Black lives matter
Scrive Judith Butler che a fondamento della nonviolenza c’è innanzitutto
l’universalità del diritto alla dignità del lutto, poiché ogni vita conta in
misura eguale
Bakari Sako, un uomo di origine maliana, è stato ucciso mentre si recava a
lavoro il 9 maggio a Taranto da un gruppo di ragazzi, nell’indifferenza generale
e con la complicità di coloro che non lo hanno aiutato; lo stesso giorno Diala
Kante, un orafo di origine senegalese, è stato vittima di profilazione razziale
e abuso da parte della polizia a Milano, trascinato con la violenza in caserma
per essersi permesso di rispondere alle autorità, per poi essere picchiato e
trascinato violentemente, sotto gli occhi di tutti, compresi i figli.
Taranto e Milano due città molto distanti geograficamente, ma entrambi vittime
dello stesso livello di razzismo, un razzismo che aumenta quotidianamente in
Italia. Lo stesso razzismo che, come diciamo sempre, non è ignoranza, ma frutto
di un’educazione ben precisa che parte fin dai banchi di scuola, quando ci viene
insegnato che la vita dei non bianchi vale di meno e quindi è normale
razzializzare e discriminare.
Poi intervengono anche le politiche d’odio, sempre più razziste e restrittive,
che ogni giorno legiferano sulla nostra pelle senza che ci venga data la
possibilità di esprimerci. Politiche che rendono impossibile la
regolarizzazione, ci espongono a sfruttamento e violenze, leggi che ci
invisibilizzano e ci trasformano in forza lavoro da sfruttare nel settore
terziario (nelle campagne, nelle case, nelle fabbriche, per strada…),
ricattabili perché facilmente sostituibili e senza tutele.
Politiche che ci usano come capro espritorio a cui addossare tutte le colpe
della disoccupazione, della criminalità e di tutti i problemi presenti in
Italia. D’altronde, è molto facile dare la colpa a chi non può difendersi, a chi
non ha voce a livello politico per rispondere. Questo lo sanno tutti,
soprattutto chi ha preso di mira Bakari considerandola una vittima facile,
sapendo che la notizia di un uomo nero ucciso non fa tanto scalpore come quella
di qualsiasi vittima bianca, perché le vite nere in Italia valgono molto di
meno.
Di fronte a queste politiche siamo consapevoli che la nostra stessa esistenza in
Italia come persone nere e razzializzate è un atto di resistenza.
Noi non possiamo e non dobbiamo piegarci a questo sistema razzista per paura, ma
dobbiamo resistere e lottare affinché non accada mai più.
Per farlo è importante organizzarsi, sviluppare una forte solidarietà e
ritornare a fare comunità, non solo tra connazionali, ma anche e soprattutto tra
tutte le comunità migranti, perché non importa se sei maliano, senegalese o
gambiano, di fronte alle ingiustizie, alle discriminazioni e alla violenza siamo
tutt3 ugual3 e tutt3 potenzialmente vittime.
Siamo scesi in piazza domenica scorsa, 24 maggio, proprio per ribadire che
Palermo c’è, Palermo è accanto alla famiglia di Bakari Sako che piange la
perdita di un caro, siamo vicini alla moglie incinta e alla comunità di Taranto
che gli era vicino; Palermo si schiera contro il razzismo e chiede dignità e
giustizia non solo per Bakari Sako, ma per tutte le vittime di razzismo.
Rete Right To Be
Redazione Palermo