Tortura: l’Italia non rispetta gli obblighi della Convenzione ONU
L’Italia è stabilmente il primo Paese europeo per arrivi via mare e nel biennio
2024-2025 la Libia è tornata a essere il principale Paese di partenza. Il
progressivo deterioramento delle condizioni della migrazione ha reso la violenza
un elemento strutturale dell’esperienza migratoria. Chi attraversa la Libia o
percorre la rotta balcanica è frequentemente esposto a tortura e maltrattamenti.
Sulle donne grava inoltre un surplus di violenza, prodotto dalla combinazione di
razzismo e sessismo. La Libia rimane l’epicentro di un sistema diffuso di
assoggettamento, sfruttamento e violenza. Un recente rapporto congiunto di
UNSMIL e OHCHR denuncia la presenza di abusi diffusi e sistematici contro
migranti, richiedenti asilo e rifugiati, perpetrati da trafficanti, gruppi
armati e attori affiliati allo Stato coinvolti nella gestione delle frontiere.
Negli ultimi anni, numerose organizzazioni hanno a più riprese documentato
tortura prolungata, detenzioni arbitrarie, sparizioni forzate, violenze sessuali
e sfruttamento da parte di attori statali e non statali, in un contesto di quasi
totale impunità. Anche la Tunisia, oggi uno dei principali paesi di transito, è
teatro di violenze sistematiche contro migranti e rifugiati da parte di forze
militari e di polizia: torture, abusi fisici e sessuali, pratiche di abbandono
nel deserto e forme diffuse di razzismo istituzionale. Alle violenze pregresse
si aggiungono poi criticità interne al sistema italiano. La Rete Italiana per il
Supporto alle Persone Sopravvissute a Tortura (ReSST), in collaborazione con
Action Aid, ha pubblicato il rapporto “L’Italia e la riabilitazione delle
vittime di tortura”, che mostra come l’Italia, al di là di annunci e
raccomandazioni non vincolanti, sia ancora largamente inadempiente rispetto agli
obblighi internazionali che impongono di rendere accessibili ai sopravvissuti a
tortura i servizi specialistici necessari per una piena riabilitazione. Il
rapporto evidenzia come le Linee Guida del ministero della salute del 2017 hanno
un valore di indirizzo, ma non garantiscono il rispetto degli obblighi. Anche il
Vademecum sulle vulnerabilità del ministero dell’interno del 2023 rimane un
insieme di raccomandazioni non vincolanti e prive di qualsiasi attuazione
concreta. Il risultato è un sistema che, pur esistendo sulla carta, spesso non
riesce a garantire un percorso di riabilitazione reale alle persone
sopravvissute a tortura. In molte parti dell’Italia mancano ancora servizi
dedicati e personale formato per assistere chi ha vissuto torture e violenze
estreme. A questo si aggiunge una scarsa collaborazione tra il sistema sanitario
e quello dell’accoglienza, oltre all’assenza di strumenti che permettano di
verificare se i programmi di riabilitazione funzionino davvero e arrivino alle
persone che ne hanno bisogno. Per questo, molte persone sopravvissute a tortura
non sono identificate precocemente e faticano ad accedere in tempi rapidi a cure
e supporto specialistico continuativo.
Secondo l’analisi di ActionAid contenuta nel rapporto ReSST, nel sistema di
accoglienza non esistono oggi le condizioni minime per riconoscere tortura e
traumi complessi, a causa dei servizi drasticamente ridotti, del poco tempo
disponibile per ogni persona e dell’aumento delle richieste di protezione. A
identiche conclusioni è arrivato anche il Comitato ONU contro la tortura (CAT)
nel suo documento di Osservazioni Conclusive, approvato a seguito dell’ultima
sessione di revisione periodica sull’Italia. Il CAT si è rammaricato sul fatto
che l’Italia non abbia fornito alcuna informazione sull’esistenza di programmi
di riabilitazione per le vittime di tortura come previsto dall’articolo 14 della
Convenzione ONU. Il CAT ha chiesto all’Italia di garantire che tutte le vittime
di tortura ottengano i mezzi per una riabilitazione il più completa possibile e
di adottare ulteriori misure per assicurare la tempestiva identificazione delle
vittime di tortura (conclusione n.16), tramite di procedure di screening da
applicarsi sia all’ingresso in Italia sia al momento dell’ammissione nei centri
di trattenimento. La ReSST esorta l’Italia ad attuare le raccomandazioni del CAT
in modo da sopperire a questa asimmetria persistente tra gli obblighi assunti e
la loro concreta attuazione. “Il sistema italiano, si legge nelle conclusioni
del Rapporto, mostra una persistente asimmetria tra gli obblighi assunti e la
loro concreta attuazione. La partecipazione della vittima nella scelta del
fornitore dei servizi, pur indicata come essenziale dalla normativa
internazionale, non è garantita. L’approccio olistico ed integrato che dovrebbe
caratterizzare l’intervento riabilitativo è ancora lontano dall’essere
pienamente realizzato. Inoltre, manca un sistema di valutazione sull’effettiva
realizzazione dei programmi e dei servizi di riabilitazione, basato su
indicatori e parametri di riferimento appropriati. Infine, va evidenziato come
ancora non sia stata emanata una legge nazionale capace di garantire pienamente
il diritto alla riabilitazione, fornendo strumenti, mezzi e programmi
strutturati. L’attuale quadro si limita a una serie di atti amministrativi o,
nella migliore delle ipotesi, a semplici prassi operative. Senza superare le
disomogeneità territoriali e la dipendenza da strumenti progettuali, il diritto
alla riabilitazione rimane una tutela variabile e ineguale, determinata più
dalle capacità dei singoli territori che da un’effettiva garanzia uniforme da
parte dello Stato”.
La Rete di Supporto per le Persone Sopravvissute a Tortura (ReSST), nata nel
2024, riunisce enti pubblici e privati e ONG che gestiscono in Italia programmi
o servizi specializzati per la presa in carico di persone che hanno subito
tortura: Caritas Roma, Centro immigrazione asilo e cooperazione internazionale
(Ciac), Kasbah, Medici Contro la Tortura (MCT), Medici Senza Frontiere (MSF),
Medici per i Diritti Umani (MEDU), NAGA, SaMiFo ASLRoma 1 e USL Toscana Centro.
La ReSST si pone come obiettivi informare e sensibilizzare sulla tortura e le
sue conseguenze, migliorare la disponibilità e la qualità dei servizi per la
riabilitazione delle persone sopravvissute a tortura, e promuovere attività di
ricerca scientifica, formazione e aggiornamento professionale. Oltre agli enti
associati, impegnati in servizi diretti per i sopravvissuti alla tortura, fanno
parte della Rete, in qualità di osservatori, anche A Buon Diritto, Amnesty
International Italia, Antigone e SIMM – Società Italiana di Medicina delle
Migrazioni (https://controlatortura.it/#).
Qui il Report:
https://controlatortura.it/wp-content/uploads/2026/05/Rapporto_Italia-e-riabilitazione-VOT.pdf.
Giovanni Caprio