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Nuove proteste al CPR di Torino
Venerdì notte c’è stata una protesta all’interno del CPR di Torino di corso Brunelleschi. In una delle stanze dell’area gialla, il fuoco è stato usato come strumento di protesta in risposta ad un pestaggio da parte delle forze dell’ordine. Agenti con scudi e manganelli sono intervenuti colpendo più volte le persone recluse, e in seguito tre persone sono state portate in carcere. All’esterno del CPR, diverse persone si sono ritrovate in presidio per esprimere solidarietà a chi stava resistendo all’interno. Gli episodi di violenza, così come le rivolte e le proteste, non sono eventi isolati nei CPR ma vanno letti nella cornice di violenza sistemica e sistematica che questi luoghi rappresentano. Questo periodo, in particolare, appare segnato da una forte sofferenza per chi si ritrova recluso, e rende ancora più evidenti le responsabilità dei diversi attori coinvolti. Tra questi, l’ente gestore, Sanitalia, che nei giorni successivi alla protesta ha distribuito cibo andato a male, causando malori tra le persone recluse; il medico che lavora all’interno del CPR, che si è rifiutato di chiamare un’ambulanza e di prestare cure a chi in quel contesto ne aveva bisogno. Si aggiunge il ruolo di chi lavora negli ospedali, che rimanda le persone nel CPR senza una reale presa in carico sanitaria, e dell’ASL, che convalida le detenzioni all’interno di queste strutture. Proprio per questo, giovedì scorso c’è stata una nuova visita alla direzione generale e amministrativa all’ASL di via San Secondo. L’obiettivo era visibilizzare il ruolo dell’ASL nel sistema di violenza quotidiana dei CPR: un ruolo che contribuisce, attraverso le convalide, alla detenzione di centinaia di persone ogni anno nel centro di corso Brunelleschi, e che si manifesta anche nella mancata presa in carico sanitaria delle persone recluse. Ne abbiamo parlato con una compagna dell’assemblea no CPR di Torino.
March 17, 2026
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ALESSANDRIA: EX DIRIGENTI A PROCESSO
Domani, giovedì 12 marzo, al tribunale di Alessandria è prevista l’udienza preliminare del processo per disastro ambientale colposo legato all’inquinamento da PFAS: i giudici dovranno decidere se autorizzare il procedimento nei confronti di due ex dirigenti dello stabilimento chimico di Spinetta Marengo. In altre parole, si stabilirà se ci sono gli elementi sufficienti per aprire il dibattimento vero e proprio.  In concomitanza il Comitato Stop Solvay e le associazione del territorio hanno convocato un presidio a partire dalle 9:30.   Ricordiamo che i PFAS sono sostanze chimiche di sintesi usate da decenni in prodotti industriali e di consumo. Sono estremamente persistenti nell’ambiente e nell’organismo umano — tanto da essere definiti ‘inquinanti eterni’ — e possono avere effetti sulla salute, dall’interferenza endocrina ai rischi oncologici. Studi locali indicano che circa l’8‑9% della popolazione residente entro pochi chilometri dallo stabilimento di Spinetta Marengo presenta livelli nel sangue superiori ai valori soglia, e la maggior parte ha comunque tracce misurabili. Lo stabilimento di Spinetta Marengo, storico polo chimico prima di Montedison, poi di Solvay, oggi è gestito da Syensqo, società che ha ereditato le attività chimiche avanzate e continua a produrre composti fluorurati. La vicenda ha mobilitato cittadini e associazioni, tra cui il Comitato Stop Solvay, da anni impegnato nella tutela della salute pubblica e dell’ambiente.  Ne parliamo con Viola Cereda del Comitato Stop Solvay, ripercorrendo la storia del sito industriale e approfondendo le implicazioni dell’udienza preliminare:
March 12, 2026
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DDL Romeo: non contro l’antisemitismo, ma contro il dissenso
Sabato 14 marzo h14.30 piazza XVIII Dicembre (Torino) Corteo regionale “Criminale è chi sostiene il genocidio, non chi lotta contro esso” : Contro il Board of Peace e DDL Antisemitismo. Il 4 marzo è stato approvato al Senato il disegno di legge Romeo (S.1004), intitolato “Disposizioni per l’adozione della definizione operativa di antisemitismo, nonché per il contrasto agli atti di antisemitismo”. Si tratta di un DDL che, attraverso l’adozione formale della definizione operativa di antisemitismo promossa dall’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA), mira a sovrapporre in modo deliberato e strumentale l’antisemitismo — cioè l’odio e la discriminazione verso le persone di religione o origine ebraica — con l’antisionismo e la critica allo Stato di Israele e alle sue politiche coloniali e