autotrasportatori. Impossibile raggiungere l’aeroporto. Il comandante generale
della polizia boliviana, Mirko Sokol, ha informato i media che sono attivi più
di 150 punti di blocco in tutto il paese. Per far fronte alla situazione la
Camera dei deputati della Bolivia, ha istituito una sessione speciale, per
discutere un disegno di legge che, con il suo unico articolo, abroga la legge
1341 del 23 luglio 2020 che stabilisce misure di controllo per la dichiarazione
di Stato di emergenza. La legge 1341 ha causato polemiche negli ultimi giorni
perché la norma avrebbe posto ostacoli per approvare uno Stato di emergenza in
Bolivia, necessario per la rimozione dei blocchi e la fine delle proteste,
poiché propone che la sua attuazione debba passare attraverso l’Assemblea
legislativa prima di essere applicata.
Da La Paz la corrispondenza con il nostro collaboratore Manfredo Pavone Gay
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