BDS: solidarietà con lavoratori TEVA
La chiusura degli stabilimenti TEVA in Italia non è conseguenza delle iniziative
di pressione civile promosse negli ultimi anni. Le motivazioni alla base della
scelta aziendale sono da ricercare in strategie industriali avviate da anni,
come confermato da documenti pubblici e analisi del settore. Attribuire questa
decisione al boicottaggio significa distorcere la realtà e rischia di alimentare
inutilmente tensioni tra lavoratori, cittadini e movimenti sociali.
Le vere ragioni della chiusura
* Tagli strutturali dei costi: TEVA ha implementato, sin dal 2017, un piano
globale di riduzione delle spese operative per aumentare i margini e
rispondere alla pressione competitiva internazionale.
* Outsourcing dei processi produttivi: la delocalizzazione verso Paesi con
costi più bassi è una scelta già osservata in precedenti riorganizzazioni del
gruppo.
* Strategie pluriennali di ristrutturazione: la razionalizzazione della rete
produttiva europea è parte di un percorso iniziato ben prima dell’inizio
delle campagne di boicottaggio.
Questi elementi dimostrano che la chiusura dei 4 stabilimenti produttivi
italiani di principi attivi (divisione “TAPI”) è il risultato di scelte
economiche e industriali, non delle recenti pressioni sociali.
Tuttavia si porta all’attenzione dei dirigenti e dei lavoratori il rischio che
la complicità di TEVA con l’esercito israeliano (IDF), con le conseguenti
proteste e boicottaggi da parte dei professionisti sanitari e dei consumatori,
possa in futuro comportare una flessione delle vendite di farmaci, e in
particolare di quelli equivalenti, dato che il mercato farmaceutico italiano
offre un’ampia scelta di alternative terapeutiche sicure ed efficaci da parte di
aziende più etiche.
La posizione di BDS Italia
BDS respinge con fermezza ogni tentativo di attribuire la responsabilità dei
licenziamenti alla campagna di boicottaggio contro TEVA.
Le iniziative di BDS sono sempre state non violente, trasparenti e mirate
esclusivamente a denunciare comportamenti aziendali ritenuti eticamente
problematici, in primis il supporto di TEVA all’esercito israeliano.
Il boicottaggio non ha mai avuto come obiettivo i lavoratori né la perdita di
posti di lavoro. Al contrario, intende esercitare una pressione pubblica e
civile affinché l’azienda adotti scelte più etiche e rispettose del diritto
internazionale e dei diritti umani.
Le campagne di pressione economica si rivolgono alle responsabilità politiche e
manageriali dell’impresa, non alle persone che vi lavorano.
Ricordiamo anche alle Amministrazioni pubbliche, Regioni e Comuni, che è loro
dovere monitorare la condotta delle aziende, come ricordato anche dalla Corte
Internazionale di Giustizia (CIG) nel parere del luglio 2024, che ha ribadito
che tutti gli Stati sono obbligati a far terminare l’occupazione e il genocidio
mediante pressione politica, economica e culturale.
Solidarietà ai lavoratori
Esprimiamo la nostra massima solidarietà alle lavoratrici e ai lavoratori
colpiti da questa decisione.
Siamo consapevoli dell’impatto umano, economico e sociale che la chiusura di uno
stabilimento comporta e riteniamo che:
• i lavoratori non debbano essere usati come scudi o strumenti retorici;
• la responsabilità ricada esclusivamente sulle scelte manageriali e finanziarie
dell’azienda;
• sia necessario un intervento immediato delle istituzioni per garantire tutele,
ricollocazioni e sostegno alle famiglie coinvolte.
Chiediamo pertanto a TEVA di prendere le distanze da colonialismo e apartheid
israeliano e di adoperarsi per la ricostruzione del sistema sanitario
palestinese, distrutto da 78 anni di occupazione e da 2 anni di genocidio
israeliani. Un cambiamento delle posizioni dell’azienda metterebbe fine al
boicottaggio.
BDSItalia