genocidiarie. Il disegno di legge, che ha assorbito al suo interno precedenti tentativi legislativi come quelli promossi da Delrio e Gasparri, pur presentandosi in una forma più attenuata e meno esplicita rispetto alle versioni precedenti, va nella direzione di limitare la libertà di espressione, la ricerca accademica e la legittima critica politica. Questo avviene proprio a causa dell’equivalenza che la definizione adottata tende a stabilire tra antisemitismo e critica alle politiche dello Stato di Israele e antisionismo, cioè il dissenso verso uno specifico progetto politico. Pacchetto sicurezza dopo pacchetto sicurezza, anche questo DDL si inserisce in un quadro più ampio di repressione del movimento pro-Palestina degli ultimi mesi. La sua approvazione dimostra come le volontà del governo (così come di buona parte dell’opposizione) abbiano poco a che fare con la reale tutela dalle forme di odio razziale e mirino piuttosto a restringere gli spazi di agibilità politica e a reprimere un movimento vastissimo che non solo si oppone alle politiche genocidiarie e coloniali dello Stato di Israele, ma denuncia anche il collaborazionismo e le complicità materiali di cui lo Stato italiano si è reso responsabile. Per fare il punto sul DDL Romeo — su cosa prevede, quando potrebbe entrare in vigore e sulla definizione dell’IHRA — ne abbiamo parlato con Alessandra Algostino, giurista e docente di diritto costituzionale all’Università di Torino.
March 10, 2026
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Nuovo DL Immigrazione: CPR, espulsioni e stretta sui documenti@0
Nella seduta dell’11 febbraio 2026 il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera a un disegno di legge in materia di immigrazione. Il provvedimento è presentato principalmente come un adeguamento dell’ordinamento interno al nuovo Patto dell’Unione Europea sulle migrazioni, ma contiene numerosi altri interventi, in particolare sul sistema dei CPR. Al momento non esiste ancora un testo definitivo ma una serie di punti programmatici, non ancora formalizzati, che vanno apertamente nella direzione di una guerra ai migranti intesi come nemico interno, sviluppata su due piani paralleli. Da un lato, emerge una chiara volontà di rendere sempre più difficile la regolarizzazione della permanenza sul territorio, limitando l’accesso ai documenti e introducendo veri e propri meccanismi di ostruzionismo amministrativo. In questa direzione si collocano la stretta sui ricongiungimenti familiari, l’eliminazione del prosieguo amministrativo per i minori fino ai 21 anni, e l’obbligo di rimanere nel territorio (anche solo provinciale) in cui viene presentata la domanda di asilo, pena l’automatica cancellazione della domanda stessa. Dall’altro lato, il disegno di legge si muove verso una crescente criminalizzazione e repressione delle persone migranti. Tra le misure previste rientra l’introduzione dell’espulsione come pena accessoria successiva alla condanna e l’ampliamento dei reati per cui essa può essere applicata, tra cui ovviamente figura la partecipazione a rivolte all’interno di carceri e CPR. A ciò si aggiungono le deroghe per la costruzione di nuovi CPR, il divieto di utilizzo dei telefoni cellulari nei centri e molte altre. Ne abbiamo parlato con l’avvocata Elena Garelli. Tra i diversi punti di questo DL, viene affrontato il tema dell’interdizione alle acque nazionali per motivi di “sicurezza nazionale”. La misura prevede il divieto di attraversamento delle acque territoriali per periodi che possono andare da 30 giorni fino a 6 mesi, configurando di fatto un blocco navale. Si tratta di uno strumento che limita direttamente l’operato delle ONG, senza nemmeno la necessità di una valutazione caso per caso e senza l’impiego di altre risorse. Inoltre, le persone presenti a bordo delle navi possono essere trasferite in Paesi terzi o in hot-spot situati fuori dal territorio nazionale, come nel caso dei CPR in Albania. Per quanto riguarda l’adeguamento della normativa italiana in vista dell’attuazione del nuovo piano europeo su immigrazione e asilo, si prospettano cambiamenti rilevanti sia per chi le richieste di asilo, sia sul versante del controllo delle frontiere. La novità più significativa per l’Italia è l’introduzione del concetto di “Paese terzo sicuro”: non si tratta più soltanto della qualificazione come sicuro del Paese di origine, già prevista dall’attuale normativa, ma della possibilità di non esaminare affatto le domande di asilo qualora esistano accordi tra l’Italia con un Paese terzo, che nulla ha a che fare con la persona che fa domanda di asilo, purché ritenuto “sicuro” da questa nuova normativa.
