I giuristi curdi chiedono un nuovo quadro giuridico per una soluzione democratica
Giuristi e difensori dei diritti umani curdi ad Amed (Diyarbakır) hanno chiesto
riforme giuridiche fondamentali per una soluzione democratica alla questione
curda. In vista di una “Conferenza dei giuristi curdi democratici” annunciata
per luglio, hanno dichiarato che nuove normative legali e costituzionali sono
indispensabili per un processo democratico duraturo.
La dichiarazione è stata presentata presso la storica residenza di Iskender
Pasha ad Amed. Tra i partecipanti figuravano i co-presidenti dell’Associazione
degli avvocati per la libertà (ÖHD), Serhat Çakmak ed Ekin Yeter, i presidenti
di diversi ordini forensi della regione curda, nonché numerosi giuristi e
difensori dei diritti umani. La dichiarazione è stata letta in curdo, kurmanci e
turco.
La popolazione curda per un secolo è stata privata dei diritti
La dichiarazione afferma che, nonostante fosse un “elemento fondante della
Repubblica”, la popolazione curda era stata sistematicamente discriminata ed
esclusa dalla sfera giuridica e politica sin dalla fondazione della Repubblica.
Sottolinea inoltre che le politiche che negano la lingua, l’identità e la
cultura dei curdi sono state attuate come dottrina di Stato per decenni, mentre
coloro che si opponevano a tali politiche venivano oppressi, criminalizzati o
perseguitati.
I giuristi hanno fatto riferimento alle conseguenze del conflitto decennale:
migliaia di morti, prigionieri politici, insediamenti distrutti, sfollamenti di
massa che hanno colpito milioni di persone e severe restrizioni all’attività
politica. Hanno inoltre osservato che i precedenti tentativi di soluzione erano
stati ripetutamente sabotati. In particolare, hanno affermato, il processo di
dialogo tra il 2013 e il 2015 si è concluso definitivamente con la ripresa della
guerra contro i curdi e la successiva estensione dello stato di emergenza.
La telefonata del 27 febbraio come punto di svolta storico
Il comunicato descrive l’appello alla pace e alla società democratica lanciato
da Abdullah Öcalan il 27 febbraio 2025 come una rottura storica nel “ciclo di
negazione e di insurrezione”. Con il suo appello allo scioglimento del PKK e
alla fine della lotta armata, si legge nel comunicato, Öcalan sottolineava al
contempo la necessità di un fondamento politico e giuridico democratico. “La
deposizione effettiva delle armi e l’autodissoluzione del PKK richiedono il
riconoscimento della politica democratica e della sua dimensione giuridica”,
afferma il comunicato, riferendosi al messaggio di Öcalan.
Richiesta di leggi transitorie e di uno status giuridico
I giuristi hanno affermato che, dopo il completamento della prima fase del
processo avviato da Öcalan, sta ora iniziando la fase di “integrazione
democratica”. A tal fine, hanno osservato, sono necessari passi giuridici
concreti. Tra le richieste figurano leggi transitorie, la democratizzazione del
sistema politico e il riconoscimento legale dello status di Abdullah Öcalan e,
di conseguenza, dell’esistenza politica del popolo curdo. “Nuove normative che
consentano l’integrazione democratica sono inevitabili”, si legge nella
dichiarazione.
Particolare enfasi è stata posta sulla necessità di garantire a Öcalan
condizioni di lavoro e di vita libere e di tutelare legalmente le opportunità di
dialogo politico. Allo stesso tempo, la dichiarazione sottolinea che coloro che
hanno posto fine alla lotta armata dovrebbero essere messi in condizione di
partecipare alla vita politica democratica.
Appello per una nuova costituzione e diritti collettivi
La dichiarazione collega la richiesta di una soluzione democratica alla
questione curda a una trasformazione sociale e giuridica globale. Tra le
richieste figurano la parità di cittadinanza, la libertà di espressione e di
associazione, il rafforzamento dell’autogoverno locale, l’istruzione nella
lingua madre, il riconoscimento dei diritti collettivi e una nuova costituzione
democratica. Tale costituzione, sostenevano, dovrebbe garantire non solo i
diritti dei curdi, ma anche tutelare legalmente i diritti delle diverse identità
e comunità religiose in Turchia.
I giuristi hanno inoltre criticato le strutture giuridiche esistenti,
definendole “nazionaliste, patriarcali e orientate alla sicurezza”, e hanno
auspicato un sistema giuridico democratico incentrato sulla libertà,
l’uguaglianza, l’emancipazione femminile e i principi ecologici.
La conferenza si propone di approfondire il dibattito giuridico su una soluzione
democratica
La “Conferenza dei giuristi curdi democratici” si terrà ad Amed il 4 e 5 luglio.
Secondo gli organizzatori, la conferenza mira a creare uno spazio in cui
giuristi, difensori dei diritti umani e organizzazioni democratiche possano
discutere i fondamenti giuridici di una soluzione politica alla questione curda.
Il comunicato afferma che l’obiettivo è “garantire l’accesso alla giustizia per
il popolo curdo nel secondo secolo della Repubblica”.