Nuovo DL Immigrazione: CPR, espulsioni e stretta sui documenti@1
Nella seduta dell’11 febbraio 2026 il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera a un disegno di legge in materia di immigrazione. Il provvedimento è presentato principalmente come un adeguamento dell’ordinamento interno al nuovo Patto dell’Unione Europea sulle migrazioni, ma contiene numerosi altri interventi, in particolare sul sistema dei CPR. Al momento non esiste ancora un testo definitivo ma una serie di punti programmatici, non ancora formalizzati, che vanno apertamente nella direzione di una guerra ai migranti intesi come nemico interno, sviluppata su due piani paralleli. Da un lato, emerge una chiara volontà di rendere sempre più difficile la regolarizzazione della permanenza sul territorio, limitando l’accesso ai documenti e introducendo veri e propri meccanismi di ostruzionismo amministrativo. In questa direzione si collocano la stretta sui ricongiungimenti familiari, l’eliminazione del prosieguo amministrativo per i minori fino ai 21 anni, e l’obbligo di rimanere nel territorio (anche solo provinciale) in cui viene presentata la domanda di asilo, pena l’automatica cancellazione della domanda stessa. Dall’altro lato, il disegno di legge si muove verso una crescente criminalizzazione e repressione delle persone migranti. Tra le misure previste rientra l’introduzione dell’espulsione come pena accessoria successiva alla condanna e l’ampliamento dei reati per cui essa può essere applicata, tra cui ovviamente figura la partecipazione a rivolte all’interno di carceri e CPR. A ciò si aggiungono le deroghe per la costruzione di nuovi CPR, il divieto di utilizzo dei telefoni cellulari nei centri e molte altre. Ne abbiamo parlato con l’avvocata Elena Garelli. Tra i diversi punti di questo DL, viene affrontato il tema dell’interdizione alle acque nazionali per motivi di “sicurezza nazionale”. La misura prevede il divieto di attraversamento delle acque territoriali per periodi che possono andare da 30 giorni fino a 6 mesi, configurando di fatto un blocco navale. Si tratta di uno strumento che limita direttamente l’operato delle ONG, senza nemmeno la necessità di una valutazione caso per caso e senza l’impiego di altre risorse. Inoltre, le persone presenti a bordo delle navi possono essere trasferite in Paesi terzi o in hot-spot situati fuori dal territorio nazionale, come nel caso dei CPR in Albania. Per quanto riguarda l’adeguamento della normativa italiana in vista dell’attuazione del nuovo piano europeo su immigrazione e asilo, si prospettano cambiamenti rilevanti sia per chi le richieste di asilo, sia sul versante del controllo delle frontiere. La novità più significativa per l’Italia è l’introduzione del concetto di “Paese terzo sicuro”: non si tratta più soltanto della qualificazione come sicuro del Paese di origine, già prevista dall’attuale normativa, ma della possibilità di non esaminare affatto le domande di asilo qualora esistano accordi tra l’Italia con un Paese terzo, che nulla ha a che fare con la persona che fa domanda di asilo, purché ritenuto “sicuro” da questa nuova normativa.
Operazione City: presenza solidale con l3 imputat3 e aggiornamenti sul processo per devastazione e saccheggio@0
Martedì 24 febbraio h9 le compagne e i compagni imputati nell’operazione City hanno chiamato una presenza solidale dentro e fuori il Tribunale di Torino, in occasione di una delle ultime udienze dell’istruttoria dibattimentale del processo che vede oltre 70 persone imputate per il corteo del 4 marzo 2023. Un corteo conflittuale che aveva attraversato le strade di Torino, contro il regime di 41-bis e l’ergastolo ostativo come forma di tortura di Stato e in solidarietà con Alfredo Cospito, compagno anarchico detenuto in regime di 41-bis e, in quel periodo, in sciopero della fame da oltre cinque mesi. Infatti, l’ennesimo rigetto della Corte di Cassazione rispetto alla richiesta di revoca del 41-bis si stava di fatto configurando come una vera e propria condanna a morte per Alfredo e questo portò una nutrita assemblea pubblica al lancio del corteo del 4 marzo. A seguito di quel corteo, nell’aprile 2024 la Procura di Torino ha avviato l’operazione repressiva denominata “City”: quasi una trentina di persone sono state accusate di devastazione e saccheggio (art. 419 c.p.) in concorso con ignoti, sulla base di una ricostruzione della Procura che parla di una presunta premeditazione e di un fantomatico impianto paramilitare. Emerge come ulteriore elemento di sperimentazione da parte della procura, l’utilizzo dell’articolo 115 c.p. (il cosiddetto “quasi-reato”) nei confronti delle persone fermate prima del corteo, alle quali viene attribuita l’intenzione di commettere il reato di devastazione e saccheggio per il solo fatto di stare andando alla manifestazione. Ne abbiamo parlato con una imputata dell’operazione City. Oggi è fondamentale parlare del reato di devastazione e saccheggio non solo per esprimere solidarietà all3 imputat3, ma perché si tratta di uno strumento repressivo dal carattere chiaramente punitivo ed esemplare, utilizzato come monito in contesti molto diversi. Viene impiegato per colpire e punire rivolte e forme di resistenza nei CAS, nelle carceri e nei CPR, come nel caso della rivolta dell’estate 2024 nel carcere minorile di Torino Ferrante Aporti. A partire dal corteo del 4 marzo 2023, il reato di devastazione e saccheggio viene sempre più spesso utilizzato per reprimere in modo durissimo le mobilitazioni di piazza più conflittuali: è il caso dell’indagine aperta a Genova, dell’operazione Ipogeo a Catania, fino ad arrivare persino alle ipotesi di devastazione riportate dalle veline della questura per il corteo del 31 gennaio a Torino. I prossimi appuntamenti: 24 febbraio h9 (puntuali) presenza solidale con l3 imputat3 dell’operazione City, dentro e fuori dal tribunale (aula maxi 3) 27 febbraio h18 BlackOut House – presentazione dell’opuscolo “Il conflitto e il suo rimosso”, discussione a partire dal reato di devastazione e saccheggio e aggiornamento sull’operazione City
February 23, 2026
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Operazione City: presenza solidale con l3 imputat3 e aggiornamenti sul processo per devastazione e saccheggio@1
Martedì 24 febbraio h9 le compagne e i compagni imputati nell’operazione City hanno chiamato una presenza solidale dentro e fuori il Tribunale di Torino, in occasione di una delle ultime udienze dell’istruttoria dibattimentale del processo che vede oltre 70 persone imputate per il corteo del 4 marzo 2023. Un corteo conflittuale che aveva attraversato le strade di Torino, contro il regime di 41-bis e l’ergastolo ostativo come forma di tortura di Stato e in solidarietà con Alfredo Cospito, compagno anarchico detenuto in regime di 41-bis e, in quel periodo, in sciopero della fame da oltre cinque mesi. Infatti, l’ennesimo rigetto della Corte di Cassazione rispetto alla richiesta di revoca del 41-bis si stava di fatto configurando come una vera e propria condanna a morte per Alfredo e questo portò una nutrita assemblea pubblica al lancio del corteo del 4 marzo. A seguito di quel corteo, nell’aprile 2024 la Procura di Torino ha avviato l’operazione repressiva denominata “City”: quasi una trentina di persone sono state accusate di devastazione e saccheggio (art. 419 c.p.) in concorso con ignoti, sulla base di una ricostruzione della Procura che parla di una presunta premeditazione e di un fantomatico impianto paramilitare. Emerge come ulteriore elemento di sperimentazione da parte della procura, l’utilizzo dell’articolo 115 c.p. (il cosiddetto “quasi-reato”) nei confronti delle persone fermate prima del corteo, alle quali viene attribuita l’intenzione di commettere il reato di devastazione e saccheggio per il solo fatto di stare andando alla manifestazione. Ne abbiamo parlato con una imputata dell’operazione City. Oggi è fondamentale parlare del reato di devastazione e saccheggio non solo per esprimere solidarietà all3 imputat3, ma perché si tratta di uno strumento repressivo dal carattere chiaramente punitivo ed esemplare, utilizzato come monito in contesti molto diversi. Viene impiegato per colpire e punire rivolte e forme di resistenza nei CAS, nelle carceri e nei CPR, come nel caso della rivolta dell’estate 2024 nel carcere minorile di Torino Ferrante Aporti. A partire dal corteo del 4 marzo 2023, il reato di devastazione e saccheggio viene sempre più spesso utilizzato per reprimere in modo durissimo le mobilitazioni di piazza più conflittuali: è il caso dell’indagine aperta a Genova, dell’operazione Ipogeo a Catania, fino ad arrivare persino alle ipotesi di devastazione riportate dalle veline della questura per il corteo del 31 gennaio a Torino. I prossimi appuntamenti: 24 febbraio h9 (puntuali) presenza solidale con l3 imputat3 dell’operazione City, dentro e fuori dal tribunale (aula maxi 3) 27 febbraio h18 BlackOut House – presentazione dell’opuscolo “Il conflitto e il suo rimosso”, discussione a partire dal reato di devastazione e saccheggio e aggiornamento sull’operazione City
February 23, 2026
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Nuova bufera mediatica sullo Spazio Popolare Neruda: la risposta dello spazio alle strumentalizzazioni di ASL e della destra@1
Negli ultimi giorni, una nuova bufera mediatica si è scatenata attorno allo Spazio Popolare Neruda, relativa alla vicenda dei casi di tubercolosi verificatisi lo scorso ottobre all’interno dello spazio. Già nei primi giorni di ottobre, mentre sui giornali e nei comunicati ufficiali prendeva forma una vera e propria gogna mediatica, l3 abitanti del Neruda e le persone che attraversano quotidianamente quello spazio avevano avviato una gestione attenta e responsabile della situazione sanitaria, orientata alla tutela non solo di chi vive nello spazio, ma dell’intero quartiere. Come denunciato più volte dall3 stess3 abitanti, questo lavoro è stato portato avanti con grande sforzo ma senza alcun supporto da parte delle stesse istituzioni che le stavano mettendo alla gogna, scontrandosi con l’inefficacia dei sistemi di prevenzione dell’ASL. Venerdì 20 febbraio la vicenda è tornata su diverse testate giornalistiche e rilanciata da figure come Marrone e Roberto Testi (direttore della Medicina Legale dell’ASL 3), che hanno parlato di un presunto nuovo caso di tubercolosi, tornando a invocare lo sgombero dello stabile. Una notizia falsa e fuorviante: non esiste alcun nuovo caso di contagio ma ci si trova, ancora una volta, di fronte a una strumentalizzazione politica portata avanti dalla destra. Ancora più grave è il ruolo dell’ASL che, invece di svolgere il proprio compito e garantire la tutela della salute pubblica attraverso prevenzione e interventi sanitari adeguati, sceglie di prestare il fianco alla narrazione securitaria e razzista della destra, contribuendo ad alimentare paura, isolamento e repressione, anziché cura e prevenzione. Ne abbiamo parlato con una compagna dello Spazio Popolare Neruda, in diretta dal presidio e conferenza stampa convocata proprio davanti all’Ufficio di Igiene dell’ASL della città di Torino. La tempistica di questo ennesimo attacco non è casuale ma va letta all’interno del clima politico attuale, caratterizzato da continui attacchi agli spazi sociali, dalla repressione e dalla criminalizzazione del dissenso e delle esperienze dal basso, oltre che da una deriva autoritaria, da processi di fascistizzazione e da un razzismo di Stato sempre più esplicito e violento. Di fronte ai problemi di salute, la risposta non può essere la discriminazione o lo sgombero, ma solo una salute pubblica realmente per tutt3. Di seguito, riportiamo gli interventi della conferenza stampa di questa mattina, tenutasi davanti all’Ufficio di Igiene dell’ASL, in via della Consolata. A partire dal racconto dell3 abitanti dello Spazio Popolare Neruda, che hanno ricostruito la vicenda specifica e denunciato la speculazione mediatica e politica che, ancora una volta, colpisce lo spazio. In seguito, gli interventi della dottoressa Chiara Rivetti e di Eleonora Artesio, del Comitato per il Diritto alla Tutela della Salute e alle Cure. E infine, l’intervento dell’assemblea delle attività dello Spazio Neruda, con il doposcuola popolare, lo sportello legale, la palestra popolare e la scuola di italiano.
February 23, 2026
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Nuova bufera mediatica sullo Spazio Popolare Neruda: la risposta dello spazio alle strumentalizzazioni di ASL e della destra@3
Negli ultimi giorni, una nuova bufera mediatica si è scatenata attorno allo Spazio Popolare Neruda, relativa alla vicenda dei casi di tubercolosi verificatisi lo scorso ottobre all’interno dello spazio. Già nei primi giorni di ottobre, mentre sui giornali e nei comunicati ufficiali prendeva forma una vera e propria gogna mediatica, l3 abitanti del Neruda e le persone che attraversano quotidianamente quello spazio avevano avviato una gestione attenta e responsabile della situazione sanitaria, orientata alla tutela non solo di chi vive nello spazio, ma dell’intero quartiere. Come denunciato più volte dall3 stess3 abitanti, questo lavoro è stato portato avanti con grande sforzo ma senza alcun supporto da parte delle stesse istituzioni che le stavano mettendo alla gogna, scontrandosi con l’inefficacia dei sistemi di prevenzione dell’ASL. Venerdì 20 febbraio la vicenda è tornata su diverse testate giornalistiche e rilanciata da figure come Marrone e Roberto Testi (direttore della Medicina Legale dell’ASL 3), che hanno parlato di un presunto nuovo caso di tubercolosi, tornando a invocare lo sgombero dello stabile. Una notizia falsa e fuorviante: non esiste alcun nuovo caso di contagio ma ci si trova, ancora una volta, di fronte a una strumentalizzazione politica portata avanti dalla destra. Ancora più grave è il ruolo dell’ASL che, invece di svolgere il proprio compito e garantire la tutela della salute pubblica attraverso prevenzione e interventi sanitari adeguati, sceglie di prestare il fianco alla narrazione securitaria e razzista della destra, contribuendo ad alimentare paura, isolamento e repressione, anziché cura e prevenzione. Ne abbiamo parlato con una compagna dello Spazio Popolare Neruda, in diretta dal presidio e conferenza stampa convocata proprio davanti all’Ufficio di Igiene dell’ASL della città di Torino. La tempistica di questo ennesimo attacco non è casuale ma va letta all’interno del clima politico attuale, caratterizzato da continui attacchi agli spazi sociali, dalla repressione e dalla criminalizzazione del dissenso e delle esperienze dal basso, oltre che da una deriva autoritaria, da processi di fascistizzazione e da un razzismo di Stato sempre più esplicito e violento. Di fronte ai problemi di salute, la risposta non può essere la discriminazione o lo sgombero, ma solo una salute pubblica realmente per tutt3. Di seguito, riportiamo gli interventi della conferenza stampa di questa mattina, tenutasi davanti all’Ufficio di Igiene dell’ASL, in via della Consolata. A partire dal racconto dell3 abitanti dello Spazio Popolare Neruda, che hanno ricostruito la vicenda specifica e denunciato la speculazione mediatica e politica che, ancora una volta, colpisce lo spazio. In seguito, gli interventi della dottoressa Chiara Rivetti e di Eleonora Artesio, del Comitato per il Diritto alla Tutela della Salute e alle Cure. E infine, l’intervento dell’assemblea delle attività dello Spazio Neruda, con il doposcuola popolare, lo sportello legale, la palestra popolare e la scuola di italiano.
February 23, 2026
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Nuova bufera mediatica sullo Spazio Popolare Neruda: la risposta dello spazio alle strumentalizzazioni di ASL e della destra@2
Negli ultimi giorni, una nuova bufera mediatica si è scatenata attorno allo Spazio Popolare Neruda, relativa alla vicenda dei casi di tubercolosi verificatisi lo scorso ottobre all’interno dello spazio. Già nei primi giorni di ottobre, mentre sui giornali e nei comunicati ufficiali prendeva forma una vera e propria gogna mediatica, l3 abitanti del Neruda e le persone che attraversano quotidianamente quello spazio avevano avviato una gestione attenta e responsabile della situazione sanitaria, orientata alla tutela non solo di chi vive nello spazio, ma dell’intero quartiere. Come denunciato più volte dall3 stess3 abitanti, questo lavoro è stato portato avanti con grande sforzo ma senza alcun supporto da parte delle stesse istituzioni che le stavano mettendo alla gogna, scontrandosi con l’inefficacia dei sistemi di prevenzione dell’ASL. Venerdì 20 febbraio la vicenda è tornata su diverse testate giornalistiche e rilanciata da figure come Marrone e Roberto Testi (direttore della Medicina Legale dell’ASL 3), che hanno parlato di un presunto nuovo caso di tubercolosi, tornando a invocare lo sgombero dello stabile. Una notizia falsa e fuorviante: non esiste alcun nuovo caso di contagio ma ci si trova, ancora una volta, di fronte a una strumentalizzazione politica portata avanti dalla destra. Ancora più grave è il ruolo dell’ASL che, invece di svolgere il proprio compito e garantire la tutela della salute pubblica attraverso prevenzione e interventi sanitari adeguati, sceglie di prestare il fianco alla narrazione securitaria e razzista della destra, contribuendo ad alimentare paura, isolamento e repressione, anziché cura e prevenzione. Ne abbiamo parlato con una compagna dello Spazio Popolare Neruda, in diretta dal presidio e conferenza stampa convocata proprio davanti all’Ufficio di Igiene dell’ASL della città di Torino. La tempistica di questo ennesimo attacco non è casuale ma va letta all’interno del clima politico attuale, caratterizzato da continui attacchi agli spazi sociali, dalla repressione e dalla criminalizzazione del dissenso e delle esperienze dal basso, oltre che da una deriva autoritaria, da processi di fascistizzazione e da un razzismo di Stato sempre più esplicito e violento. Di fronte ai problemi di salute, la risposta non può essere la discriminazione o lo sgombero, ma solo una salute pubblica realmente per tutt3. Di seguito, riportiamo gli interventi della conferenza stampa di questa mattina, tenutasi davanti all’Ufficio di Igiene dell’ASL, in via della Consolata. A partire dal racconto dell3 abitanti dello Spazio Popolare Neruda, che hanno ricostruito la vicenda specifica e denunciato la speculazione mediatica e politica che, ancora una volta, colpisce lo spazio. In seguito, gli interventi della dottoressa Chiara Rivetti e di Eleonora Artesio, del Comitato per il Diritto alla Tutela della Salute e alle Cure. E infine, l’intervento dell’assemblea delle attività dello Spazio Neruda, con il doposcuola popolare, lo sportello legale, la palestra popolare e la scuola di italiano.
February 23, 2026
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